Calabria (tirrenica) 2019

Scrivere un post a dicembre su un viaggio fatto ad agosto non è il massimo della coerenza ma proverò a giustificarmi in più modi: 1 avevo scritto piccoli diari di viaggio ogni giorno e questo è un post riassuntivo; 2 è stato un periodo impegnativo; 3 il 2019 non è ancora finito e riesco a postarlo per il rotto della cuffia; 4 ho già detto che è stato un periodo impegnativo?

Giorno 1

Io, la mia valigia e il sonno accumulato nei giorni precedenti aspettiamo fiduciosi che ci recuperino sotto casa.

Via via che le murge dorate d’agosto sfilano davanti ai miei occhi la stanchezza si trasforma in entusiasmo. Un entusiasmo ancora più accentuato quando Luigi, con generosità,mi porta a Maratea per una breve sosta. La guida sportiva (e un pit-stop con la finanza)ci conduce quindi all’arroccata Grisolia, dove gli abitanti salutano tutti cordialmente. Lo sguardo spazia dai monti alle vallate, fino al mare.

Una botola segreta è l’occasione per un piccolo trasloco e per esplorare coraggiosi il sottotetto.

A Cirella l’acqua è limpidissima e la spiaggia di piccoli ciottoli mi riporta con la mente (e col cuore)ad un’altra spiaggia, quella di Barbati a Corfù.

Il sole al tramonto si tuffa nel mare. Poi Diamante, come una pietra preziosa mi conquista con i suoi vicoli decorati da mille murales, la musica dal vivo, i peperoncini.

Stasera la luna, d’argento, si specchia nel mare e sembra un po’ più vicina.

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Giorno 2

Scopro che le spiagge calabre non degradano dolcemente verso il mare ma l’acqua è subito profonda anche a pochi metri dalla riva. È così anche a Diamante, dove il treno scandisce il tempo con i suoi orari regolari, quando passa sui binari così vicini alla sabbia. Intolleranze pomeridiane.

A Scalea recuperiamo l’ultimo componente del gruppo e fra i vicoli del centro storico illuminati dalla luce giallognola dei lampioni, scopriamo che Il nome del paese deriva dalle innumerevoli scale che lo caratterizzano. E comunque…volete una rana pescatrice?

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Giorno 3

Sulla spiaggia di Praia a Mare una lezione improvvisata di geologia e tante pietre ricevute in regalo.

Nella calura del primo pomeriggio tre ragazze (chi saranno?)camminano sicure sulla pista ciclabile. Un ciclista le supera ma non è indignato come credevamo:”siete belle, però”.

Gli orari per la gita in barca sono alquanto arbitrari.

L’isola di Dino ormai è disabitata. Il resort voluto da Agnelli, da cui l’n era stata “acquistata” , è in disuso da 23 anni.

Nella grotta azzurra il riflesso della luce sulle pareti e sul fondale danno all’acqua un colore blu intenso. Quando il “capitano” della nostra piccola imbarcazione getta in acqua un po’ di pane, migliaia di pesci vengono a galla e popolano di guizzi la porzione di mare.

Un sentiero leggermente impervio ci conduce quindi con un po’ di trekking, alla spiaggetta dell’Arco Magno dove è possibile fare 4 bracciate.

Il tramonto che già amavo qui sembra più fotogenico: mi incanta, mi ipnotizza.

Traffico sulla via del ritorno. In pizzeria il volume delle voci del tavolo accanto è troppo alto e la temperatura dell’aria condizionata è inversamente proporzionale.

A casa dj set e hairstyle.

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Giorno 4

Svegliarsi di buon’ora e uscire a fare la spesa (senza fazzoletto sulla testa) così in spiaggia si possono mangiare le ormai consuete peschenoci fresche fresche.

Con il pedalò arrivare fino all’isola di Cirella (sotto la guida della nostra “capitana”)superare un limite nuotando nel blu dipinto di blu.

Per improvvisare un aperitivo sulla spiaggia basta la mia affermazione “ragazzi vado a comprarmi le patatine”.

Poi il quotidiano set fotografico al tramonto, con i soliti scarsi risultati.

Ritrovarsi alla sagra del cinghiale di Grisolia a ballare il Pam Pam (ok gli altri hanno ballato anche la salsa) e poi quattro chiacchiere fra comari in piazzetta: “Che cucina domani signora?”

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Giorno 5

Al mattino i cani abbaiano e la gente chiacchiera sotto le nostre finestre. Le curve della strada per salire e scendere da “casa nostra” ci sono ormai così familiari che ci mancheranno.

La prima parte della mattinata è un mix fra Donna Avventura e giochi senza frontiere. Ci arrampichiamo, scavalchiamo staccionate, saliamo pendenze per arrivare ai ruderi di Cirella e capiamo che si, Indiana Jones è femmina e fa tutto ciò con la gonna e le infradito, concedendosi un tocco glamour con gli occhiali da sole ed un cappello di paglia.

Le chiacchiere, le confidenze, l’amicizia e la sicurezza che si consolidano.

I sassolini grigiastri della spiaggia coprono i piedi di un velo sottile di polvere: da una parte il mare e alle nostre spalle la montagna, lievemente coperta di foschia.

I campani sono ovunque e pare che ognuno di noi abbia un amico o un conoscente da queste parti.

I book fotografici oggi si sprecano.

Cenare in un campeggio e perdersi sulla via del ritorno. “Vuoi una goleador?”

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Info pratiche

  • Per mangiare a Grisolia: jazz pub (più che altro un bar) e ristorante Pietra d’oro
  • A Diamante siamo stati al Lido Spiaggia d’Oro e per una pausa dolce da Cuore Matto o Anima Dolce.
  • A Praia a Mare: lido Elisa e Lido Buddha Beach (decisamente figo!)
  • A Santa Maria del Cedro consigliata Pizzeria da MARY
  • Ristorante Metamare a Scalea.
  • A Cirella Lido Garden Beach

Foto mie e dei mie compagni di viaggio

Robinson Crusoe

Ancora un’altra recensione ricavata da appunti di letture del passato.

Dopo Gulliver e L’isola del tesoro vi assicuro che smetto…almeno per il momento.

 

2011: E’ la storia di un giovane, che pur avendo ricevuto una educazione rigida e borghese, sente prevalere in lui il suo istinto di viaggio e parte quindi per conoscere il mondo. Tante saranno le avventure che vivrà: dall’essere fatto prigioniero dai pirati (che restano sempre i più affascinanti per me), al divenire capo di una piantagione di cotone, fino al  naufragio con tutti i modi che si inventerà per sopravvivere. E’ questa in realtà la parte centrale e più caratteristica del racconto.

Dopo un inizio che mi è sembrato un po’ noioso e abbastanza ripetitivo (soprattutto nelle parti in cui si descrivono le fatiche del protagonista per costruire qualsiasi cosa), ad un certo punto la storia mi ha presa. Anche se alcune frasi sono realmente reiterate come “non ci sono parole…”Altre parti invece sono più scorrevoli nonostante determinati passi non mi sembrano adatti ai ragazzi. Ne sono un esempio le riflessioni dell’autore su Dio, sul peccato, sulla conversione oppure gli episodi (per me inauditi) di violenza come l’uccisione dei gatti.

In generale leggendo il romanzo si ha l’impressione di rivedere le più note scene di naufragio di tanti film che sicuramente da questo testo hanno tratto ispirazione.

Mi è piaciuta molto la positività dell’autore che invita, anche nelle situazioni pegiori, a cercare qualcosa di positivo. In ciò  ho rivisto in parte il gioco della felicità di Pollyanna.

2019: Continua la serie delle mie affermazioni abbastanza bigotte. Trovo particolarmente interessante ed affascinante l’itinerario di viaggio del protagonista e le varie terre che visita\attraversa. Una piccola rivalutazione a livello psicologico del famoso gioco di Pollyanna: questo marcato ottimismo può funzionare per momenti brevi, poi rischia di diventare patologico e di portare ad una negazione degli eventi negativi. Ma questa riflessione va davvero troppo oltre: De Foe nel 1719 non ci avrebbe mai pensato.

Robinson Crusoe, D. De Foe, 1719

 

L’isola del tesoro

 

Continua la serie di recensioni ritrovate nel cassetto dei ricordi. Qualche giorno fa vi ho deliziati con I viaggi di Gulliver. Ora tocca al noto libro di Stevenson…

 

2011: E’ la storia dell’Hispaniola che salpa alla ricerca del tesoro del pirata Flin fra avventure rocambolesche, alleanze, ammutinamenti, scontri, fortini e navi alla deriva.

Devo ammettere che è stato un po’ difficile stare dietro al raccontosoprattutto per i molti nomi presenti. Inoltre, forse condizionata da altri libri o film pirateschi, mi sarei aspettata un’avventura maggiore.

Ho apprezzato molto l’attenzione educativa dell’autore nei confronti dei ragazzi: spesso cita le famose bestemmie dei filibustieri senza però riferire mai di quali brutte parole si tratti.

2019: Resta invariato il fascino che i pirati esercitano su di me, così come il mio amore, ampiamente proclamato e rinomato, per le isole.

Confermo il commento già fatto per i Viaggi di Gulliver: ma quanto ero bigotta?!

L’isola del tesoro, R.L. Stevenson, 1883

(foto dal web)

Ponza e il primato della mia isola preferita

Il fatto che adoro le isole è ormai assodato. Ponza, assieme ad un’altra isola di cui poi vi parlerò, si contende il ruolo di “mia isola preferita”.

Siamo nel mar Tirreno (provincia di Latina)equesta isola dà il nome all’arcipelago delle isole ponziane.

Ponza è un insieme di spiagge e calette raggiungibili noleggiando uno scooter, invasi dal colore giallo e dal profumo delle ginestre.

Fin dal periodo romano fu utilizzata come luogo d’esilio e stessa sorte le toccò in epoca fascista.

Il porto, le case colorate, la passeggiata sopraelevata sul lungomare vi incanteranno al primo sguardo. Non potrete poi resistere al fascino delle varie calette, in particolare Cala Feola e Cala Fonte, dalle acque cristalline.

Chiaia di Luna è uno spettacolo: una spiaggia protetta da un’alta parete di tufo, raggiungibile via mare o tramite un tunnel d’epoca romana (ahimè attualmente la zona è impraticabile  a causa di un incidente).

L’isola è raggiungibile tramite traghetti e aliscafi da Formia e Terracina e in estate è collegata con Ischia, Napoli, Anzio, Ventotene e S. Felice Circeo.

(foto mie e delle mie compagne di viaggio)

La mia Sicilia

Nel titolo il remake de “la mia Africa”. Che pretese di grandezza! Ovviamente scherzo e spero di non offendere la sensibilità di nessuno quando aggiungo degli aggettivi possessivi a dei luoghi. È il mio modo per esprimere il legame speciale che ho con essi e per definire la mia esperienza in quel determinato luogo.

Sono stata in Sicilia due volte, a distanza di molti anni l’una dall’altra e sempre invita/visita guidata. La prima volta, con la mia classe del liceo abbiamo fatto un bel giro.

Messina: la porta dell’isola che dà il nome allo stesso stretto. Importante caposaldo sotto i Normanni, angiolina e poi aragonese. Rasa al suolo da un terremoto nel 1783 e da un maremoto nel 1908 che fece 80000 vittime (questi dati mi colpirono molto visitando la città). Poco resta delle vestigia antiche (ulteriormente colpite dalla seconda guerra mondiale). Da vedere il Duomo, la Fontana di Orione, il Museo Regionale e la chiesa della SS. Annunziata dei Catalani, legata ai Normanni ed si motivi del Romanico isolano ( Cefalù e Monreale) e del sud Italia (Ravello, Amalfi, Troia).

Taormina: uno dei fiori all’occhiello dell’isola. Di origine greca e poi ancora florida con gli Arabi ed i Normanni. Da visitare sicuramente il Teatro Greco, il Duomo, il Castello, la Badia vecchia ma soprattutto mi è rimasta negli occhi (e nel cuore) la terrazza panoramica di piazza 9 Aprile.

Giardini Naxos: una località archeologica ed una marina bellissima.

Agrigento è la Valle dei Templi, la maestosità di quelle costruzioni e lo stupore che suscitano i templi in stile dorico (dedicati a Giove, Castore e Polluce, alla Concordia e ad Ercole). Nel IX secolo, sotto la dominazione araba, assunse il nome di Girgenti, che conservó fino al 1927 quando prese l’attuale nome. Fra i suoi cittadini illustri il filosofo Empedocle e Pirandello. Città notissima, oltre che per i templi della Magna Grecia, anche per la Sagra del Mandorlo in fiore.

Siracusa: ha una piccola isola, Ortigia, che è praticamente saldata alla terraferma. Siracusa fu uno dei più importanti centri della Magna Grecia, subì la dominazione araba e normanna. Di rilievo la cattedrale, la fonte Aretusa, il teatro greco e l’anfiteatro Romano e soprattutto il mio luogo preferito: l’orecchio di Dioniso. Si tratta di una cavità naturale nella roccia, così nominato dal mio amato Caravaggio perché ha la forma di un padiglione auricolare e straordinarie qualità acustiche. Pare infatti che il tiranno della città vi rinchiudesse i nemici e ascoltasse le loro conversazioni dall’esterno.

Le gole dell’Alcantara: un monumento di roccia basaltica generato da un’edizione circa 2400 anni prima di Cristo. Prendono il nome di gole perché per circa 500 m presentano larghezza di 5 e altezza di 70 m e vi scorre il fiume Alcantara che ha levigato le pareti dandogli lucentezza. Vi si accede tramite ascensori o seguendo un pittoresco sentiero panoramico. Attenti all’acqua…è gelida!

La seconda volta in Sicilia è stata in occasione di un viaggio studio durante il mio corso di laurea specialistica.

Palermo: la culla dei Normanni e degli Svevi. Una delle emozioni più forti della mia vita è stata salire sui ponteggi del restauro della Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni.

Nella bellissima cattedrale, in un sarcofago di porfido rosso, riposano i resti mortali di Federico II (che tanto amo). Bellissima la cappella di Santa Rosalia, patrona della città.

Di ascendenze arabo-normanne le chiese di San Giovanni degli Eremiti e di Santa Maria dell’Ammiraglio (Martorana), la Zisa, la Cuba e la Piccola Cuba.

Merita una visita la Galleria Regionale della Sicilia (con opere di Antonello da Messina), la famosa Fontana Pretoria davanti al Palazzo Senatorio (oggi sede municipale), il convento e la cripta dei Cappuccini.

Monreale è il suo Duomo dalle due torri in facciata e dall’abside finemente decorato da splendidi mosaici. Alle spalle dell’abdide (il mio preferito) c’è un negozietto artigianale in cui ho comprato degli orecchini con minuscole tessere di mosaico (per la serie souvenir).

Cefalù: un borgo turistico incantevole ed una cattedrale normanna altrettanto nota (anche qui profusione di mosaici ed archi incrociati nelle decorazioni).

Come avrete capito amo questa terra. Oltre al fatto che si tratta di un’isola e, inutile ripeterlo, ho un debole per le isole, la Sicilia è calore, accoglienza, buon cibo ( in primis cannoli, panelle, arancini/e -niente dispute sul maschile/femminile).

Ho tantissimi amici siciliani e non si offenderanno se non avrò parlato in questo post dei loro paesi e città. Io scrivo di ciò che conosco.

E conosco la loro solarità, i sorrisi, i colori scuri arabeggianti o gli occhi e capelli chiari dei Normanni, la loro amicizia sincera…Tutte cose che hanno ereditato dalla loro terra.

È una regione che mi piace talmente tanto che a breve ci tornerò, è una delle mete dei viaggi in programma per questo 2018 (piccola anticipazione…)

(Foto dal web…i cimeli degli anni passati lasciamoli ai musei)

La perla del Tirreno: Capri

Continuo a dichiarare il mio amore per le isole e questa volta vi porto a Capri, il posto che nell’idea comune è l’isola mediterranea per antonomasia.

Il mare rappresenta la vita dell’isola.

Abitata fin dal Paleolitico (scoperte archeologiche lo dimostrano), poi colonia greca, passata sotto il dominio di Romani, Longobardi, Normanni e Spagnoli. Contesa fra Francesi e Inglesi durante le guerre napoleoniche, tornerà ai Borbone e quindi sarà annessa al Regno d’Italia.

Marina Grande è il porto principale e la vetrina a cui chi arriva sull’isola dà un primo sguardo. Per raggiungere Capri è carino utilizzare la funicolare, un mezzo insolito e un po’ fuori tempo ma che permette di farsi un’idea generale del luogo magico in cui ci si trova.

Ma Capri è essenzialmente nota per la Piazzetta, i Faraglioni e l’intrico di stradine che ricorda l’assetto medievale dell’isola.

La Piazzetta (Piazza Umberto I) è detta anche teatrino o salotto del Mondo. Punto di ritrovo e passaggio obbligato per i turisti (più o meno vip: es. Jackie O. e Liz Taylor), questa piazza sorge al posto dell’antica acropoli greca. Oltre la Torre dell’orologio, già campanile della cattedrale, lo sguardo spazia dal belvedere fino ad Ischia. La chiesa di Santo Stefano attira invece l’attenzione per le sue cupole dal sapore orientale.

I Faraglioni di Capri sono i Faraglioni con la F maiuscola, simbolo per eccellenza dell’isola. Facili da raggiungere in barca, soggetti preferiti dei fotoamatori (per quanto ami la fotografia credo che rinuncerò perché nel faraglione più esterno vive una specie rara di lucertola azzurra, che sarà pure rara ma resta sempre il soggetto delle mie fobie). Magari un giro fra le 67 grotte, prima fra tutte la grotta Azzurra dalle atmosfere cerulee causate dal filtrare della luce.

Di grande attrattiva la strada panoramica da percorrere a piedi (Via Krupp), la Certosa di S. Giacomo, il Palazzo di Tiberio, Anacapri e la cosiddetta scala fenicia.

Buona visita!

(Foto dal web. Le mie volutamente non pervenute)

Una delle mie isole preferite: Ischia

Amo le isole, ma questo lo sapete già. Ed Ischia è una di quelle che mi piace particolarmente.

La parte che preferisco di più dell’isola (a parte il mare) è il castello aragonese e la vista d’insieme con il ponte che lo collega al resto dell’isola. Il ponte, lungo 250 m, fu costruito per la prima volta da Alfonso il Magnanimo e più volte rimaneggiato. La “versione attuale” più o meno risale al 1800. 5 ingressi danno accesso al castello al cui interno sono da ammirare la cappella e il monastero femminile con gli impressionanti “scolatoi delle monache” (sedili di pietra su cui i corpi delle suore morte si decomponevano e invitavano a riflettere sull’ importanza dell’anima).

L’isola è nota per le sue acque termali e per la sua argilla che però non ho avuto modo di provare.

Ischia può essere visitata via terra, ma pare che sia ancora più bella vista dal mare ammirandone i 6 comuni che la compongono.

Da vedere il Maschio, i Pilastri (antico acquedotto), le pinete (3 piccoli parchi).

Tocca tornarci…

(Foto dal web, le mie meglio evitarle…)

Corfù: l’isola che c’è

Agosto 2016: un last minute senza troppe aspettative che si trasforma in un bellissimo viaggio. Luoghi, colori e persone a cui mi sono molto affezionata.

corfù grecia

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Giorno 0: occorre più tempo da Toritto a Cozze che da Palese a Corfù. Certo poi ci possiamo impiegare 2 ore dall’aeroporto all’appartamento. Un po’ di luce in più per strada non guasterebbe ma l’isola è l’isola. E io amo le isole!

 

Giorno 1: Paleokastritsa. Il nostro mezzo di trasporto è rosso fiammante ed è un quad (ma si scrive così?)e noi con i caschi e gli occhiali da sole siamo davvero fighe. Dalla nostra abbiamo la capacità di chiacchierare anche con le pietre anche se preferiamo fare nuove amicizie, conoscere un parruHiere tosHano e, perché no, incontrare per caso 2 conoscenti torittesi su questa incantevole spiaggia.

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Giorno 2: Barbati. La colonna sonora a colazione è stata profetica ” Girls Just want to have fun”. E potevamo infatti farci spaventare da qualche nuvola e non raggiungere queste acque cristalline? E soprattutto da “esperte conoscitrici” (beh sono già 2 giorni no?)dell’isola dare indicazioni ai nostri amici e ritrovarci li. E se anche il vento e la pioggia in serata ci hanno fatto visita a noi basta pensare che stamattina una farfalla ci ha scelto e si è delicatamente posata su di noi!

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Giorno 3: Sidari, Canal d’amour e Capo Dastris.
Vivere in infradito è un sogno. E la spesa meglio farla al mattino,quando il paese,mooolto slow,non si è ancora svegliato e ripreso dalla notte brava. L’entroterra ha il suo fascino e profuma a tratti di eucalipto e di pini . Fanghi gratuiti,una bella scarpinata e…”se prima eravamo in 6 adesso siamo in 8″(si ok, eravamo partite in 2). Riunione a casa da noi, un cocktail al kumquat, shisha e…”no ma i caschi qui la sera non si mettono”.

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Giorno 4. Glyfada, Pelekas e il Trono dell’ Imperatore.
Colazione sul balcone prima di incontrare gli altri del gruppo ormai denominato “gli amici di Checco” per l’evidente somiglianza fisica e caratteriale fra Mauro e il comico nostrano. I massaggi e le risate. Tante risate, da far male ai fianchi e da allenare gli addominali. Un selfie col “morto” e poi su, ad aspettare che il sole tramontando tinga di rosso il mare e le montagne. Nell’attesa una chiacchierata con un vecchio veneSSiano ci sta. Torniamo a casa infreddoliti, con i teli mare sulle spalle, rimproverati dalla polizia per aver sostato dove non si poteva (per cercare di vedere gli aerei decollare). Pazienza…ci consoliamo e coccoliamo con una pyta e una mytos!

Giorno 5. Kassiopi, Agios Stefanos e Kerasia
Ormai non temiamo nemmeno le salite e le strade sterrate e se serve si parla francese al telefono con un receptionist in un hotel svizzero. Ma perché tante api? Ah beh,il miele è un prodotto tipico. A pranzo una bella mussaka, a cena italian style (più che altro per i tempi di attesa). “E quindi uscimmo a riveder le stelle”(ma i pipistrelli e i gatti vanno bene lo stesso?)

corfù grecia

Giorno 6. Kalami e l’Achilleion
Gli ulivi sono ovunque come a casa mia e davanti a quasi tutte le case c’è un pergolato con una vite o un bouganville. Della Grecia abbiamo preso uno degli aspetti che l’hanno fatta grande: la democrazia. Insieme si decide cosa fare, dove andare, quando vedersi. Ma siamo riusciti a fare gossip anche qui! Salti incredibili nello spazio e nel tempo fra la principessa Sissi e gli aerei che ti passano praticamente in testa mentre li guardi atterrare a naso in su su un molo.Qui è così…consulti le mappe, leggi le indicazioni e vai…

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Giorno 7. Kerkyra, Dassia, Dafnila
Corfù Town è il pittoresco greco: scorci di mare fra stradine e scale che si inerpicano e si annodano fra loro, bancarelle, profumi, nazionalità che si incontrano. Christos è greco ma ha studiato a Bari e il 28/08 si sposa, i nuovi arrivati sono di Foggia: grandi amici in 5 minuti…La Tizinbirra e lo jogurt miele e noci. Una piccola chiesa su una micro penisola e una foto da biker. I pesciolini tropicali per i massaggi ai piedi e lo “strigno” forte conseguente. Al check-in: -quanti siete?-8!

Epilogo: il blu non è il mio colore preferito ma il blu-Grecia lo adoro. È quel colore particolare del mare, dei tetti di alcune case, delle strisce delle bandiere che sventolano ovunque con grande orgoglio nazionalistico. È il blu di occhi che spiccano su visi arsi dal sole, di pietre e vetri su gioielli dorati alle bancarelle. È un blu diverso…è il blu Grecia.

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(Foto mie o di questi pazzi compagni di viaggio!)