Quattro chiacchiere con i ragazzi di Close to eternity

Ci siamo conosciuti online in questo periodo di lockdown e la loro storia mi ha talmente colpita che ho deciso di farveli conoscere attraverso una piccola intervista. Immaginate un van che ha percorso migliaia di km ed ora è bloccato in una cittadina dell’Argentina…Loro sono Diana e Marco di Close to eternity

1 Innanzitutto benvenuti su Viaggiatrice da grande. Presentatevi:  parafrasando il film “Non ci resta che piangere”…Chi siete? Cosa portate? Si ma quanti siete?

Prima di tutto Carmen ti ringraziamo per questa intervista. Siamo Diana e Marco, 34 e 32 anni di Mantova e Ferrara. Ci  sono molte etichette che ci si può affibbiare: siamo full timers, ovvero viaggiatori a tempo pieno; siamo van lifers ovvero persone che vivono in un van. Siamo viaggiatori di lunga durata: abbiamo iniziato a viaggiare 7 anni fa lasciando il lavoro, la casa, gli amici e la famiglia e da allora giriamo il mondo. Quindi siamo bloggers, youtubers, fotografi, dronisti…un po’ di tutto.

In realtà siamo soprattutto due persone semplici con molta voglia di vivere e un grande desiderio di libertà.

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2 Come è nata la vostra avventura?

La nostra avventura è nata in un modo poco ordinario e soprattutto le due storie sono nate separatamente. Io, Diana, sono partita perché l’ultima ditta per cui avevo lavorato era andata in fallimento ed era la terza ditta in 4 anni che falliva. Stanca del sistema, della crisi economica e di essere presa per i fondelli (diciamo che qui ci sarebbero state parole un po’ più colorite di Diana e le ho un po’ edulcorate)ad un certo punto mollai tutto. Usai i soldi del mio TFR e un po’ di risparmi che avevo messo da parte e partii per i Balcani in autostop. Al tempo Marco non lo conoscevo ancora ma partii con un ragazzo brasiliano che conobbi su  couchsurfing e assieme viaggiammo per tre mesi per i Balcani e la Turchia, solo in tenda, campeggio selvaggio, autostop e host di couchsurfing. Dopo di che tornai in Italia per tre mesi per preparare il mio grande viaggio di sola andata e partii per 8 mesi per l’Asia. Marco ed io viaggiammo insieme per la metà di questi mesi perché ci eravamo conosciuti nel frattempo, nei tre mesi di “sosta” in Italia, usando mezzi di trasporto locali, come backpakers, con molto couchsurfing e notti in ostelli. Quindi tornammo in Italia per qualche mese per terminare i nostri progetti, perché Marco aveva solo preso aspettative dal lavoro, e  doveva concludere tutte le nostre situazioni pendenti. Messe a posto le nostre cose partimmo per l’Australia dove abbiamo vissuto per 2 anni con un visto vacanza/lavoro. Lì abbiamo iniziato a lavorare come cocktail bartenders (abbiamo fatto la scuola a Sydney)per hotel 5 stelle ed una famosa distilleria internazionale di whisky. Quindi abbiamo iniziato a reinventarci trovando qualcosa che davvero ci piacesse fare nella vita. Già questo ha significato molto per noi. Il nostro problema era che, per quanto amassimo l’Australia, è molto difficile ottenere un visto di residenza permanente quindi ci siamo spostati in Nuova Zelanda sempre con un visto vacanza/lavoro e così abbiamo messo da parte i soldi per compiere il grande viaggio nelle Americhe in cui siamo coinvolti ora.

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3 Qual è stato il vostro ultimo progetto?

Non c’è un vero e proprio scopo in questo viaggio.

Con i soldi messi da parte, facendo 2/3 lavori contemporaneamente  abbiamo comprato un van e abbiamo deciso di autocamperizzarlo. È un ford del 2004 da 14 posti. Abbiamo tolto tutti i sedili e le plastiche ed abbiamo iniziato la conversione, quindi impianto elettrico con pannelli solari, frigorifero, cucina con due fuochi, impianto idraulico con una tanica dell’acqua da 113 litri. Abbiamo tutti i comfort che si possono desiderare, persino una doccia calda che possiamo fare in esterno, elettrica e che funziona con 2 pile e l’attacco alla bombola del gas di 9 kg. Il van non è grande ma proprio per questo permette di muoversi liberamente anche per le stradine più anguste del Sudamerica, e allo stesso tempo è un luogo confortevole in cui stare, soprattutto in questo periodo di coronavirus.

Siamo partiti da Miami dove abbiamo comprato il veicolo e poi abbiamo guidato fino a Quebec in Canada e a Prudhoe Bay in Alaska, il punto più a nord dell’intero pianeta raggiungibile in auto. Da lì abbiamo seguito più o meno la costa ovest lungo la strada Panamericana fino ad Ushuaia, il punto più a sud del pianeta raggiungibile in auto. Arrivati lì ci siamo fermati una settimana in “celebrazione” ma non siamo riusciti ad imbarcarci per l’Antartide perché stava iniziando il coronavirus e quindi abbiamo iniziato la risalita verso nord attraverso la costa atlantica. Il coronavirus ci ha quindi bloccati in Patagonia Argentina.

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 4 Che canali utilizzate per far conoscere i vostri viaggi?

Il nostro canale principale è sempre stato Facebook. Tutti i nostri canali rispondono al nome di Close to eternity e ultimamente Youtube sta andando per la maggiore perché essendo bloccati non è facile scattare foto interessanti per Facebook. Per quanto lì continuiamo a condividere tutti i nostri pensieri e riflessioni, Youtube sta prendendo largo piede sia dal punto di vista della gratificazione economica che delle nostre avventure. È sicuramente un social molto impegnativo perché richiede un sacco di tempo e di lavoro, però allo stesso tempo dà molto più l’idea di quello che stiamo passando in questo momento e anche vedere le varie avventure di viaggio è sicuramente  esilarante.

Abbiamo anche Instagram in cui postiamo foto e soprattutto c’è il blog in cui scriviamo in inglese tutte le nostre guide di viaggio.

Poi c’è Patreon che è un social apposta per i nostri volontari/supporters che mensilmente decidono di farci delle donazioni e lì si postiamo foto di retroscena, riflessioni più intime che magari non si possono destinare ad un pubblico più grande.

Infine abbiamo Polarsteps, un’app che attraverso il GPS permette a tutti di vedere dove siamo in tempo reale e quindi anche tutte le statistiche di viaggio, i km, i Paesi, i viaggi passati. Però è ad accesso limitato e destinato al nostro pubblico patron, quindi chi fa donazioni. Curare ben 6 social è un lavoro mastodontico soprattutto se lo si fa, come noi, in 3 lingue: italiano, inglese e spagnolo.

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5 Al momento siete bloccati in Argentina e state facendo la quarantena in un campo sportivo. Raccontateci un po’ le vostre giornate, ma anche, soprattutto, le vostre sensazioni.

Siamo rimasti incastrati in una cittadina e la protezione civile ci ha gentilmente fornito un luogo in cui stare gratuitamente: è un centro sportivo dismesso, fuori uso e che è stato molto “rimaneggiato” dai tifosi ( finestre e porte rotte, non c’è acqua calda nelle docce, non c’è il riscaldamento,e qui sta arrivando l’inverno). Quindi è un posto adatto a chi ha un van, va bene come pun to di appoggio in quanto dà accesso all’acqua ed al bagno dove scaricare le acque nere. Per il resto siamo qui senza wifi, il che condiziona moltissimo le nostre giornate.

Innanzitutto cerchiamo di tenerci in forma e di fare almeno 6000 passi al giorno in questo campo di calcio con erba sintetica. Per il resto i social sono un impegno grandissimo e la maggior parte della giornata è dedicata alla cura dei nostri social in primo luogo perché la gente in questo periodo di quarantena ha bisogno di distrarsi e quindi i nostri follower sono molto più attivi del solito e più in contatto con noi, e poi perché filmare e montare tutto quello che stiamo facendo qui è comunque un grande lavoro. Quindi tanto del nostro tempo trascorre davanti al computer o alla videocamera.

Altra cosa  che facciamo è telefonare molto ad amici e genitori perché sentiamo che è necessario. Addirittura ci siamo resi disponibili con i nostri follower per dare un supporto psicologico per gli anziani, per chi stesse affrontando la quarantena da solo o fosse in condizione di depressione o ansia: possono inviarci il loro numero whatsapp e noi li chiamiamo (tenendo conto ovviamente del fuso orario) per fare compagnia. Infatti noi a chi ci segue non diamo il nome di follower ma famiglia close perché ci hanno aiutato in momenti duri del viaggio, quando stavamo per mollare tutto (tipo in Bolivia, quando siamo rimasti incastrati nella guerra civile con la trasmissione rotta) e noi in questo momento vogliamo esserci per loro. Ecco perché della nostra giornata 4/5 ore almeno le trascorriamo al telefono con loro. Inoltre ci siamo buttati in un altro progetto (perché non ne avevamo abbastanza) ed abbiamo creato un gruppo di whatsapp di italiani bloccati in Argentina per coordinare tutte le persone che cercano di rientrare e quelle che cercano di rimanere. Quindi anche moderare questa chat è impegnativo, con circa 250 messaggi al giorno, e noi che cerchiamo di fare da imbuto e ponte di collegamento fra queste persone e la Farnesina e i Consolati. È in corso anche una campagna mediatica per cercare di far conoscere  la situazione degli italiani bloccati in Argentina e quindi facciamo ad esempio delle interviste.

Per ciò che riguarda i sentimenti: c’è estrema indecisione e ansia da parte nostra, noi non vorremmo tornare in Italia per proseguire il nostro viaggio e non abbiamo un problema di tempi perché possiamo aspettare che la situazione migliori. Però hanno comunicato che la vendita di tutti i voli commerciali è vietata fino a settembre quindi si ha sempre il dubbio di non poter rimpatriare nel caso avvenga qualcosa di brutto. L’Argentina è in una situazione economica estrema e se non si troverà un accordo andrà in fallimento, ovvero in banca rotta e questo porterà seri problemi anche a livello di sicurezza personale con un aumento di povertà e criminalità e scarsa incolumità per noi che giriamo con un veicolo con targa statunitense. La loro moneta sta crollando e sarebbe la decima bancarotta in 20 anni , il coronavirus ha dato un brutto colpo ad una economia già di per sè non molto stabile. Quindi se già siamo considerati untori, poichè italiani e con veicolo degli Stati Uniti,   poi ci vedranno come “ricchi” non sapendo che non lo siamo nella realtà. Dovremmo stare molto più attenti anche se dovessimo riprendere a viaggiare. Questo è un problema molto serio e stiamo cercando di valutare bene tutte le conseguenze , i pro e i contro di ogni eventuale decisione che potremmo prendere.

Close to eternity

6 A proposito di Argentina. 3 cose per voi imprescindibili da fare/vedere in questo Paese per chi, quando si tornerà a viaggiare, deciderà di visitarlo…

A causa del coronavirus non abbiamo ancora visto tutta l’Argentina quindi non possiamo dare un’opinione  approfondita, ci manca tutta la parte a nord di Mendoza.

Sicuramente la Patagonia che sembra un’immensa distesa di pampa ma è pienissima di fauna: ci sono i guanacos simili ad alpaca, i nandù che sono dei piccoli struzzi, moltissime volpi. C’è anche una fauna marina eccezionale: pinguini, leoni marini, orche, balene. La Patagonia è sicuramente da vedere con un veicolo per rendersi conto delle immense distanze che ci sono: vivere la pampa e non solo spostarsi in aereo da un punto all’altro.

La seconda cosa è  la Tierra del Fuego perché Ushuaia è una cittadina piccola e carina ma ha tantissime escursioni che si possono fare nelle vicinanze: battute di pesca, andare a  vedere i pinguini, impianti sciistici, corse con i cani da slitta, trekking, parchi nazionali, laghi, pesca alla trota…ce n’è abbastanza anche per due settimane.

La terza cosa è quella che fa rivivere la me bartender, quindi legata al mondo degli alcolici: le vinerie di Mendoza, culla del Malbec e altri vini tipici di questa zona. Ci sono ben 3 valli famose per il vino e Mendoza è il posto principale per i vini in tutto il Sudamerica, assieme a qualche altra località cilena.

Grazie mille amici di close to eternity e vi auguro di poter portare a termine il vostro viaggio senza intoppi e in sicurezza.

Close to eternity

(Le foto stupende che fanno da corredo all’intervista me le ha mandate Diana)

Se vi va di seguirli li trovate.

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Polarsteps

 

Viaggiare con i 5 sensi

Per viaggiare davvero si devono usare tutti i sensi…

Vista: non basta vedere, bisogna guardare, osservare, avere uno sguardo curioso. Lasciarsi incantare e stupire dal nuovo, dalla diversità e percepire tutto ciò come un arricchimento. Quante volte mi sono affacciata alla terrazza del Pincio o sono passata davanti a San Pietro? Eppure lo stupore e la meraviglia nei miei occhi sono sempre nuovi…

Udito: sentire ed ascoltare i suoni ed i rumori, le musiche, le parole, le lingue di chi ci cammina accanto… Il caos del traffico di New York, lo sciabordio delle onde del mare a Corfù, la voce del barista sulla spiaggia di Varadero “Dime mi amor” mentre in sottofondo c’è Nek che canta (si, a Cuba).

Gusto: assaggiare, provare, sperimentare gusti e sapori nuovi che esprimono l’essenza di una città o di un popolo. Tutto ciò aiuta a comprendere ed apprezzare. Il gusto paradisiaco dei pasteis di Lisbona e il più buon curry würstel di Berlino ad Alexander Platz…

Tatto: toccare è il senso primordiale. La morbidezza dei tessuti e le asperità delle rocce…e attraverso il contatto si mette in moto l’energia. La corrente fortissima a Cayo Blanco, la pelle liscia dei delfini, il freddo della neve a contrasto con l’acqua calda delle terme di Budapest.

Olfatto: riuscite a sentire l’odore dei ricordi? La memoria olfattiva influisce sulle emozioni e si imprime in maniera indelebile, legandoci a persone, oggetti, luoghi che non dimenticheremo mai. Il profumo del pane appena sfornato a Parigi, le azalee a Siviglia e le ginestre a Ponza. Ma anche l’odore non proprio piacevole fra le vie di New York in agosto…

E voi? Quale senso utilizzare maggiormente in viaggio? A cosa sono legati i vostri ricordi?

I viaggi del 2018

“La memoria è un selezionatore naturale: ti consegna senza molti sforzi di scelta, senza neppure l’ombra del rimpianto, il “best of”, la “top ten”.”(G. Romagnoli, Solo bagaglio a mano)

Ecco cosa la mia memoria ha scelto per il 2018:

Siviglia, uno spettacolo di flamenco alla Carboneria, il sole a febbraio, la sangria ad ogni pasto. Mi sono innamorata dell’Alcazar e di Murillo e finalmente ho fatto un viaggio con la mia ermana.

-Tornare a Milano e vedere un potporri di gente per l’aperitivo: dall’amica storica aloe ragazze del master passando per un caro amico del paese. E sotto la guida di Caterina scoprire posti nuovi e deliziosi.

– Ancora un ritorno: questa volta in Sicilia. A Catania ho scalato l’Etna innevato, mangiato arancini/e e cannoli come se non ci fosse un domani e fatto amicizia con una deliziosa ragazza sarda.

-Volentieri sono tornata anche a Firenze per rivedere gli Uffizi, mangiare una fiorentina e bere un po’ di Chianti con mio cugino (si ho comprato anche una borsa ma c’era da aspettarselo)

I primi bagni al mare quest’anno in lungo e largo sulla costa laziale, da Santa Marinella a Ladispoli passando per Latina.

-Un po’ di New Jersey nella mia tappa statunitense: Bayonne, Jersey City, Hoboken, Newport, Newark. Una padrona di casa che è una vera amica è tutta la sua meravigliosa famiglia.

– Il sogno di New York: guardare la città dall’alto dei grattacieli, attraversare il ponte di Brooklyn e scoprire di avere una lontana parente che era passata da Ellis Island. La statua della Libertà, il MoMa, il Metropolitan…

Toronto ed i parenti ritrovato o conosciuti per la prima volta. Essere ospite in una trasmissione radiofonica per parlare del blog e della Puglia. Le cascate del Niagara, gli scoiattoli ed i corn.

Ancora la Toscana nel mio settembre: scoprire Prato ed essere citata dall’account volgoprato di Instagram per una mia foto (il mio account è carmensavino). E poi partecipare ad un matrimonio alla Certosa di Pontignano (Siena).

Vienna è la Sacher torte, Sissi, il bacio di Klimt. L’assaggio di inverno a Schonbrunn e il Kunsthistotisches Museum.

A Monte Livata ho imparato a sciare (o almeno ci ho provato), e come il classico dei clichè ho flirtato col maestro di sci.

-Ho ideato con le mie colleghe un progetto scolastico che ci sta tanto appassionando; ho collaborato con il Fai nelle Giornate di Primavera; ho fatto un’esperienza lavorativa collaterale che mi ha fatto conoscere ancora meglio la città è incontrare nuova gente.

– Ho festeggiato il mio compleanno su una terrazza romana modello Grande Bellezza (con un po’ di pioggia) e poi secondo Round a casa mia in Puglia. Con altri 3 compleanno importanti in famiglia: 30,60 e 80 anni.

-Ho avuto l’emicrania e sono andata dal dentista a Spinaceto.

-Sono tornata ragazzina con la musica dei Thegiornalisti.

-Ho detto tanti si ed un NO coraggioso con cui ho chiuso una situazione sentimentale che credevo chiusa già nel 2017 (ma ahimé al cuore non si comanda),

-Ho pianto di gioia al matrimonio di mia sorella, tanto che pensavo di disidratarmi…

Cosa mi riserverà il 2019?

Ho 2 viaggi prenotato (per uno partiró fra pochissimi giorni) ed altri 3 in definizione, a cui associo un colpo di testa che sta prendendo piede nel mio cervellino…

Ho i biglietti per 2 superspettacoli ed un amore grande da testimoniare…

So dove vorrei andare e le cose che mi piacerebbe fare ma so anche che probabilmente andrò altrove e farò altro.

Come dice Romagnoli: ” Avere sempre con sè il piano B, conservare un lato flessibile, adattarsi a quel che non si era progettato e teorizzato, equivale a sedersi a fianco dell’uscita di emergenza, pronti a entrare in azione”.

Ed io, da qualche anno sono sempre pronta!

3,2,1…Buon 2019!

E Buon Viaggio!

(Foto mie)

Il mio viaggio a New York

In questi giorni un po’ più tranquilli(i primi dopo il mio rientro) finalmente riesco a scrivere un post riassuntivo dei miei 10 giorni trascorsi a New York.

Empire state building New York

Day 1

Il previsto e l’imprevisto che movimenta il viaggio e la vita e aumenta l’esperienza ed il curriculum del viaggiatore. Però quando sono troppi sono troppi. Lo scalo è una totale disorganizzazione e nell’attesa provo a consolarmi con un bluberry muffin. 10000 controlli e farne uno con i documenti incrociati. E Finalmente il taxi giallo.

Chiedetemi la cosa più assurda e di sicuro oggi mi è capitata. Anche svegliarmi di colpo all’atterraggio e vedere come prima cosa il Manatthan Bridge illuminato…

macy's New York

Times sqare New York

saint Patrick New York

5th Avenue New York

Central Park New York

New York

Day 2

“Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa…e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire…Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo…la vedeva…Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e,…si girava verso di noi, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui, l’America. La sera, dopo il lavoro, e le domeniche…prima aveva in mente qualcosa in compensato, poi…gli ha preso un po’ la mano, ha fatto l’America…è il destino quello. Quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello è da lì alla lingua, fin dentro quel grido AMERICA, c’era già, in quegli occhi, di bambino, tutta l’America. Lì, ad aspettare.” (A.Baricco)

Bayonne: il suo porto e le sue casette a schiera, quelle tipiche americane col patio davanti all’ingresso e le scalette. E poi New York, bandiere a stelle e strisce ovunque. Esco dalla metro e resto senza parole, bastano 10 secondi e la città mi rapisce. Come dice Roger “New York ti colpisce in faccia come un treno”. E io capisco che tutti i racconti fatto dalla gente non riusciranno mai a descrivere the big apple, e probabilmente nemmeno le mie parole ci riusciranno. La città è fotogenica: l’Empire state building, il rockfeller center, Times square, bradway, la 5 avenue, saint patrick. A central park mi siedo all’ombra e prendo appunti per il blog. Intanto dei ragazzi giocano a baseball. Poi all’improvviso la pioggia: rinunciamo a ripararci e camminiamo sotto l’acqua, tanto nella città delle 1000 contraddizioni piove col sole e si passa dall’afa al freddo siberiano dell’aria condizionata. Le chiacchiere scorrono a fiumi fra ricostruzioni di alberi genealogici, racconti del passato, ombrelli regalati e corse della metro gratis. E TERESA si conferma una grande, grandissima amica.

Day 3

Facciamo conoscenza con i famosi outlet americani ed in macchina il sottofondo musicale è quello dei Pooh. Poi uno sguardo allo Skyline della città e il primo incontro con la statua della Libertà da Harbor View 9/11 Memorial Park.

Il pool party è davvero cool in una casa che incarna alla perfezione il sogno americano. Sulla via del ritorno gli scoiattoli, i cervi e i clown nella macchina accanto…

New Jersey

New York vista dal New Jersey

new Jersey

Day 4

Colazione decisamente americana con pan cake, mirtilli e succo di mela così da affrontare con il massimo delle energie la città che non dorme mai. La metropolitana è un po’ complicata ma fattibile e può capitarti di incontrarvi chi vende biscotti, chi stira e chi sfreccia in skate.

Il MET è enorme, rispecchia la città che lo ospita: eclettico, enciclopedico. Espone opere famosissime che mai avrei pensato di vedere in vita mia. Mi incanto davanti a Renoir, Caravaggio, Modigliani, Van Gogh…ed apprezzo molto la sezione dell’antica America ed Oceania oltre ad una mostra originale che lega riti cattolici e moda.

Poi al Guggenheim a farci girare la testa salendo e discendendo nella sua struttura elicoidale.

Qui è tutto smisurato e scattare foto che comprendano gli edifici per intero è difficilissimo.

Gli indirizzi sono street o avenue preceduti da un numero ordinale ma noi, imitando i nostri amici Italo-americani “abitiamo ad 8 strade”.

Metti insieme 5 baresi (3 da Toritto, 1 da Sannicandro ed 1 da Bitetto) e la serata svolta alla Sex and the city, fra Frank Sinatra e Buddy il Boss delle torte.

sciroppo d'acero

Metropolitan New York

modigliani, Metropolitan New Yorkmetropolitan New YorkRenoir Metropolitan New YorkMetropolitan New Yorkmetropolitan New YorkMetropolitan New YorkGauguin metropolitan New YorkCaravaggio Metropolitan New Yorkguggenheim New Yorkguggenheim New Yorkcentral Park New YorkNew JerseyNew York dal New JerseyNew York dal new Jersey

Day 5

La città ai nostri piedi dall’alto dell’Empire state building e del Top of the Rocks. Poi un giro nel Rockfeller Centre (più che altro perdersi…).

Chi ride quando dico che incontro gente che conosco ovunque non ci crederà ma ci sono riuscita anche a NYC: un ragazzo italiano, blogger di viaggi, che seguo da non molto tempo sui social. E ovviamente il tipo della security, sul grattacielo, era di Bari.

Al Moma alto rischio di sindrome di Sthandal davanti alla “notte stellata” e alle “demoiselles d’Avignon”. Ma i book shop dei musei americani quanti sono grandi?

Un salto alla Trump Tower e poi…Colazione da Tiffany.

Giornata caratterizzata da scherzetti con i mezzi ma la frase più detta è stata sicuramente: “ io la odio questa aria condizionata! Fa freddo!”(ed in termini non sempre così pacifici ed educati).

Empire state building New Yorkmanhattan New YorkRadio City New YorkPicasso MomaVan Gogh MomaMatisse MomaMoma New YorkWarhol Moma New York

Day 6

16,8 km. A piedi.

Sulla High Line uno spuntino di metà mattina con gelato/biscotto artigianale al gusto di red velvet e burro d’arachidi. Intanto qualcuno si bagna i piedi in un ruscello artificiale o prende il sole su lettini di legno che scorrono sulle vecchie rotaie del treno. Comincio a trovare le risposte al perché questa città sia così spettacolare: qui puoi vedere cose davvero mai viste. È geniale.

Il Chelsea Market assomiglia al mio amato mercato centrale (Roma e Firenze)ma è molto, molto più grande.

Ci riposiamo un attimo ad Union Square, l’arca di Noè di NY, fra banchieri, studenti, manifestanti, perdigiorno…

Il flat iron è ancora più bello che in fotografia ed ha davvero tutti i numeri per essere il preferito di qualcuno.

Ma la mia esperienza da sogno è attraversare il ponte di Brooklyn, scendere a Dumbo e trovarmi nel punto esatto in cui è stata girata una delle più famose scene di “C’era una volta in America”. Ed è subito:

-“Che hai fatto in tutti questi anni Noodles?”-

-Sono andato a letto presto!”-

higl line New yorkhig line new yorkcelsea New Yorkcelsea new YorkFlet iron New YorkBrooklyn bridge New YorkDumbo Brooklyn New YorkBrooklyn Bridgeoculus New York

Day 7

9/11 Memorial: 2 vuoti in cui perennemente scorre dell’acqua ed al di sopra, simbolo di rinascita, svetta la Freedom Tower. Costeggiamo in silenzio i muretti, accarezzando i nomi incisi, bagnati da lacrime di pioggia. Qua e là delle rose bianche, omaggio alle vittime nel giorno del loro compleanno. L’emozione è forte.

Poi l’incontro ravvicinato con Lady Liberty ed un salto a Wall Street.

La città ed i suoi odori (non sempre buoni)…

L’umidità si taglia a fette mentre passeggiamo fra Chinatown, Little Italy, Nolita, Soho e Tribeca.

Ed eccoci da Macy’s, i grandi magazzini, primi al mondo per dimensione.

Sono ancora qui a NY ed ho già voglia di tornarci…

Freedom tower New Yorkmemoriale torri gemelle New Yorkmemoriale torri gemelle New YorkPier New YorkManhattan New Yorkstatua della libertà New YorkBrooklyn bridge New Yorklittle italy New Yorklittle Italy New Yorklittle Italy New York

Day 8

Rincorriamo per tutto il giorno i nostri amici ma non riusciamo a beccarci.

Nel Memorial Museum 9/11 capiamo che ci sarà sempre un tempo prima ed un tempo dopo l’11 settembre. Gli occhi si fanno lucidi rivivendo le storie e guardando l’installazione che cerca di ricordare il cielo azzurro su NY in quel fatidico giorno. Una frase cita Virgilio “Nessun giorno ti cancellerà mai dalla memoria del tempo”.

Oggi la statua della Libertà è vicinissima e le emozioni continuano ad Ellis Island. Il museo dell’immigrazione fa rivivere in modo interattivo l’arrivo degli emigranti negli Usa e le procedure di accoglienza che si svolgevano su quest’isola.

Il tramonto è sull’Hadson. “Good evening” alle vecchiette della casa di riposo, come ogni sera, tornando a casa. E poi dare e ricevere saluti da Toritto.

Museo 11 settembre New YorkEllis island New Yorkstatua della libertà New YorkEllis Island New YorkEllis Island New YorkWall street New YorkEllis Island New YorkWall street New York

Day 9

I programmi della giornata potrebbero subire dei ritardi se uscendo dalla metro incappi in una gioielleria con delle super offerte.

L’autobus hop on hop off è incluso nel New York city pass quindi tanto vale farsi un giro ed approfittare per vedere cose non ancora incontrate lungo il percorso.

Central Park è un labirinto ma riusciamo a trovare Strawberry Fields, il mosaico dedicato alla memoria di John Lennon.

Poi qualche ora sul set di “una notte al museo” ( il museo americano di storia naturale) e un sano (sanissimo) hot dog.

Una maratona per concludere la giornata e trovarsi a chiacchierare in inglese con le commesse. E pensare che la frase più detta in questi giorni era stata “sorry can you repeat…sloowly!”Che progressi!

Che siamo italiane ce lo leggono in faccia(dicono da come siamo vestite e come camminiamo). E anche noi riconosciamo gli italiani.

A cena chiacchiere a go-go,gossip Torittese oltreoceano e musica italiana.

Central park New YorkMuseo di scienze naturali New YorkStrawberry field cental park  New YorkNew YorkTimes square New Yorkmadame troussaud New Yorkdonats new jerseynew jersey

Day 10

L’emozione del racconto di una bellissima storia d’amore.

Uno spostamento in aereo, un cruciverba in lingua, ricongiungimenti familiari.

Se almeno una volta nella vita si dovrebbe vedere NY, almeno una volta all’anno si dovrebbe andare in America

Alcuni consigli:

– i souvenir comprateli a china town e Little Italy, sono sicuramente più economici;

– se vi propongono di far scalo a Chicago non accettate: l’aeroporto è totalmente disorganizzato nella gestione dei controlli e dei transit;

-sconsiglio anche di viaggiare con Alitalia (il mio amico stuart mi odierà per questa cattiva pubblicità) ma noi ci siamo trovate in situazioni davvero spiacevoli;

– anziché cercare un alloggio in città provate a cercarlo in New Jersey, sulla sponda opposta del fiume: in 30 minuti, con il treno Path siete a Manhattan. E risparmierete sicuramente;

– consigliatissimo l’abbonamento NY City Pass con diverse proposte in base ai giorni di permanenza in città: comodo e vantaggioso!

Have a Good trip!

(Foto mie e della mia compagna di viaggio)

ViaggioSerena

L‘altra sera sono uscita con Serena. Un’insegnante, giornalista, plurilaureata. Una donna colta, spigliata, forte e determinata. Ma soprattutto una viaggiatrice vera. Una viaggiatrice doc.

Prologo. Due anni fa ci siamo incontrate per caso io e Serena, ma a questo punto, sempre più spesso credo che nella vita il caso non esista e noi due dovessimo incontrarci quel giorno lì, quello in cui abbiamo firmato insieme il nostro contratto a tempo indeterminato. Poi in questo tempo ci siamo seguite a vicenda sui social e abbiamo imparato a conoscerci ed a stimarci, a volte in modo tacito, altre volte esprimendo a gran voce la reciproca ammirazione e la voglia di vederci e raccontarci. Ci siamo anche aiutate e supportate in un’altra prova ed abbiamo gioito per i risultati positivi raggiunti da entrambe.

2018. L’altra sera finalmente queste due “blogger” si sono viste. ViaggioSerena ha incontrato Viaggiatricedagrande. ViaggioSerena è la pagina Facebook di questa mia amica ed esprime al meglio quella che è la sua personalità e i suoi viaggi come scelte di vita. Non potrete capire se non andrete subito a darci un’occhiata.

Durante tutta la serata l’ho guardata con ammirazione come un modello da emulare. Ho ascoltato i suoi suggerimenti come quelli di una sorella maggiore. Consigli di viaggio dati a me, proprio a me, non a caso su posti belli da vedere. Dati a me come Carmen, con le mie caratteristiche, che lei, pur conoscendomi poco, ha saputo cogliere e valorizzare. Ci vuole grande sensibilità per fare una cosa del genere e lei ne ha davvero tanta.

E soprattutto non mi sono mai sentita inferiore (nonostante davvero difronte a lei io sia una viaggiatrice in erba).Ero invece completamente a mio agio ed ho cercato di non perdermi neanche una parola fra quelle dette.

Eravamo 2 persone con molte cose in comune ma allo stesso tempo molto diverse che, davanti ad un trapizzino ed una birra (in realtà io ne ho bevute 2), hanno parlato del passato, del presente e del futuro, dell’America e dell’Asia, dell’amore, della religione, delle blogger vere, delle applicazioni che ti mostrano la percentuale di mondo che hai visto…

Epilogo. Serena mi ha dato un compito importante e che mi riempie d’orgoglio: creare per lei ed il suo compagno un itinerario di 3 giorni in Puglia. Mi metto al lavoro!

P.S.

Non abbiamo foto dell’evento perché eravamo troppo impegnate a viverci. Così, come immagine per questo post ho “rubato” una delle sue ultime foto postate su Instagram e sulla pagina. Andate a guardare le altre, ha una gallery davvero interessante.

Facebook: ViaggioSerena

Prendere le distanze

Ci ho messo il mare fra me e te. Tanto mare. Quello vicino a Roma e quello della Puglia. L’oceano. L’America.

Fra me e te ho messo delle stagioni, 4.

5 paia di scarpe nuove, le ho allineate una accanto all’altra. E poi ci ho aggiunto 3/4 borse, che quelle non sono mai troppe e fanno volume.

Ho messo due feste di compleanno perché ormai funziona così e lo festeggio sempre almeno due volte.

Fra noi ho messo 3 nascite, un primo compleanno, un matrimonio importante (2 se consideriamo anche quello dei Ferragnez).

Ci ho messo tante valigie: fatte e disfatte, più e più volte. Tanti, Tantissimi km su e giù, in lungo e in largo. Treni, aerei, auto.

Ho messo sorrisi fra noi, amici, 2 cover band, qualche cocktail, un po’ di birre e di bicchieri di vino. Canzoni nuove, amici veri, film, abbracci e lacrime. Belle notizie e brutte notizie.

Sono riuscita persino ad infilarci emicranie e coliche renali, e per non farci mancare nulla, anche qualche messaggio di improbabili spasimanti.

Un bel mix. Una catena.

Una cena stellata, andate e ritorni, partenze.

Una trasmissione alla radio, articoli sul blog, baci umidi di bambini. Fra me e te.

Ci ho messo i segreti e le confessioni, le pizze, le settimane di lavoro e i week end. Gli orari del nuoto. Un anno scolastico finito ed uno nuovo di zecca. Torte e regali. Notti insonni, risate a crepapelle, mostre e musei. Cose grandi, enormi, e cose piccolissime (anche un geco). Tanti libri, i miei vicini, la famiglia e persino il mio edicolante preferito.

Ci ho messo la vita fra me e te.

Ho preso le distanze.

Poi, ti ho rivisto.

(L’immagine è del grande Gianluca Gallo, tratta dal suo libro “Finchè regge il cuore”)

Toronto (giorno 18)

Piove. Diluvia mentre chiudo in valigia la mia esperienza di questo meraviglioso viaggio, i ricordi, l’amore. Il telefono squilla in continuazione, la gente va e viene per un saluto.

Sofia mi regala un cuoricino fatto di baci e mi chiede “ Vai via? Ma quando torni?”

Le rispondo con un sorriso emozionato.

Toronto (giorno 17)

Sentirsi a proprio agio in ogni casa, perché c’è chi fa di tutto per farti sentire a casa.

Ricevere un regalo da sogno.

Ascoltare le storie del passato e restare affascinata da un passaporto del 1925.

Dare consigli da fashion Addict in una cabina armadio da far invidia a Carrie e Chiara Ferragni.

Scoprire che i Crabs sono uno dei miei cibi preferiti e cantare in coro “il ragazzo della Via Gluk” come ninna nanna.

Come si fa a non lasciare qui pezzi di cuore?

Toronto (giorno 16)

Sperimento anche l’ozio: leggere un libro mentre prendo il sole in giardino.

Poi al barbecue siamo in 31.

I primi saluti, i primi abbracci, le prime lacrime.

Persone prima note solo dai racconti e dalle fotografie. Ora sulle foto sorridiamo insieme, abbracciati.

Ho deciso: domani non mi trucco, gli occhi mi bruciano quando il mascara si scioglie…

Toronto (giorno 15)

Il franch toast a colazione non l’avevo ancora mangiato ma mi è piaciuto.

Il brunch è a casa di Sandy e Lori, “mangiacake style” dicono loro, per me davvero ottimo.

La fissa di mister Rocco per le cicorielle: le vede ovunque.

Comprare qualche altro souvenir e fare alcuni acquisti su commissione.

Al ristorante greco una doppia sorpresa.

La giusta conclusione della serata è la festa degli italiani,ospiti d’onore i Santo California. E io che canto a squarciagola “tornerò” assieme a circa 30000 persone. Età media 70 anni.