Vorrei andare a Fregene

Aprile…Questi, per me e le mie amiche, sarebbero stati i giorni dei primi vagabondaggi verso il mare. Da quando vivo a Roma, con l’inizio della bella stagione il fine settimana è dedicato all’esplorazione delle spiagge del litorale: da Santa Severa a Ladispoli, da Ostia a Santa Marinella.

Quest’anno per la prima tintarella devo accontentarmi del balcone di casa. Ma, ironia della sorte ( o forse un segreto sesto senso) una delle mie ultime uscite ufficiali, prima dell’ inizio della quarantena è stata proprio al mare: a Fregene.

Mare a Fregene

Non era la mia prima volta su questa spiaggia ma non è neppure fra le località marittime che frequento abitualmente, probabilmente perché i mezzi per raggiungerla non sono comodissimi ed è preferibile arrivarci in auto.

Siamo a circa 30 km da Roma, in quella che, dal 1992, è a tutti gli effetti una frazione del comune di Fiumicino (mentre prima apparteneva al comune di Roma).

Fregene è famosa, oltre che per il mare è la spiaggia, per la sua pineta, voluta nel 1666 da Papà Clemente IX per difendere i campi coltivati dai venti salmastri che provenivano dal mare, oltre che per drenare gli acquitrini della zona. La stessa pineta è oggi ritrovo per gli amanti della bicicletta e dei pic-nic, caratterizzazione che detiene da quando, dopo la seconda Guerra Mondiale, Fregene divenne luogo di villeggiatura privilegiato per i ricchi della capitale. È composta di pini e lecci e, dal 2014, è stata intitolata a Federico Fellini che, in numerosi suoi film, ha citato questo luogo.

Ma torniamo al mare…Altro aspetto caratteristico della cittadina è il villaggio dei pescatori, sorto nella zona Nord, sempre dopo il secondo conflitto mondiale, con capanni costruiti direttamente sull’arenile ad opera dei pescatori. Poi tale area fu trasformata (pare abusivamente), negli anni ‘50, con la costruzione di villette ed edifici molto vicini fra loro e dall’impianto urbanistico ed architettonico differente rispetto al resto dell’abitato.

È oggi il centro di locali e ristoranti, ed attrattiva soprattutto per i giovani, che vi rivedono quel passato nostalgico come luogo prediletto di artisti e personaggi del mondo del cinema. Come non citare in particolare due ristoranti (suggeriti da Federica e David esperti conoscitori ed amanti della località di mare): la Baia e Mastino. Quest’ultimo pare sia nato nel 1961 da un’idea di Federico Fellini che stava girando a Fregene alcune scene de “Lo sceicco bianco”.

Fra gli altri personaggi della “dolce vita” di Fregene ricordiamo anche Alberto Moravia, Ettore Scola, i fratelli Vanzina.

Negli anni ‘90 furono le discoteche ad accendere la notte del litorale mentre oggi Fregene è il regno delle partite a Beach volley e degli aperitivi sulla spiaggia. Chi non ha mai sentito parlare (soprattutto a Roma e dintorni) del famoso aperitivo al tramonto organizzato dal Beach club Singita o dal Riva?

D’estate nella cittadina di svolge anche un premio letterario omonimo, portando Fregene a dover convivere con le sue due anime: quella festaiola ed allegra d’estate e quella più dimessa e tranquilla d’inverno, con il fiore all’occhiello delle sue eccellenze gastronomiche.

A Sud di Fregene è invece possibile visitare l’oasi di Macchiagrande, una riserva ecologica che, dal 1996 fa parte della riserva naturale statale “Litorale Romano”ed è gestita dal WWF. Ospita molte specie di uccelli acquatici come il cormorano ed il germano reale; istrici, testuggini e conigli selvatici.

La storia di Fregene invece comincia con gli Etruschi: era una cittadina abbastanza famosa poiché era la sede di una salina e di un porto alla foce del fiume Arrone.

Fu poi distrutta dai Romani è dimenticata fino al 1928 quando, con la bonifica delle paludi del Maccarese, risorse come sede balneare estiva e vide poi sorgere il già citato villaggio dei pescatori e l’ampliarsi del centro abitato. Il resto della storia ve l’ho già raccontato.

FregeneMare a Fregene

(Le foto sono mie e di Pietro.)

Ringrazio Federica per le dritte e i suggerimenti senza dimenticare il consiglio più importante: se siete a Fregene, dopo cena recatevi in piazzetta per assaggiare le zoccolette. Si tratta di un dolce tipico di Roma e dintorni e consiste di pasta lievitata fritta e ricoperta di nutella. Visto che ultimamente spesso mi chiedete le ricette vi lascio il link.

Approfondimenti

WWF: È la più grande organizzazione mondiale per la difesa degli animali e la conservazione della natura. È nata nel 1961 ed oggi consta di 24 organizzazioni nazionali e 5 affiliate e agisce su 96 paesi. Esistono oltre 1300 progetti annui, dislocati nei vari uffici nazionali che sono indipendenti ma coerenti con i programmi e gli obiettivi internazionali (la sede è Gland, in Svizzera). Il WWF Italia è nato nel 1966: ha una sede centrale a Roma e circa 200 strutture territoriali che svolgono funzioni di tutela, denuncia e sensibilizzazione. Uno degli obiettivi è la sostenibilità, agendo sia sugli ambienti naturali che sui piani economici ed industriali.

Fiume Arrone: è un fiume del Lazio che scorre in provincia di Roma. È lungo circa 35 km: nasce presso il lago di Bracciano e sfocia nel marcTirreno fra Fregene e Maccarese. Ad esso sono legate le sorgenti dell’Acqua Claudia. Per la sconsideratezza umana nel costruire senza criterio, lo straripamento di questo fiume ha spesso creato ingenti danni.

Lo sceicco bianco: è un film comico del 1952 diretto da Federico Fellini e con protagonista Alberto Sordi. È la storia di due sposini che trascorrono il viaggio di nozze a Roma: lui vorrebbe far colpo su suo zio e sulla sua famiglia mentre lei spera di incontrare il protagonista del suo fotoromanzo preferito, appunto “lo sceicco bianco”. Così la sposina scappa e, raggiunta la casa di produzione, riesce a coronare il suo sogno. Ma il personaggio si dimostra un traditore seriale e tenta di sedurre la giovane. Lei non vede e torna dal marito che, nonostante le mille peripezie per non far sapere allo zio della scomparsa della moglie, la perdona.

Questo è considerato il primo vero film di Fellini poiché nel precedente lavoro “Le luci del varietà” egli aveva diviso la regia con Alberto Lattuada.

Calabria (tirrenica) 2019

Scrivere un post a dicembre su un viaggio fatto ad agosto non è il massimo della coerenza ma proverò a giustificarmi in più modi: 1 avevo scritto piccoli diari di viaggio ogni giorno e questo è un post riassuntivo; 2 è stato un periodo impegnativo; 3 il 2019 non è ancora finito e riesco a postarlo per il rotto della cuffia; 4 ho già detto che è stato un periodo impegnativo?

Giorno 1

Io, la mia valigia e il sonno accumulato nei giorni precedenti aspettiamo fiduciosi che ci recuperino sotto casa.

Via via che le murge dorate d’agosto sfilano davanti ai miei occhi la stanchezza si trasforma in entusiasmo. Un entusiasmo ancora più accentuato quando Luigi, con generosità,mi porta a Maratea per una breve sosta. La guida sportiva (e un pit-stop con la finanza)ci conduce quindi all’arroccata Grisolia, dove gli abitanti salutano tutti cordialmente. Lo sguardo spazia dai monti alle vallate, fino al mare.

Una botola segreta è l’occasione per un piccolo trasloco e per esplorare coraggiosi il sottotetto.

A Cirella l’acqua è limpidissima e la spiaggia di piccoli ciottoli mi riporta con la mente (e col cuore)ad un’altra spiaggia, quella di Barbati a Corfù.

Il sole al tramonto si tuffa nel mare. Poi Diamante, come una pietra preziosa mi conquista con i suoi vicoli decorati da mille murales, la musica dal vivo, i peperoncini.

Stasera la luna, d’argento, si specchia nel mare e sembra un po’ più vicina.

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Giorno 2

Scopro che le spiagge calabre non degradano dolcemente verso il mare ma l’acqua è subito profonda anche a pochi metri dalla riva. È così anche a Diamante, dove il treno scandisce il tempo con i suoi orari regolari, quando passa sui binari così vicini alla sabbia. Intolleranze pomeridiane.

A Scalea recuperiamo l’ultimo componente del gruppo e fra i vicoli del centro storico illuminati dalla luce giallognola dei lampioni, scopriamo che Il nome del paese deriva dalle innumerevoli scale che lo caratterizzano. E comunque…volete una rana pescatrice?

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Giorno 3

Sulla spiaggia di Praia a Mare una lezione improvvisata di geologia e tante pietre ricevute in regalo.

Nella calura del primo pomeriggio tre ragazze (chi saranno?)camminano sicure sulla pista ciclabile. Un ciclista le supera ma non è indignato come credevamo:”siete belle, però”.

Gli orari per la gita in barca sono alquanto arbitrari.

L’isola di Dino ormai è disabitata. Il resort voluto da Agnelli, da cui l’n era stata “acquistata” , è in disuso da 23 anni.

Nella grotta azzurra il riflesso della luce sulle pareti e sul fondale danno all’acqua un colore blu intenso. Quando il “capitano” della nostra piccola imbarcazione getta in acqua un po’ di pane, migliaia di pesci vengono a galla e popolano di guizzi la porzione di mare.

Un sentiero leggermente impervio ci conduce quindi con un po’ di trekking, alla spiaggetta dell’Arco Magno dove è possibile fare 4 bracciate.

Il tramonto che già amavo qui sembra più fotogenico: mi incanta, mi ipnotizza.

Traffico sulla via del ritorno. In pizzeria il volume delle voci del tavolo accanto è troppo alto e la temperatura dell’aria condizionata è inversamente proporzionale.

A casa dj set e hairstyle.

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Giorno 4

Svegliarsi di buon’ora e uscire a fare la spesa (senza fazzoletto sulla testa) così in spiaggia si possono mangiare le ormai consuete peschenoci fresche fresche.

Con il pedalò arrivare fino all’isola di Cirella (sotto la guida della nostra “capitana”)superare un limite nuotando nel blu dipinto di blu.

Per improvvisare un aperitivo sulla spiaggia basta la mia affermazione “ragazzi vado a comprarmi le patatine”.

Poi il quotidiano set fotografico al tramonto, con i soliti scarsi risultati.

Ritrovarsi alla sagra del cinghiale di Grisolia a ballare il Pam Pam (ok gli altri hanno ballato anche la salsa) e poi quattro chiacchiere fra comari in piazzetta: “Che cucina domani signora?”

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Giorno 5

Al mattino i cani abbaiano e la gente chiacchiera sotto le nostre finestre. Le curve della strada per salire e scendere da “casa nostra” ci sono ormai così familiari che ci mancheranno.

La prima parte della mattinata è un mix fra Donna Avventura e giochi senza frontiere. Ci arrampichiamo, scavalchiamo staccionate, saliamo pendenze per arrivare ai ruderi di Cirella e capiamo che si, Indiana Jones è femmina e fa tutto ciò con la gonna e le infradito, concedendosi un tocco glamour con gli occhiali da sole ed un cappello di paglia.

Le chiacchiere, le confidenze, l’amicizia e la sicurezza che si consolidano.

I sassolini grigiastri della spiaggia coprono i piedi di un velo sottile di polvere: da una parte il mare e alle nostre spalle la montagna, lievemente coperta di foschia.

I campani sono ovunque e pare che ognuno di noi abbia un amico o un conoscente da queste parti.

I book fotografici oggi si sprecano.

Cenare in un campeggio e perdersi sulla via del ritorno. “Vuoi una goleador?”

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Info pratiche

  • Per mangiare a Grisolia: jazz pub (più che altro un bar) e ristorante Pietra d’oro
  • A Diamante siamo stati al Lido Spiaggia d’Oro e per una pausa dolce da Cuore Matto o Anima Dolce.
  • A Praia a Mare: lido Elisa e Lido Buddha Beach (decisamente figo!)
  • A Santa Maria del Cedro consigliata Pizzeria da MARY
  • Ristorante Metamare a Scalea.
  • A Cirella Lido Garden Beach

Foto mie e dei mie compagni di viaggio

Costiera amalfitana (giorno 1)

Tornanti, tornanti e ancora tornanti. Ma un insperato sola dona riflessi spettacolari al mare. Non ho portato gli occhiali da sole e Raf fa fronte alla mia mancanza prestandomi un paio dei suoi. Niente traffico sulla litoranea, ed anche questo è qualcosa d’inatteso. A Sorrento si chiamano tutte Carmen ed è tutto dedicato al suo più illustre cittadino: Torquato Tasso. Sappiate che qui duomo e cattedrale sono la stessa cosa anche se le indicazioni non sono concordi. La villa comunale offre una vista sul mare spettacolare e nelle orecchie riecheggiano le parole di Caruso…”davanti al golfo di Sorrento…”. Limoni e limonata sono ovunque mentre il “cecato” di Sorrento proprio non si è visto. “Hai il cuore di non tornare?” Le frasi della famosa canzone “torna a Surriento”sembrano essere rivolte a me. Marina grande profuma di frittura di pesce ed è deliziosa con le sue casette color pastello.

Sulla spiaggetta sotto la chiesa maggiore di Positano il cielo ha ormai assunto le gradazioni del violetto. Il tramonto è vicino. Una coppia di turisti orientali lascia che un fotografo locale immortali il loro amore, intanto una bimba bionda con un vestito che ricorda la coda di una sirena si diverte a lanciare ciottoli in mare.

Un sentiero coperto di bouganville e capire il senso della moda mare diffusasi da questa località negli anni ‘60. Una folta colonia di gatti, un pezzo di caprese e gli scialatelli…

Rodi e le Isole Tremiti: due giorni sul Gargano

Sapevo che avrei amato le Isole Tremiti, troppo era il desiderio di andarci. Non potevo sapere però che me ne sarei innamorata follemente.

Foto scattata da Gabriele

Giorno 1

È l’estate delle prime volte. Tasselli che completano il puzzle, spunte che segnano cose fatte e luoghi visti. Risposte finalmente affermative ai vari “Ma davvero non ci sei mai stata?”

Storie di bastoni piantati. Il lago di Varano visto dal Gargano. Il profumo degli alberi e dei frutti di fico.

Aspettare l’onda giusta a Rodi Garganico e fingere di serfare.

Correre a piedi nudi sul bagnasciuga come non facevo da anni.

I ragazzi raccolgono per me delle more e io mangiandole mi imbratto le mani.

La camera 104 blocca dentro i suoi residenti e gli orari delle messe sono decisamente arbitrari.

Scalette, vicoli, salite e discese per trovare un locale dove cenare, ma pare che l’umanità si sia data appuntamento qui stasera. La soluzione è l’arte di arrangiarsi, anche quando i bimbi si addormentano e tocca portarli a spalla. Ma infondo come diceva Rossella “Domani è un altro giorno”.

Isole Tremiti

Giorno 2

Il traghetto per le Tremiti è un posto giovane. Mi sembra di essere sul set di uno dei tanti film con storie di ragazzi che partono per un viaggio su un’isola con un passaggio-ponte. Sguardi e sorrisi che si incrociano. Ricordi di tante altre imbarcazioni prese in questi anni. Un colpo di fulmine breve, intenso e impossibile. Il giro delle isole mostra scorci impensati: la grotta Viola e quella delle rondinelle, lo scoglio dell’elefante, l’azzurro del cielo e del mare che incorniciano le bianche scogliere a picco, ricoperte dal verde dei pini d’Aleppo.

Sulla spiaggetta di San Domino l’acqua è cristallina: angoli di paradiso e location da set fotografici. A pranzo una pineta con una delle viste più belle che io abbia mai ammirato. Non c’è spazio per le polemiche e gli episodi da attacchi di panico.

L’isola di San Nicola fa scattare in me una sorta di sindrome di Standhal: come dico sempre, probabilmente, in un’altra vita devo essere stata un’isolana. La salita verso l’abbazia è una scarpinata che affronto, ormai come di consueto, in infradito. Questa volta anche in costume da bagno. È tutto talmente affascinante che a fatica trovo le parole e sceglierò la foto del giorno fra le centinaia scattate.

Chiacchiero un po’ con Michela che vive sull’isola da marzo a settembre.

Mi affaccio dal terrazzo del signor X, nostalgico ottantenne trasferitosi a Milano. Ora vive la sua isola solo per due mesi all’anno. Ma per 20 anni suo padre è stato il guardiano del faro di Capraia e lui è cresciuto li. Entrambi mi raccontano dei tempi che furono. Di giorni fiorenti che hanno visto un’ annuale diminuzione dei turisti. Queste isole sono poco conosciute ma sono un incanto e di entrambe le cose non mi capacito…

Calabria (giorno 3)

Sulla spiaggia di Praia a mare una lezione improvvisata di geologia e tante pietre ricevute in regalo.

Nella calura del primo pomeriggio tre ragazze (chi saranno?)camminano sicure sulla pista ciclabile. Un ciclista le supera ma non è indignato come credevamo:”siete belle, però”.

Gli orari per la gita in barca sono alquanto arbitrati.

L’isola di Dino ormai è disabitata. Il resort voluto da Agnelli, da cui l’isola era stata “acquistata” , è ormai in disuso da 23 anni.

Nella grotta azzurra il riflesso della luce sulle pareti e sul fondale danno all’acqua un colore blu intenso. Quando il “capitano” della nostra piccola imbarcazione getta in acqua un po’ di pane, migliaia di pesci vengono a galla e popolano di guizzi la porzione di mare.

Un sentiero leggermente impervio ci conduce quindi con un po’ di trekking, alla spiaggetta dell’arco Magno dove è possibile fare 4 bracciate.

Il tramonto che già amavo qui sembra più fotogenico: mi incanta, mi ipnotizza.

Traffico sulla via del ritorno. In pizzeria il volume delle voci del tavolo accanto è troppo alto e la temperatura dell’aria condizionata è inversamente proporzionale.

A casa dj set e hairstyle.

Calabria (giorno 2)

Scopro che le spiagge calabre non degradano dolcemente verso il mare ma l’acqua è subito profonda anche a pochi metri dalla riva. È così anche a Diamante, dove il treno scandisce il tempo con i suoi orari regolari, quando passa sui binari così vicini alla sabbia. Intolleranze pomeridiane.

A Scalea recuperiamo l’ultimo componente del gruppo e fra i vicoli del centro storico illuminati dalla luce giallognola dei lampioni, scopriamo che Il nome del paese deriva dalle innumerevoli scale che lo caratterizzano. E comunque…volete una rana pescatrice?

Calabria (giorno 1)

Io, la mia valigia e il sonno accumulato nei giorni precedenti aspettiamo fiduciosi che ci recuperino sotto casa.

Via via che le murge dorate d’agosto sfilano davanti ai miei occhi la stanchezza si trasforma in entusiasmo. Un entusiasmo ancora più accentuato quando Luigi, con generosità,mi porta a Maratea per una breve sosta. La guida sportiva (e un pit-stop con la finanza)ci conduce quindi all’arroccata Grisolia, dove gli abitanti salutano tutti cordialmente. Lo sguardo spazia dai monti alle vallate, fino al mare.

Una botola segreta è l’occasione per un piccolo trasloco e per esplorare coraggiosi il sottotetto.

A Cirella l’acqua è limpidissima e la spiaggia di piccoli ciottoli mi riporta con la mente (e col cuore)ad un’altra spiaggia, quella di Barbati a Corfù.

Il sole al tramonto si tuffa nel mare. Poi Diamante, come una pietra preziosa mi conquista con i suoi vicoli decorati da mille murales, la musica dal vivo, i peperoncini.

Stasera la luna, d’argento, si specchia nel mare e sembra un po’ più vicina.

Reggio Calabria: i Bronzi di Riace

Quest’anno si parla molto di Calabria fra le mete estive più gettonate. Ma io non ci sono mai stata (almeno fino ad oggi), se non una volta,di passaggio verso la Sicilia.

I  Bronzi di Riace, che ho avuto la fortuna di vedere e di cui mi sono letteralmente innamorata (e ci credo! Sono due fighi!) sono diventati il simbolo della città e sono esposti al Museo Nazionale della Magna Grecia.

Si tratta di due sculture in bronzo ritrovate nel 1972 presso Riace, testimonianza di età greca o magnogreca (V sec. a.C. circa), ripescate eccezionalmente intatte e denominate statua A e statua B. I restauri, iniziati in Calabria e proseguiti in Toscana rivelarono l’utilizzo di argento per le ciglia e rame per  labbra e capezzoli di entrambe le statue. Le ipotesi sulle loro origini e sui personaggi che rappresentano sono svariate e restano ancora aperte alle varie interpretazioni (la più accreditata è che si tratti di due eroi del Mito dei Sette contro Tebe di cui infondo al post vi propongo un approfondimento).

Ma Reggio Calabria non è solo i Bronzi. E’ una città di origine magno-greca che ha visto il passaggio di bizantini, normanni, saraceni, angioini ed aragonesi, fino a far parte del Regno di Napoli.

Nel 1908 un forte terremoto distrusse quasi interamente i monumenti storici (l’attuale Duomo è stato infatti ricostruito dopo tale evento). Degno di nota è il Castello aragonese con le torri cilindriche merlate, fatte costruire da Ferdinando d’Aragona nel 1459. Sul lungomare resti delle mura della città greca e di impianti termali romani.

Corso Vittorio Emanuele ha una serie di costruzioni in stile liberty e non potrete non ammirare le così dette “strade cannocchiale” che creano un effetto ottico e fanno vedere la Sicilia molto più vicina di quanto non lo sia realmente.

Nella Pinacoteca Civica si possono vedere due tavolette di Antonello da Messina (se la cosa può interessarvi è uno dei miei artisti preferiti).

La montagna alle spalle della città custodisce il Parco Nazionale dell’Aspromonte.

Info

 


Sette contro Tebe

Una tragedia di Eschilo che vede contrapporsi 7 guerrieri in difesa delle porte di Tebe e 7 guerrieri che le attaccano. Alla settima porta si fronteggiano i due fratelli Etocle e Polinice, figli di Edipo, che si daranno la morte vicendevolmente.


 

In foto i Bronzi di Riace nella collezione di figurine degli Artonauti (ovviamente l’album è mio).

 

Giovinazzo: fra storia e mare

Quando vado al mare con i miei, ormai da anni, vado a Giovinazzo e la nostra spiaggia del cuore è una distesa tranquilla di ciottoli a due passi dal centro abitato (ma ci sono anche altre spiagge).

Siamo in provincia di Bari, in quella che secondo la tradizione (e la leggenda) è la nuova Netium (Juvenis Netium). Pare che tale cittadina, di origine peuceta, sorgesse nell’entroterra  e una volta distrutta fosse stata ricostruita sul mare.

Il borgo subì poi le contese di Bizantini e Longobardi e le sue mura di cinta, per molti legate alla figura dell’imperatore Traiano, furono costruite dai Normanni.

Si avvicendarono quindi gli Svevi, gli Angiò, i Gonzaga e la famiglia Giudice, a cui è attribuito il Palazzo Ducale, sorto nel 1657/1659 accanto alla nota cattedrale e caratterizzato da ingresso solenne, cortile e balconata sul mare.

Ad esso si associano tantissimi altri palazzetti appartenenti a famiglie “blasonate” del passato.

Il centro antico (sulla differenza con il centro storico vi rimando infondo all’articolo) sorge direttamente sul mare. Elemento di spicco è il così detto arco di Traiano, porta d’accesso alla città, costruita sfruttando quattro miliari (definizione sempre infondo) dell’antica via traiana e capitelli medievali.

Da vedere sicuramente la piazzetta Costantinopoli, antica dede del sedile,  su cui sorge l’omonima chiesa (con opere di Carlo Rosa).

Centro della vita cittadina e di tante manifestazioni che la animano è Piazza Vittorio Emanuele II, con la sua fontana dei tritoni risalente al 1933.

Da non trascurare una passeggiata al porto vecchio e la vista della torre di vedetta, che si sviluppa su tre livelli, risalente agli anni ’20 trasforamata in faro; una sosta merita anche il torrione aragonese, detto in dialetto locale “U TAMMURR”(il tamburo), in riferimento alla sua forma.

Particolarmente degna di nota è la cattedrale di origine romanica ma completamente rifatta, fra il XVII e il XVIII secolo, in forme barocche. Sotto  il pavimento in tipiche chianche gli scavi hanno restituito resti musivi. la chiesa custodisce, dal 1677, l’Immagine della Madonna di Corsignano, poichè il relativo casale si spopolò a seguito della peste del 1659 e fu poi completamente distrutto dal terremoto del 1731. Al suo interno anche opere del pittore Carlo Rosa.

Nelle campagne circostanti, oltre al suddetto casale si segnalano le chiese del Padre Eterno, San Pietro Pago, S. Lucia, San Basilio, San Francesco e il casale e la chiesa di Sant’Eustachio, a cui sono particolarmente legata poichè argomento della mia tesi di laurea triennale.

Sempre nel territorio rurale si trov aanche il dolmen San Silvestro.

La città è stata sede di numerosi set cinematografici (in particolare per i film del conterraneo Sergio Rubini).

Vi ho incuriosito abbastanza? Se non fossero bastate le parole fatevi ispirare dalle fotografie (mie e della mia amica Angela con il supporto di Donato).

Approfondimenti

Centro antico e centro storico: la definizione è stata elaborata da Roberto Pane negli anni ’60.  Il centro antico sarebbe il nucleo originario, la stratificazione archeologica mentre per centro storico s’intende la città nel suo insieme, con tutti i suoi sviluppi (es. moderni). Oggi al centro antico ci riferisce con “nucleo antico”.

Pietre miliari: cippi iscritti posti sul ciglio delle strade romane con una serie di abbreviazioni che indicavano in miglia romane (1480 m.)la distanza dall’inizio della strada o dalla città più vicina.

 

Sperlonga

Litorale laziale, provincia di Latina. Bandiera blu 2019; plastic free, nel circuito dei borghi più belli d’Italia. Questo ed altro è Sperlonga.

Il nome deriva dalle sue grotte naturali, fra cui la più famosa è quella di Tiberio, trasformata, come altre cavità, in lussuose ville, da possidenti romani, e poi abbandonata nel X sec. a causa delle incursioni dei pirati.

Turchi e Saraceni infatti fino al 1600 si avvicenderanno, a fasi alterne, nel dominio della città.

Archi, scalette e viuzze s’inerpicano su per lo sperone di roccia (S.Magno), regalando scorci inattesi e caratteristici.

Nell’XI sec. Il borgo era fortificato è dotato di due porte ancora oggi superstiti: Porta Carrese e Porta Marina. Entrambe recano scolpita l’aquila, simbolo della famiglia Caetani.

Sopravvivono anche tre torri di avvistamento: torre Truglia, torre Capovento e torre del Nibbio.

Meritano una visita la chiesa di Santa Maria di Spelonca (XI sec.) e di S.Rocco (XV sec.) e il Museo Archeologico che conserva i gruppi marmorei con le imprese di Ulisse, ritrovati nel 1957 nella grotta di Tiberio.

A Sperlonga potrete nuotare, praticare surf e vela, fare immersioni o partecipare alle attività della locale sezione del WWF. E se volete deliziare il palato con una piccola chicca non dimenticate di assaggiare i cornetti alla marmellata di mele cotogne del bar Fiorelli.

Cosa sono i “borghi più belli d’Italia

289 (più 3 onorari) centri abitati sotto i 15000 abitanti , rispondenti a circa 70 parametri di qualità architettonica, culturale, paesaggistica. Selezionati da un’apposita giuria.

Cos’è la Bandiera Blu.

Riconoscimento internazionale esistente dal 1987, conferito ogni anno in 49 paesi del mondo. Premia le spiagge (di mare e di lago) sulla base della qualità delle acque, del turismo sostenibile, della gestione dei rifiuti, della depurazione, della valorizzazione delle aree naturalistiche.

Info

Foto: mie, di Sara, Silvana e Vera (che ringrazio per la concessione)