101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 11 Convertirsi a Santa Maria del Popolo

…ma anche andare in “pellegrinaggio” a S. Luigi dei Francesi, Sant’Agostino, Galleria Borghese, Musei Vaticani, Galleria Doria Pamphjli: nei luoghi che custodiscono opere di Caravaggio a Roma.

san pietro

 

Sarò banale ma Caravaggio è uno dei miei artisti preferiti (credo lo inserirò nella famosa lista delle cose che amo, non so ancora se prima o dopo dei campi di grano). Forse da una storica dell’arte ci si aspetterebbe un apreferenza più ricercata, più di nicchia. Ammetto che ci sono artisti meno noti che mi piacciono ma allo stesso tempo non posso esimermi dall’adorare Michelangelo Merisi, che giunse a Roma da Caravaggio (Lombardia) e ne sconvolse il panorama artistico.

Preso a benvolere dal Cardinal Del Monte, l’artista non era molto amato in città per il suo carattere fumantino e per la schiettezza della personalità che emergeva anche nelle sue opere.

Basti pensare alla Morte della Vergine (oggi al Louvre) in cui Maria ha le sembianze di una prostituta annegata nel Tevere, o alla Madonna dei pellegrini in Sant’Agostino ove il volto della Vergine è senz’altro quello di una prostituta molto nota nei rioni romani. E che dire dei piedi sporchi degli stessi pellegrini o degli aguzzini nella crocifissione di san Pietro( proprio a Santa Maria del Popolo)? E l’angelo che guidava la mano di San Matteo mentre scriveva il Vangelo? Pensate che la prima versione venne rifiutata perchè ritenuta “sacrilega”. Finì nella collezione Giustiniani, poi a Berlino, e qui fu distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. E il sedere del cavallo in primo piano a Santa Maria del Popolo?

Tutti elementi troppo innovatori e rivoluzionari, ma che squarciarono le “abitudini” della pittura italiana, proprio come la luce, protagonista delle opere del maestro, squarcia i fondi scuri e fa emergere quelle figure tanto realistiche e tanto innovative.

(foto dal web)

 

Da Giotto a De Chirico: i tesori nascosti -Castello Ursino-Catania

Non ci siamo fatte mancare nulla nel nostro we catanese: abbiamo inserito anche la visita a questa interessantissima mostra a cura di Vittorio Sgarbi.

Oltre 150 capolavori dell’arte italiana: Giotto, Caravaggio, Ribera, Antonello da Messina, Guttuso, De Chirico, De Pisis…

Opere chiuse in depositi o in collezioni private e che quindi non sarebbero visibili al pubblico.

Bellissimo ritrovare anche qui il mio amato Caravaggio nella Maddalena addolorata (particolare della morte della Vergine esposta al Louvre).

La cornice per questo evento è il Castello Ursino, voluto da Federico II, dalla storia lunga ed affascinante, ed oggi sede del Museo Civico. In esposizione reperti archeologici, vado a figure nere e rosse, epigrafi, dipinti…

Se passate a Catania inseritelo nel vostro itinerario. Se ci andrete entro il 20 Maggio potrete vedere anche la mostra!

(Foto mie)

Omar Galliani: Intorno a Caravaggio- Gallerie d’Italia- Milano

Ripropongo una foto postata nell’articolo sulla mostra l’Ultimo Caravaggio. Sono le parole che l’artista contemporaneo dedica alla Sant’Orsola di Caravaggio.

Omar Galliani ha un forte debito formale ed emozionale nei confronti dell’artista del 1600 e ciò emerge tanto nelle 10 tele esposte ed in particolare in Rosso Cadmio, legata a doppio filo con la tela del maestro esposta nello stesso museo.

Omar Galliani è il potere del segno, è l’uso del disegno che prevale sulla pittura, è l’inserzione simbolica di un anello nel trittico (rappresenta la fede nuziale che la santa rifiutó ed allo stesso tempo la fede nell’arte).

Le mie opere preferite sono quelle che creano un rapporto fra il materiale e l’immateriale: una piuma sotto il particolare di San Matteo e l’angelo; la tela lacerata vicino al Sacrificio d’Isacco; un pezzo di stoffa sporco di “sangue” accostato alla Decollazione del Battista.

Ancora una volta una mostra di arte contemporanea che mi ha piacevolmente colpita. Che mi stia convertendo?

(Foto mie e dal web)

L’ultimo Caravaggio (eredi e nuovi maestri)-Gallerie d’Italia- Milano

Io, dichiaratamente innamorata del sommo maestro Merisi (che sarebbe Caravaggio) esco dalla mostra e commento: ” Ma sti genovesi? Non hanno minimamente colto la portata innovativa di questo pittore e poi si sono lasciati influenzare da uno Stom qualsiasi. Che poi chi era questo Stom?(la risposta è “un pittore fiammingo del 1600” ma per me ma per me poteva pure essere il cantante di un gruppo rock.

Torniamo seri. La mostra, che parte dal capolavoro “il martirio di Sant’Orsola” dipinto da Caravaggio pochi mesi prima di morire, vuole dare risposta ad un interrogativo: può esistere una storia dell’arte in Italia fra 1610 e 1640 senza Caravaggio?

Mentre a Roma, Napoli e nell’Italia del Sud il maestro Lombardo trova ampi echi, questa mostra mette in evidenza che non avviene lo stesso in altre città quali la stessa Milano e Genova (da qui la mia espressione iniziale che esortava i genovesi). Ne è un esempio la tela di Strozzi con la rappresentazione dello stesso soggetto di quella di Caravaggio, affiancata a quest’ultima, ne è totalmente diversa.

Fra seguaci del Merisi (Battistello Caracciolo, Ribera) e autori nuovi (Strozzi, Procaccini, Van Dyck, Vouet e l’ormai noto Stom) l’esposizione analizza la situazione artistica di inizio Seicento in 3 città: Napoli, Milano e Genova, passando attraverso la committente della famiglia Doria.

Fenomenale l’ultima cena di Procaccini, proveniente da una chiesa genovese e qui esposta dopo il restauro realizzato dalla Fondazione Centro per la Conservazione è il Restauro dei Beni Culturali “la Venaria Reale” di Torino.

Bellissime le parole dedicate alla tela di Caravaggio da Omar Galliani (in mostra con una “monografica” nella stessa “location”):

“Ci raggiungono sempre quando la notte ci avvolge le tue ultime parole mescolate ai colori e alla trementina che brucia la gola…

L’ultimo Caravaggio, Gallerie d’Italia (Milano) fino all’ 8 aprile 2018

(Foto mie!)