Tre giorni in Costiera Amalfitana

Un silenzio forzato, perché a volte nella vita l’unica cosa che si può fare è tacere. Ma poi piano piano bisogna ricominciare. Piccoli passi possibili. Questo è il mio piccolo passo di oggi: il riassunto del mio ponte dei santi in Costiera amalfitana…

Giorno 0

Passo direttamente dal lavoro alla stazione. Una stazione che è una bolgia di partenze e ritardi. E il mio treno non fa eccezione. Nell’avere amici ovunque Salerno non fa differenza. La cattedrale ha una cripta barocca dai colori delicati. Sulla pizza i prodotti tipici: bufala e pomodorini gialli.

Il gruppo del we mi recupera e fra tornanti, semafori e un po’ di pioggia raggiungiamo Maiori/Minori con un arrivo degno di Bisio in “Benvenuti al Sud”. Accendere i termosifoni e uscire a comprare la cena (per chi non ha cenato).

Giorno 1

Tornanti, tornanti e ancora tornanti. Ma un insperato sole dona riflessi spettacolari al mare. Non ho portato gli occhiali da sole e Raf fa fronte alla mia mancanza prestandomi un paio dei suoi. Niente traffico sulla litoranea, ed anche questo è qualcosa d’inatteso. A Sorrento si chiamano tutte Carmen ed è tutto dedicato al suo più illustre cittadino: Torquato Tasso. Sappiate che qui duomo e cattedrale sono la stessa cosa anche se le indicazioni non sono concordi. La villa comunale offre una vista sul mare spettacolare e nelle orecchie riecheggiano le parole di Caruso…”davanti al golfo di Sorrento…”. Limoni e limonata sono ovunque mentre il “cecato” di Sorrento proprio non si è visto. “Hai il cuore di non tornare?” Le frasi della famosa canzone “torna a Surriento”sembrano essere rivolte a me. Marina grande profuma di frittura di pesce ed è deliziosa con le sue casette color pastello.

Sulla spiaggetta sotto la chiesa maggiore di Positano il cielo ha ormai assunto le gradazioni del violetto. Il tramonto è vicino. Una coppia di turisti orientali lascia che un fotografo locale immortali il loro amore, intanto una bimba bionda con un vestito che ricorda la coda di una sirena si diverte a lanciare ciottoli in mare.

Un sentiero coperto di bouganville e capire il senso della moda mare diffusasi da questa località negli anni ‘60. Una folta colonia di gatti, un pezzo di caprese e gli scialatelli…

Giorno 2

Uno scroscio d’acqua temporalesco ci accoglie al risveglio ma la colazione da Pasticceria Sal De Riso – Minori scaccia via nuvole e malumore.

L’antica repubblica marinara di Amalfi conquista il mio cuore all’istante, col colpo d’occhio del duomo arabeggiante che emerge svoltando l’angolo.

Poi una visita al Chiostro del Paradiso ed al museo della carta, da cui esco con un quadernino con le mie iniziali marchiate. Lo userò per prendere appunti nei prossimi viaggi. Un piatto di gnocchi alla sorrentina , le ceramiche, i parcheggi che costano una fortuna ed un fiore di ibiscus protagonista delle nostre fotografie.

Ravello è famosa per il festival della musica voluto da Cosima, la moglie di Wagner. Due ville (Cimbrone e Rufolo) e il duomo con il famoso pulpito ed il portale bronzeo di Barisano da Trani. Una sosta al supermercato per necessità e per diletto e confermare un buon senso dell’orientamento per tornare a casa attraverso strade nuove.

Giorno 3

Folate di vento fortissimo ed a tratti brevi rovesci di pioggia. Ma il mio impermeabile a pois resiste a tutto.

Vietri sul mare è senza dubbio il centro più importante della ceramica costiera, con i suoi asinelli portafortuna e la tabella di Persepoli a noi sconosciuta. È proprio vero che in viaggio si imparano un sacco di cose.

E siamo di nuovo a Salerno, dove il weekend è iniziato e da dove ognuno riprende la sua strada. Non senza aver prima provato a scattare foto particolari in movimento ed essermi sperimentata come guida in un percorso imparato solo 3 giorni fa.

La tanto temuta pioggia la incontro a Roma, nel tragitto fra la metro e casa.

Le foto sono mie o dei miei fantastici compagni di viaggio.

Informazioni utili

  • A Salerno consigliati: Pizzeria Granammare, Terra mia, Grancaffè Canasta e Caffè Mazzini.
  • A Maiori: Osteria dell’Olmo e Ristorante la Vela; BeB Santa Rita.
  • Colazione da Sal de Riso o da Gambardella a Minori.
  • A Positano: Collina Bakery.
  • Ad Amalfi: ristorante Porto Salvo

Barcellona: una bella storia da raccontare

L’unica città straniera in cui sono stata 2 volte (almeno per il momento). Il secondo viaggio in città è una delle storie più belle che ho da raccontare.

La vicenda in breve è la seguente: un’amica erroneamente prenota dei posti letto in più e coinvolge Maria Laura che ovviamente coinvolge me. Peccato che mancassero 3 giorni alla partenza e trovare biglietti a prezzi accessibili era praticamente un’impresa. In nostro aiuto accorre la mia amicizia con un assistente di volo che riesce a recuperarci dei biglietti open con cui poter volare in caso di volo non al completo. Tranquilli, se ve la racconto è perché fra 1000 peripezie siamo riuscite ad andare e tornare…

Buona parte delle bellezze della città le avevo già viste in una mia precedente e fugace visita quindi la seconda volta ho approfondito.

Sagrada Familia: il tempio di Gaudì, con mosaici in ceramica policroma e sculture ispirate alla natura. L’artista visse sul posto per 14 anni ed alla sua morte fu sepolto nella cripta.

Casa Batló: capolavoro del modernismo di Gaudì (variante spagnola dell’Art Nouveau). La visita all’interno vale l’intero viaggio.

Casa Milà: anche detta la Pedrera. Altra opera di Gaudì. Il mio amico Michele si ostinava a fotografare la casa accanto…

Las Ramblas: il viale alberato simbolo della vitalità della città; fra Plaza de Catalunya e il Porto Vecchio con il suo bel monumento dedicato a Colombo.

La Bouqueria: il mercato per eccellenza. Sulla piazza antistante il mosaico di Miró ed un drago art decó, antica insegna di un negozio di ombrelli.

La Barceloneta: il villaggio dei pescatoti di Barcellona, non lontano il porto vecchio con l’acquario.

Come sempre ho lasciato in sospeso cose da vedere…per lasciare aperte nuove possibilità…

(Foto mie)

Primo giorno di mare 2018: Santa Marinella

Il passaggio dalla neve alla prima giornata di mare è un attimo…e come ormai da qualche anno, la prima tintarella la prendo in territorio romano…

Con il treno, in circa mezz’ora, da Roma, si arriva ad una delle più belle spiagge del litorale laziale.

Io e le mie amiche ci siamo riproposte di andare ogni volta in una spiaggia diversa, così che io (unica non autoctona o che comunque vive a Roma da meno tempo) possa conoscere i lidi romani.

Santa Marinella prende il nome da un dipinto della Santa nella cappella privata degli Odescalchi, a partire da un insediamento di monaci basiliani che ne aveva diffuso il culto.

Il toponimo antico del luogo era invece Castrum Novum. Sito frequentato sin dal neolitico ma con sviluppo maggiore soprattutto nel periodo degli Etruschi.

Fra gli anni ’50 e ’70 la località balneare divenne la perla del Tirreno o la perla dei vip, meta per eccellenza della movida romana.

Interessanti dal punto di vista storico artistico: il castello che sorge su una villa d’epoca romana, il museo del mare e quello del territorio.

(Foto mie)

Omar Galliani: Intorno a Caravaggio- Gallerie d’Italia- Milano

Ripropongo una foto postata nell’articolo sulla mostra l’Ultimo Caravaggio. Sono le parole che l’artista contemporaneo dedica alla Sant’Orsola di Caravaggio.

Omar Galliani ha un forte debito formale ed emozionale nei confronti dell’artista del 1600 e ciò emerge tanto nelle 10 tele esposte ed in particolare in Rosso Cadmio, legata a doppio filo con la tela del maestro esposta nello stesso museo.

Omar Galliani è il potere del segno, è l’uso del disegno che prevale sulla pittura, è l’inserzione simbolica di un anello nel trittico (rappresenta la fede nuziale che la santa rifiutó ed allo stesso tempo la fede nell’arte).

Le mie opere preferite sono quelle che creano un rapporto fra il materiale e l’immateriale: una piuma sotto il particolare di San Matteo e l’angelo; la tela lacerata vicino al Sacrificio d’Isacco; un pezzo di stoffa sporco di “sangue” accostato alla Decollazione del Battista.

Ancora una volta una mostra di arte contemporanea che mi ha piacevolmente colpita. Che mi stia convertendo?

(Foto mie e dal web)

Un week-end a Milano

Ho già scritto un post su questa città, ma ci sono tornata lo scorso fine settimana. Ecco cosa ho fatto…

Febbraio non è il mio mese. È il periodo dell’anno in cui avverto maggiormente la stanchezza (e quest’anno più che mai). Ma lascio a casa le 1000 cose da fare, prendo Italo (per la prima volta) e vado a Milano, incontro ad abbracci garantiti. Quelli degli amici di sempre; delle amiche milanesi; della romana del mio cuore; del pisano che mi fa sempre ridere tanto; della mia “hermana per sempre”.

Tentativi di abbordaggio inaspettati quanto banali (che bei capelli)e la presa di coscienza di essere in un posto che è casa ma non lo è. E che io comunque sono andata avanti e ripercorro i luoghi con un’essenza diversa. Rivedere posti noti (Duomo, Parco Sempione, Castello, Navigli)ma con chi te li fa vedere con occhi nuovi. Conoscere persone e luoghi mai visti (Palazzina Appiani, Villa Necchi, Albergo Diurno Venezia).

Incontrare l’amato Caravaggio in una mostra bellissima (un po’ di indagini FBI sul restauratore)e fare aperitivo con gli amici come se fosse quotidiano (ma non lo è)in questo compenetrarsi di vite, notizie, sorrisi, ricordi, bimbi, case, sorelle…E per il fatto di avere tutto ciò sentirsi ricca e fortunata. Molto ricca e fortunata.

Ecco i posti dove sono stata:

Burger wave: una catena di hamburgerie dai toni australiani. Ottimo il panino con l’ananas (non ricordo il nome) e consigliatissima anche una delle birre australiane.

Greek fusion: ristorante greco ai Navigli. Abbiamo provato piatto e pira giros. Non hanno nulla da invidiare alla cucina greca assaggiata a Corfù ed Atene.

California bakery: almeno una volta nella vita da provare una delle torte proposte. Un po’caro…ma per una volta…

Moscatelli: un classico dell’aperitivo milanese. Locale un po’ strettino ma buffet vario ed abbondante.

A pranzo domenica sono andata da ANTONELLA, che cucina benissimo ma non credo voglia ospitare degli sconosciuti per cui no, non chiedetemi dove abita!

(Foto mie)

Siviglia: piensa que el mundo es pequeno y el corazon inmenso

“Voglio fare un viaggio con te” è una frase che spesso mi sento ripetere nell’ultimo periodo (oggi una mamma mi ha detto che anche M., una mia alunna di 3 anni vorrebbe fare un viaggio con me). Ovviamente non parto con tutti (anche per una questione di budget) ma questo viaggio è nato così, dalla voglia di 2 amiche di partire insieme.

Giorno 0.

Ho inseguito a lungo il viaggio in questa città e sto tornando per la quarta volta in una delle nazioni europee che più amo ( Francia, Grecia e Spagna appunto). Posti separati in aereo per me e “la Cate”.Io per il viaggio ho da scrivere, leggere, potrei guardare le mie serie TV preferite. Alla fine i pensieri seguono il filo dei ricordi: viaggi passati, episodi, compagni di avventure, incontri. Va a finire che come al solito mi assopisco.

Siviglia profuma: il taxi, i vicoli, l’hotel (mi confermo “prenotatrice” ufficiale di posti carini). Manuèl alla reception è gentilissimo (e carino) e la stanza ha un balconcino con i fiori. A cena tapas, cerveza e paella. Un colpo di fulmine per la Giralda.In un primo giro per il Barrio e Santa Cruz non puoi non incontrare dei baresi: “divertitevi ragazze”.

Giorno 1

Almeno una volta all’anno bisognerebbe andare in un posto in cui si parla spagnolo. Così, perché fa bene al cuore.

Oggi profumiamo di azahar io e la Cate (che ama lo jamon).

A colazione una conversazione improbabile con Almudena e poi il Real Alcázar a togliermi il fiato ed a bloccarmi la respirazione. Mai come oggi vorrei fotografare tutto, descrivere tutto. Lo stile mudejar, gli alberi di arance, i pavoni. E ritrovare elementi noti della Puglia e della Sicilia, normanni e svevi.

La Giralda non ha scale ma rampe, per permettere al sovrano di salirvi a cavallo. La cattedrale è la terza chiesa più grande al mondo e la più estesa cattedrale gotica. All’interno Goya, Zurbaran, Isidoro di Siviglia e L’ Immacolata di Murillo a cui collego “messaggi” inaspettati. E mi emoziono. Ancora.

Sevilla era il nucleo centrale dei rapporti col Nuovo Mondo: ripenso a Cuba; immagino i viaggi futuri. Un calabrese ci dà lezioni di vita sulle donne;il pranzo in stile spagnolo è alle 15. In Plaza d’Espana mentre ballano il flamenco un bimbo mi saluta e mi manda un bacio. Si chiama N…

Alla seconda sangria della giornata un attacco di ridarella ripensando alle diverse pessime figure del giorno e poi i vicoli alla ricerca della Carboneria per un autentico spettacolo in stile andaluso. E scoprire (o riscoprire)che Mercurio era il protettore dei viaggiatori…

Giorno 2

L’oggi ha il profumo già della nostalgia, fra il balcone di Rosetta del Barbiere di Siviglia e la Carmen di Bizet. Reprimo il mio istinto e non compro nè il mantillo nè la rosa per atteggiarmi a ballerina di Siviglia. Ma continuo a pensare che mi avrebbero donato molto.In calle de Sierpes l’idea era quella di fare shopping (shoppingare come dice Manuèl) ma la Domingo todo cerrado (e ricordo una domenica a Tarragona ed una a Barcellona). Il museo di belle arti però è aperto, gratuito ed è bellissimo. Murillo diventa il mio artista spagnolo preferito:faccio fatica a staccarmi dalla Madonna del “fazzoletto” perché i suoi occhi sono magnetici e sembra che il Bambino voglia venire in braccio a me. Una capatina al metropol parasol e poi a pranzo al mercato di Triana (su suggerimento sempre di Manuèl). Passeggiare davanti a Plaza de Toros (niente corride però) e alla torre dell’oro. Mangiare churros e inebriarsi di barocco alla chiesa del Salvador mentre le carrozze con i cavalli sostano all’ombra delle palme reali o portano in giro i turisti. Siviglia è la città dei segni.Ridiamo in aeroporto io e mi hermana perché la stanchezza mi prende e non riesco a smettere di sbadigliare. Al gate una puntata di una radio speciale, poi l’ultimo taxi verso casa.

E in testa la frase di Garcia Lorca “piensa que el mundo es pequeno

y el corazón es inmenso”.

Alcune informazioni pratiche:

-i taxi hanno dei prezzi abbordabili per cui vi consiglio di prenderne uno per raggiungere la città dall’aeroporto;

-In città i mezzi non “servono”, tutte le maggiori attrazioni turistiche sono raggiungibili comodamente a piedi;

-se volete vedere uno spettacolo di flamenco autentico dovete assolutamente andare alla Carboneria (locale molto easy e un po’ internato nei vicoli ma sicuramente di grande effetto);

-hotel in cui abbiamo alloggiato Hostal Santa Cruz (praticamente nel centro dell’omonimo storico quartiere): pulito, comodo,molto carino e personale cordiale;

-per tapas e cibo spagnolo: la sagrestia, la bodeguita de la Parihuela (Santa Cruz);bar antiguedades (nei pressi della cattedrale);casa Fundida (mercato di Triana);

-colazione da Salat and Sugar.

(Foto mie che più mie non si può!)

Una delle mie isole preferite: Ischia

Amo le isole, ma questo lo sapete già. Ed Ischia è una di quelle che mi piace particolarmente.

La parte che preferisco di più dell’isola (a parte il mare) è il castello aragonese e la vista d’insieme con il ponte che lo collega al resto dell’isola. Il ponte, lungo 250 m, fu costruito per la prima volta da Alfonso il Magnanimo e più volte rimaneggiato. La “versione attuale” più o meno risale al 1800. 5 ingressi danno accesso al castello al cui interno sono da ammirare la cappella e il monastero femminile con gli impressionanti “scolatoi delle monache” (sedili di pietra su cui i corpi delle suore morte si decomponevano e invitavano a riflettere sull’ importanza dell’anima).

L’isola è nota per le sue acque termali e per la sua argilla che però non ho avuto modo di provare.

Ischia può essere visitata via terra, ma pare che sia ancora più bella vista dal mare ammirandone i 6 comuni che la compongono.

Da vedere il Maschio, i Pilastri (antico acquedotto), le pinete (3 piccoli parchi).

Tocca tornarci…

(Foto dal web, le mie meglio evitarle…)

3 giorni in Ungheria: Budapest

Io e mio cugino ci siamo concessi uno dei nostri viaggetti insieme…

Giorno 1

Circa 3 gradi non sono pochi ma l’umidità è tanta e si gela. Ho il naso rosso e le mani congelate quando arriviamo su al Bastione dei Pescatori per godere della vista spettacolare. E ci credo! Prima abbiamo visto i mercatini di Natale, attraversato Váci Utca fino al ponte Elisabeth (si lei, la principessa Sissi) e poi il viale che costeggia il Danubio per arrivare al Ponte delle Catene. Il castello, la chiesa di Mathias, il Parlamento. Buda da una parte e Pest dall’altra. In ogni negozio di souvenir provare le scatole musicali con opere classiche(e non). Bere necessariamente tanta acqua e pit-stop frequenti. Le scale mobili sono veloci ma a pranzo il servizio lento. Le scarpe sul molo per le vittime dell’ Olocausto, Santo Stefano, un tramonto fenomenale e l’atmosfera natalizia. Dedicare tutte le canzoni romantiche ad una coppietta ignara. Il vin brûlé e il karaoke con una selezione casuale di musica italiana.

Giorno 2

Nevica. Fiocca piano quando usciamo per andare ai bagni Szechenyi e continua a nevicare mentre siamo immersi nelle vasche all’aperto con la temperatura dell’acqua a 34 gradi. La Sinagoga grande, un pranzo ungherese (gulash) e poi relax (si vede che non sono al massimo, altre volte non me lo sarei concessa). Poi ancora in giro per la paprika e qualche souvenir. Ormai conosciamo benissimo le stazioni metro e ci muoviamo senza consultare le mappe.

Giorno 3.

Trascorriamo la mattinata al mercato centrale, confrontando i prezzi della paprika, comprando salame (ungherese) e mangiando Langos. Poi una lunga passeggiata nella città che ha tutte le ragioni per essere definita “la Parigi dell’est”, fra boulevards alberati e palazzi eleganti. E nevica, poco ma nevica. Arriviamo a vedere il Palazzo del Museo delle Arti Applicate e la statua da poco eretta in onore di Bud Spencer.

Il New York cafè è davvero il caffè più bello del mondo e c’è anche il clarinettista che mi saluta mentre suona un pezzo accanto ad un violinista. In ogni città c’è qualcosa che mi resta più nel cuore e a Budapest mi sono innamorata dei ponti (soprattutto quello delle catene). Ma dopotutto questa città è tutta un ponte,sospesa così come è fra Oriente e Occidente.

Alcune info tecniche:

  • Abbiamo alloggiato all’Atlas hotel, a 100 m dalla stazione della metropolitana II Janos Papal Papa Ter ottima colazione a buffet, camera e bagno spaziosi.Rapporto qualità prezzo perfetto (3 stelle);
  • Ristorante kék rózsa (nei pressi della Sinagoga): abbondanti menu e piatti ungheresi a prezzi accessibili;
  • Ristorante Halasbastia: proprio sotto il Bastione dei Pescatori, con vista stupenda e menu turistici ma piatti molto curati.

(Foto mie)

Lourdes: fra i Pirenei e la spiritualità

Dei vari viaggi possibili (lavoro, relax, avventura, ecc.) ho avuto la possibilità di fare anche alcuni viaggi “spirituali” e questo è stato uno di quelli.

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Il Santuario

Giorno 1
Alla zip del mio nuovo zaino da viaggio ho attaccato il portachiavi che mi ha regalato una persona speciale.
Alla partenza un piccolo intoppo ma penso che sto partendo avendo appena ricevuto una bella notizia e nel giorno del primo anniversario della mia firma importante. La cittadina è un gioiellino e i Pirenei ricordano tanto alcuni paesaggi alpini o della Germania. I souvenir sono ovunque ma appena varcato il cancello del santuario regna solo un senso di sacralità. La Grotta ha una potenza suggestiva, è un dolore quasi fisico. Mi commuovo, piango. E quando migliaia di candele si alzano al cielo nel canto,ti senti parte di una grande famiglia.

Giorno 2
11 febbraio, 160 anni dalle apparizioni. All’11 febbraio sono molto legata perché in quel giorno alcuni anni fa (direi parecchi) ho sostenuto il mio primo esame universitario.
Quando esco è mattina presto, ho freddo. Dei ceri ardono in modo perpetuo per prolungare la preghiera dei fedeli. Il sentimento di tenerezza mi invade e mi permea, come il verde intorno a me: i prati e gli ippocastani.
Alle piscine ti metti a nudo materialmente e spiritualmente. L’acqua è talmente fredda che non pensi, non parli, e capisci che davvero ci sono certi momenti in cui le parole non servono. E quindi sto zitta, osservo e vivo i momenti.
La Via Crucis è ripida ma non ho più freddo perché c’è il sole che intiepidisce l’ascesa. La basilica di San Pio X è fra le chiese più grandi al mondo ma durante l’Adorazione, di migliaia di persone si ode solo il silenzio. A Lourdes tanti gli italiani che ci lavorano e tanti sono pellegrini.
Ho mangiato croissant, vol-au-vent e crêpes…direi che sono davvero in Francia.

Giorno 3.
Il diluvio ed io che cammino sotto la pioggia con un vecchio k-way rosso. Riconciliazione. Comunione. Mangiare baguette prosciutto e formaggio mi fa ripensare al mio viaggio a Parigi. A cena (alle 19) potage.Intanto faccio amicizia con 2 ragazzi di Bitonto. Ma le migliori chiacchierate sono in ascensore, in francese, con le vecchiette.

Giorno 4.
Ogni lastra di marmo che riveste la Chiesa della Madonna del Rosario è un ringraziamento, un ex-voto. I mendicanti sono pochi, abituata come sono ai grandi numeri di Roma. Qui non mi interessano i soliti abbinamenti: se ho le scarpe lilla e il piumino verde acido e se non ho il rossetto. Non porto nemmeno la borsa ma uno zaino sulle spalle. Non si sa come ma abbiamo fatto gruppo ed in aeroporto al ritorno siamo in 7 (e che novità!). Il maltempo sulla capitale causa un ritardo di 5 ore. Le amicizie nate nella condivisione e il taxi che ci riporta a casa.

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La Grotta di Massabielle

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Con mamma e papà

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Testimonianza di quanta pioggia abbiamo preso

(Foto mie, di mamma e di papà, il che è tutto dire!)

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita -1 Bere al nasone-

Da quasi 3 anni ho iniziato questo “progetto”. Ho preso in parola il libro di Ilaria Beltramme “101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita” ed ho iniziato a fare queste cose, in solitaria o trascinandomi dietro gli amici, in lungo e in largo per Roma, armata di macchina fotografica. Perché si, ogni cosa fatta è stata documentata fotograficamente e postata sui social con il numero di riferimento del libro. In attesa di concludere l’esperienza (me ne mancano 3!!!) condivido con voi questi 3 anni di avventure romane.

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Il nasone del Pantheon

 1 Bere al nasone

I nasoni sono le tipiche fontanelle pubbliche romane (certo in questo periodo di siccità alcune sono chiuse purtroppo).

Roma ha sempre avuto i suoi acquedotti, famosissimi e sopravvissuti in parte allo scorrere degli anni. Dopo l’unità d’Italia, dal 1870, si rese necessario un nuovo sistema di approvvigionamento idrico per far fronte alla crescita della popolazione. Nacquero così le fontanelle pubbliche che prendono il nome familiare di “nasoni” dalla forma tipica della cannella per bere, ricurva e con il forellino per far zampillare l’acqua.

Del primo modello pare ne siano sopravvissuti 3, ma io ne ho visto solo uno, quello proprio davanti al Pantheon (in foto), che orgogliosamente mostro a tutti coloro che accompagno nelle loro(e mie) passeggiate.  Se vi dovesse interessare, gli altri 2 si trovano in via delle Tre Cannelle e in via San Teodoro.

(Foto RIGOROSAMENTE mia!)