Un salto in Sicilia con la ricetta della caponata

Ho l’abitudine, quando leggo una rivista, di conservare le ricette che mi piacciono. Non le prendo tutte, ma solo quelle che credo potranno incontrare i miei gusti e quelli dei numerosi ospiti che, di volta in  volta, sono invitati a cena o a pranzo a casa mia.Difatti, tanto quanto amo mangiare mi piace cucinare, soprattutto se poi i cibi sono consumati in compagnia. E i miei ospiti fanno spesso da cavie alle sperimentazioni di queste ricette messe da parte. Si, perché l’iter è il seguente: ogni ricetta viene  provata e, solo se supera la mia rigida prova d’assaggio, è salvata nel mio famoso ricettario(un quadernino che viene dal Museo d’Orsay di Parigi). Le ricette in lista d’attesa sono un po’ e durante la quarantena sono riuscita a provarne tante, condividendo le foto dei risultati (aihmè solo quelle) con i miei amici. È partito quindi un via vai di “Mi dai la ricetta?”… “ma perché non apri un altro blog…di cucina questa volta?” Ci ho pensato un po’ su ed ho deciso di condividere con voi le ricette provate (ed approvate) legate ai viaggi, perché in qualche modo provenienti da luoghi specifici, siano essi continenti lontani o più semplicemente le nostre regioni italiane.

Caponata

Si parte quindi con la caponata siciliana. Si tratta di un piatto tipico di tutto il territorio isolano ma è diffuso in generale, con alcune varianti, in tutto il Mediterraneo. Oggi è usato come contorno o antipasto ma dal XVIII secolo costituiva un piatto unico, accompagnato dal pane (anche io l’ho servita così, con una piadina).

Forse il suo nome deriva dalle “caupone”, cioè le botteghe dei marinai (in siciliano) o da un pesce servito in salsa agrodolce che, non essendo accessibile ai più poveri, venne sostituito dalle melanzane. Una terza ipotesi è che il nome derivi dal greco “capto” che significa tagliare, poiché tutti gli ingredienti che compongono la caponata sono tagliati a pezzi.

Questo piatto è inserito fra i prodotti agroalimentari tradizionali siciliani, riconosciuti dal Ministero delle politiche agricole e alimentari.

La caponata palermitana è quella classica (melanzane, sedano, cipolle, olive, sugo di pomodoro) ed è la prima versione che vi propongo.

La caponata agrigentina invece vede l’aggiunta di peperoni, pinoli (o mandorle) ed uva secca. E questa è la mia seconda ricetta.

La caponata trapanese aggiunge le mandorle agli orami classici ingredienti mentre in  quella fatta a Catania predominano melanzane, pomodoro e basilico fresco.

La differenza nella caponata messinese sta nella sostituzione della salsa di pomodoro con il pomodoro pelato.

Esistono poi una caponata fatta a Napoli (non a base di melanzane ma di friselle e taralli) e la caponata di pesce spada: nel palermitano alcuni dadini di questo pesce sono infarinati, fritti ed aggiunti alla caponata a cottura quasi ultimata.

Caponata palermitana

Caponata palermitana

Ingredienti

  • 2 melanzane lunghe
  • 2 cucchiai di capperi
  • 200 g di olive verdi snocciolate
  • 1 cipolla
  • 1 cuore di sedano
  • 1 spicchio d’aglio
  • 3 cucchiai di Olio d’oliva
  • 250 g di polpa di pomodoro
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • Sale
  • Pepe
  • 100 ml di aceto bianco
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • Olio di semi

Preparazione

Taglia a cubetti le 2 melanzane lunghe, mettile in uno scolapasta, sala e fai riposare per un’ora. Sciacqua e metti a bagno per 20 minuti, cambiando 2/3 volte l’acqua. Scotta per 2 minuti in acqua bollente  200 g di olive verdi snocciolate. Rosola a fiamma bassa in una casseruola 1 cipolla a fettine, 1 cuore di sedano a tocchetti e 1 spicchio d’aglio con  3 cucchiai d’olio per 5/6 minuti. Aggiungi 250 g di polpa di pomodoro  e 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro e cuoci per 15 minuti. Unisci alla salsa olive e capperi , sala, pepa e incorpora 100 ml di aceto di vino  bianco e 1 cucchiaio di zucchero. Cuoci 5/6 minuti. Friggi in abbondante olio di semi le melanzane , sciacquate e asciugate. Scolale in una ciotola, versa sopra la salsa ben calda e lascia raffreddare. Mescola delicatamente e servi.

Il tocco in più

Io ho modificato un po’ la ricetta eliminando il concentrato di pomodoro. Ho servito la mia caponata in un “cestino” fatto con una piadina.

Caponata Agrigentina

Caponata agrigentina

Ingredienti

  • 1 cipolla
  • 1 ciuffo di finocchietto
  • 1 spicchio d’aglio
  • 3 cucchiai d’olio d’oliva
  • 400 g di peperoni gialli e rossi a dadini
  • 300 g di polpa di pomodoro
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 60 g di uvetta
  • 80 g di pinoli
  • 100 ml di aceto di vino bianco
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • Sale
  • Pepe
  • Olio di semi
  • 1 melanzana a dadini

Preparazione

Rosola una cipolla a fettine con un ciuffo di finocchietto, 1 spicchio d’aglio e 3 cucchiai d’olio. Unisci 400 g di peperoni gialli e rossi a dadini , 300 g di polpa di pomodoro ed un cucchiaio di concentrato di pomodoro. Cuoci per altri 20 minuti. Aggiungi 60 g di uvetta, 80 g di pinoli , 100 ml di aceto di vino bianco e 1 cucchiaio di zucchero. Fai andare 5 minuti e regola di sale e pepe. Friggi in abbondante olio di semi una melanzana a dadini , sgocciola, uniscili alla salsa bollente, fai raffreddare e servi.

Il tocco in più

Anche qui le mie modifiche: ho eliminato il finocchietto e il concentrato di pomodoro e servito la caponata sempre accompagnata da una piadina come fosse pita o pane azzimo.

 

Le motivazioni per cui ho scelto di iniziare questa nuova “rubrica” del blog proprio con la caponata sono due: la prima è che amo particolarmente la Sicilia, ci sono stata più volte e spero di tornarci presto. Il secondo motivo è essere riuscita a provare ben due ricette dello stesso piatto.

Personalmente ho apprezzato entrambe le ricette e non ho fra le due la mia preferita.

Voi cosa ne pensate? Che esperienza avete della cucina siciliana?

Vi è piaciuto questo viaggio gastronomico in Sicilia?

Sono curiosa di sentire anche il parere dei miei amici siciliani…ovviamente sono aperta a critiche e suggerimenti…

 

(le foto sono state scattate dalla sottoscritta mentre le ricette sono state ricavate da due riviste di cui al momento non ricordo il nome, la prossima volta sarò più attenta e più precisa)

Da Giotto a De Chirico: i tesori nascosti -Castello Ursino-Catania

Non ci siamo fatte mancare nulla nel nostro we catanese: abbiamo inserito anche la visita a questa interessantissima mostra a cura di Vittorio Sgarbi.

Oltre 150 capolavori dell’arte italiana: Giotto, Caravaggio, Ribera, Antonello da Messina, Guttuso, De Chirico, De Pisis…

Opere chiuse in depositi o in collezioni private e che quindi non sarebbero visibili al pubblico.

Bellissimo ritrovare anche qui il mio amato Caravaggio nella Maddalena addolorata (particolare della morte della Vergine esposta al Louvre).

La cornice per questo evento è il Castello Ursino, voluto da Federico II, dalla storia lunga ed affascinante, ed oggi sede del Museo Civico. In esposizione reperti archeologici, vado a figure nere e rosse, epigrafi, dipinti…

Se passate a Catania inseritelo nel vostro itinerario. Se ci andrete entro il 20 Maggio potrete vedere anche la mostra!

(Foto mie)

Un fine settimana a Catania

La mia terza volta in Sicilia…a Catania!

Giorno 0

Questo viaggio inizia con 2 uomini, 2 perfetti sconosciuti: V. che ci ha regalato il soggiorno e R., referente del BeB dove soggiorniamo, diventato mio grande amico nel corso delle tante telefonate effettuate per i più svariati motivi.

Se vuoi essere una viaggiatrice che si rispetti prima o poi nella vita devono cancellarti un volo: fa curriculum. È stata questa la mia prima volta. E quindi lista d’attesa sul volo 4 ore dopo, in ritardo causa vento. Intanto un ragazzo spagnolo al pianoforte ed è subito pianobar. La nascita di una “comitiva” i commenti dell’hostess (ho visto nascere fidanzamenti sti giorni)…Finalmente l’isola, e i tassisti con i loro consigli che restano sempre fra le mie categorie preferite…

Giorno 1

“A vita non è come l’hai vista al cinematografo, a vita è cchiu difficili. Vattinni, tonnatinni a Roma! Tu si giovane, il mondo è tuo e io sugnu vecchiu: non voglio più sentirti parlare, vogghiu sentiri parrari di tia.”(Nuovo Cinema Paradiso)

Non metteva pioggia ma un po’ ha piovuto: ormai è chiaro che l’imprevisto è l’ingrediente segreto di questo viaggio.

Di Catania mi è subito piaciuta la gente: quella che ti dà informazioni anche se non gliele chiedi; i venditori al mercato che ti offrono i pistacchi; i pescatori dal viso abbronzato che urlano.

Via Etnea è barocca ed elegante, ha tanti negozi, alcuni molto ricercati e conferma che questa città è la “Milano” dell’isola.

Via Santa Filomena invece è per i locali e la movida.

Una bella passeggiata: il Duomo con Sant’Agata, obelisco dell’elefante, piazza Stesicoro, Villa e teatro Bellini (e i giardini di marzo),il teatro romano. Quando un po’ hai viaggiato ti partono confronti, associazioni, riconosci influenze. Il castello Ursino ad esempio è decisamente federiciano.

Una bella mostra, gli arancini,le polpette, la raviola e i cannoli.

Essere scambiati per critici gastronomici ed avere il caffè offerto. Il mare da lontano ma il pedicure fatto con il sale.

E prendere consapevolezza che quello che ho sempre chiamato Riccardo non si chiama Riccardo. Bah…

Giorno 2

Catania è una città di provincia che ci tiene a fare bella figura. È l’abito bello la domenica ed uscire a fare movida il venerdì e sabato sera.

I 2000 m. Dell’Etna ci accolgono con la neve. Il bianco, in contrasto col nero della pietra lavica, è abbagliante.

Ridiamo nella scalata, cercando di non scivolare. Ridiamo controvento. Ridiamo scendendo in grotta con i caschetti e la torcia. Ridiamo per quanto sono buoni l’iris, la cassata, la granita con la brioche. Ridiamo cercando di non perdere nemmeno un minuto di questa città e ritrovando le case dei cittadini illustri: Verga e Bellini (con l’aiuto della mia inseparabile mappa cartacea). Non ridiamo più quando perdiamo una valigia, ma è solo un falso allarme. Allora torniamo a sorridere.

E intanto ho una nuova amica…sarda…

-Abbiamo alloggiato al BeB “Antica profumeria”, centralissimo, in una traversa di piazza del Duomo;

– Colazione da Prestipino in piazza Duomo;

– Per una sosta golosa consigliato Savia, in via Etnea(esattamente difronte all’ingresso di Villa Bellini) o Scardaci, sempre in via Etnea;

-pranzo/cena da Fritto Siciliano o Polpetteria in via Santa Filomena;

– per l’Escursione sull’Etna ci siamo riferite all’agenzia Lemontour: preparati, attenti, puntuali e molto professionali;

– fuori città : Tenuta San Michele (Zafferana Etnea).

(Foto mie o delle mie compagne d’avventura)

Catania (giorno 2)

Catania è una città di provincia che ci tiene a fare bella figura. È l’abito bello la domenica ed uscire a fare movida il venerdì e sabato sera.

I 2000 m. Dell’Etna ci accolgono con la neve. Il bianco, in contrasto col nero della pietra lavica, è abbagliante.

Ridiamo nella scalata, cercando di non scivolare. Ridiamo controvento. Ridiamo scendendo in grotta con i caschetti e la torcia. Ridiamo per quanto sono buoni l’iris, la cassata, la granita con la brioche. Ridiamo cercando di non perdere nemmeno un minuto di questa città e ritrovando le case dei cittadini illustri: Verga e Bellini (con l’aiuto della mia inseparabile mappa cartacea). Non ridiamo più quando perdiamo una valigia, ma è solo un falso allarme. Allora torniamo a sorridere.

E intanto ho una nuova amica…sarda…

Catania (giorno 1)

Giorno 1

“A vita non è come l’hai vista al cinematografo, a vita è cchiu difficili. Vattinni, tonnatinni a Roma! Tu si giovane, il mondo è tuo e io sugnu vecchiu: non voglio più sentirti parlare, vogghiu sentiri parrari di tia.”(Nuovo Cinema Paradiso)

Non metteva pioggia ma un po’ ha piovuto: ormai è chiaro che l’imprevisto è l’ingrediente segreto di questo viaggio.

Di Catania mi è subito piaciuta la gente: quella che ti dà informazioni anche se non gliele chiedi; i venditori al mercato che ti offrono i pistacchi; i pescatori dal viso abbronzato che urlano.

Via Etnea è barocca ed elegante, ha tanti negozi, alcuni molto ricercati e conferma che questa città è la “Milano” dell’isola.

Via Santa Filomena invece è per i locali e la movida.

Una bella passeggiata: il Duomo con Sant’Agata, obelisco dell’elefante, piazza Stesicoro, Villa e teatro Bellini (e i giardini di marzo),il teatro romano. Quando un po’ hai viaggiato ti partono confronti, associazioni, riconosci influenze. Il castello Ursino ad esempio è decisamente federiciano.

Una bella mostra, gli arancini,le polpette, la raviola e i cannoli.

Essere scambiati per critici gastronomici ed avere il caffè offerto. Il mare da lontano ma il pedicure fatto con il sale.

E prendere consapevolezza che quello che ho sempre chiamato Riccardo non si chiama Riccardo. Bah…

Catania (giorno 0)

Giorno 0

Questo viaggio inizia con 2 uomini, 2 perfetti sconosciuti V. che ci ha regalato il soggiorno e R., referente del B e B dove soggiorniamo, diventato mio grande amico nel corso delle tante telefonate effettuate per i più svariati motivi.

Se vuoi essere una viaggiatrice che si rispetti prima o poi nella vita devono cancellarti un volo: fa curriculum. È stata questa la mia prima volta. E quindi lista d’attesa sul volo 4 ore dopo in ritardo causa vento. Intanto un ragazzo spagnolo al pianoforte ed è subito pianobar. La nascita di una “comitiva” i commenti dell’hostess (ho visto nascere fidanzamenti sti giorni)…Finalmente l’isola, e i tassisti con i loro consigli che restano sempre fra le mie categorie preferite…

La mia Sicilia

Nel titolo il remake de “la mia Africa”. Che pretese di grandezza! Ovviamente scherzo e spero di non offendere la sensibilità di nessuno quando aggiungo degli aggettivi possessivi a dei luoghi. È il mio modo per esprimere il legame speciale che ho con essi e per definire la mia esperienza in quel determinato luogo.

Sono stata in Sicilia due volte, a distanza di molti anni l’una dall’altra e sempre invita/visita guidata. La prima volta, con la mia classe del liceo abbiamo fatto un bel giro.

Messina: la porta dell’isola che dà il nome allo stesso stretto. Importante caposaldo sotto i Normanni, angiolina e poi aragonese. Rasa al suolo da un terremoto nel 1783 e da un maremoto nel 1908 che fece 80000 vittime (questi dati mi colpirono molto visitando la città). Poco resta delle vestigia antiche (ulteriormente colpite dalla seconda guerra mondiale). Da vedere il Duomo, la Fontana di Orione, il Museo Regionale e la chiesa della SS. Annunziata dei Catalani, legata ai Normanni ed si motivi del Romanico isolano ( Cefalù e Monreale) e del sud Italia (Ravello, Amalfi, Troia).

Taormina: uno dei fiori all’occhiello dell’isola. Di origine greca e poi ancora florida con gli Arabi ed i Normanni. Da visitare sicuramente il Teatro Greco, il Duomo, il Castello, la Badia vecchia ma soprattutto mi è rimasta negli occhi (e nel cuore) la terrazza panoramica di piazza 9 Aprile.

Giardini Naxos: una località archeologica ed una marina bellissima.

Agrigento è la Valle dei Templi, la maestosità di quelle costruzioni e lo stupore che suscitano i templi in stile dorico (dedicati a Giove, Castore e Polluce, alla Concordia e ad Ercole). Nel IX secolo, sotto la dominazione araba, assunse il nome di Girgenti, che conservó fino al 1927 quando prese l’attuale nome. Fra i suoi cittadini illustri il filosofo Empedocle e Pirandello. Città notissima, oltre che per i templi della Magna Grecia, anche per la Sagra del Mandorlo in fiore.

Siracusa: ha una piccola isola, Ortigia, che è praticamente saldata alla terraferma. Siracusa fu uno dei più importanti centri della Magna Grecia, subì la dominazione araba e normanna. Di rilievo la cattedrale, la fonte Aretusa, il teatro greco e l’anfiteatro Romano e soprattutto il mio luogo preferito: l’orecchio di Dioniso. Si tratta di una cavità naturale nella roccia, così nominato dal mio amato Caravaggio perché ha la forma di un padiglione auricolare e straordinarie qualità acustiche. Pare infatti che il tiranno della città vi rinchiudesse i nemici e ascoltasse le loro conversazioni dall’esterno.

Le gole dell’Alcantara: un monumento di roccia basaltica generato da un’edizione circa 2400 anni prima di Cristo. Prendono il nome di gole perché per circa 500 m presentano larghezza di 5 e altezza di 70 m e vi scorre il fiume Alcantara che ha levigato le pareti dandogli lucentezza. Vi si accede tramite ascensori o seguendo un pittoresco sentiero panoramico. Attenti all’acqua…è gelida!

La seconda volta in Sicilia è stata in occasione di un viaggio studio durante il mio corso di laurea specialistica.

Palermo: la culla dei Normanni e degli Svevi. Una delle emozioni più forti della mia vita è stata salire sui ponteggi del restauro della Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni.

Nella bellissima cattedrale, in un sarcofago di porfido rosso, riposano i resti mortali di Federico II (che tanto amo). Bellissima la cappella di Santa Rosalia, patrona della città.

Di ascendenze arabo-normanne le chiese di San Giovanni degli Eremiti e di Santa Maria dell’Ammiraglio (Martorana), la Zisa, la Cuba e la Piccola Cuba.

Merita una visita la Galleria Regionale della Sicilia (con opere di Antonello da Messina), la famosa Fontana Pretoria davanti al Palazzo Senatorio (oggi sede municipale), il convento e la cripta dei Cappuccini.

Monreale è il suo Duomo dalle due torri in facciata e dall’abside finemente decorato da splendidi mosaici. Alle spalle dell’abdide (il mio preferito) c’è un negozietto artigianale in cui ho comprato degli orecchini con minuscole tessere di mosaico (per la serie souvenir).

Cefalù: un borgo turistico incantevole ed una cattedrale normanna altrettanto nota (anche qui profusione di mosaici ed archi incrociati nelle decorazioni).

Come avrete capito amo questa terra. Oltre al fatto che si tratta di un’isola e, inutile ripeterlo, ho un debole per le isole, la Sicilia è calore, accoglienza, buon cibo ( in primis cannoli, panelle, arancini/e -niente dispute sul maschile/femminile).

Ho tantissimi amici siciliani e non si offenderanno se non avrò parlato in questo post dei loro paesi e città. Io scrivo di ciò che conosco.

E conosco la loro solarità, i sorrisi, i colori scuri arabeggianti o gli occhi e capelli chiari dei Normanni, la loro amicizia sincera…Tutte cose che hanno ereditato dalla loro terra.

È una regione che mi piace talmente tanto che a breve ci tornerò, è una delle mete dei viaggi in programma per questo 2018 (piccola anticipazione…)

(Foto dal web…i cimeli degli anni passati lasciamoli ai musei)