101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 16 fare il giro dei caffè più buoni della città

Ho cominciato questo progetto delle 101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita un po’ di anni fa, quando mi sono trasferita in città. Il libro lo conoscevo già ma venendo a vivere qui ho deciso, come vi ho già raccontato nel primo post dedicato al progetto, di visitare tutti i luoghi nominati e postare una foto sui luoghi nominati e postare una foto sui miei canali social (Facebook e Instagram). Poi è nato il blog e da lì la voglia e la necessità di raccontare.

Ma veniamo al capitolo in questione…

Parliamo di caffè…Io non sono mai stata una grande consumatrice di questa bevanda. Fino a circa una decina di anni fa la mia assunzione di caffè si limitava a qualche goccia nel caffellatte al mattino. Poi, quando ho iniziato ad insegnare, è diventato un modo per fare gruppo con le mie colleghe e ritagliarci una pausa nel lavoro.

Ancora oggi mi limito alla porzione del mattino appena sveglia e ad un solo altro caffè (massimo 2) durante la giornata poiché, iperattiva come sono, rischierei di avere poi grandi difficoltà nell’addormentarmi.

Non posso negare però di aver riscoperto il valore conviviale di questo liquido scuro e di aver capito come esso sia realmente l’occasione per rivedere amici e parenti e scambiare due chiacchiere. Se poi il caffè è anche buono le chiacchiere sono migliori…

Sebbene in Italia la patria indiscussa del caffè sia Napoli e nonostante la prima macchina per L’Espresso fu inventata a Milano, anche Roma si distingue nella preparazione di questa bevanda.

Due sono i luoghi epici nella capitale per il caffè: Sant’Eustachio e Tazza D’Oro.

Nel caffè Sant’Eustachio ci sono stata un paio di volte: una volta in tempi non sospetti, quando ancora non vivevo in città è una seconda volta in questi anni, quando ci ho accompagnato una mia amica per farle vivere l’esperienza della specialità del luogo. Sto parlando del Gran Caffè, rigorosamente con le iniziali in maiuscolo. Un caffè servito già zuccherato è ricoperto da una spessa cremina (se lo si senza zucchero occorre dichiararlo in precedenza). Il bar, nell’omonimo rione, non lontano dal Senato, non è molto grande e all’esterno, sulla pittoresca piazzetta, sono sistemati 5/6 tavolini, sempre stracolmi di autoctoni e turisti. Il personale ha tutte le caratteristiche di chi lavora in un caffè a Roma: cordialità e simpatia.

Questo caffè esiste dal 1938: la tostatura avviene nel locale e la materia prima può anche essere acquistata in loco, in comodi sacchetti, da portare a casa. Si fa onore il caffè Sant’Eustachio poiché è sostenibile: acquista i prodotti in modo solidale e responsabile attraverso l’Altromercato (vedi approfondimento a fine post). Il caffè è comprato ad un prezzo giusto e si viene a creare una relazione commerciale duratura che favorisce lo sviluppo dei progetti locali di cooperative situate in Repubblica Domenicana, Brasile, Guatemala ed Etiopia, sempre nel rispetto dell’ambiente.

Mosaici ed arredi qui sono tutti originali e l’apparecchio per la tostatura a legna, del 1948, è ancora funzionante.

Ammetto che questo caffè mi sta molto a cuore, forse perché sono molto legata al santo di cui porta il nome, poiché ne ho parlato nella mia tesi di laurea triennale. Ma di ciò trovate un piccolo approfondimento alla fine del post.

Spostiamoci un po’ e raggiungiamo Piazza delle Rotonda, con il suo maestoso Pantheon, li dove svetta anche un’altra delle 101 cose da fare a Roma di cui vi ho già parlato.

Lì di fianco sorge il secondo caffè sul podio: il bar Tazza d’Oro. La sua specialità è la granatina con panna, a cui si è aggiunta la versione più calorica con panna sopra e panna sotto. Ma i puristi del caffè potranno certamente gustare anche la bevanda nella sua classica tazzina, senza farsi distrarre dalla vita romana che imperversa tutto intorno. Una vera chicca, che non si può fare a meno di notare, è il distributore automatico fuori dal bar: per chi avesse urgenza di miscela arabica, chicchi di caffè o addirittura di tazzine e macchinette per preparare la calda bevanda.

Non mi sento di esprimere il mio giudizio su quale sia il mio preferito ed il migliore fra i due ma mi discosto un po’ dal capitolo del libro in questione e aggiungo un terzo caffè da tenere in conto: l’Antico Caffè Greco. Un caffè d’altri tempi, sito in via Condotti dal 1760, nato come una sorta di rivoluzione nella Roma non ancora abituata all’assunzione di questa bevanda. È stato questo il luogo in cui hanno sorteggiato caffè da Casanova a Goethe, da Keats a Shelley e persino Shopenhauer, Stendhal e Silvio Pellico. Fino ad attori di Hollywood del calibro di Paul Newman e Audrey Hepburn. Due curiosità da mettere in evidenza: alcuni artisti avevano l’abitudine di utilizzare l’Antico caffè Greco come fermoposta, facendo arrivare qui la propria corrispondenza. Altra cosa degna di nota è una delle cinque sale di cui è composto il locale: la sala Roma è completamente affrescata con vedute di Roma classica realizzare nel 1897 dal pittore vedutista Vincenzo Giovannini.

Se ancora non ne avete abbastanza di caffè e bar, per uno sguardo più ampio su quello che è il panorama dell’offerta in città, vi consiglio il libro “i bar a Roma” di cui ho già scritto in un precedente post su questo blog.

Io un’idea su quale possa essere il mio caffè preferiti me la sono fatta. E voi? Cosa ne pensate?

La foto è mia di qualche tempo fa.

Approfondimenti

Altroconsumo: consorzio nato nel 1989 è formato da 120!organizzatori. Non ha fino di lucro e promuove in Italia il commercio equo e solidale. Infatti finanzia, produce e commercializza prodotti alimentari che provengono da Africa, Asia ed America Latina. Inoltre ha il compito di sensibilizzare sui problemi di disparità economica far il nord ed il sud del mondo. Oggi conta più di 100 Botteghe del Mondo con oltre 230 punti vendita in Italia. Con i suoi circa 3000 volontari impegnati, é la prima organizzazione in Italia per il commercio equo e solidale e la seconda al Mondo.

Sant’Eustachio: santo martire romano vissuto fra il I e il II secolo. Dalla leggenda è identificato con il generale Placido un pagano poi convertito al cristianesimo. La conversione avvenne perchè, durante una battuta di caccia, egli vide un crocifisso fra le corna di un cervo che pertanto è diventato suo simbolo e suo attributo iconografico.

Il presepe dei netturbini (Roma)

Quando tutto ciò sarà finito, se non ci siete mai stati (ma se ci siete già stati è sempre bello tornarci)dovete assolutamente uscire dai soliti percorsi turistici e fare una sosta in questo luogo.

Presepe dei netturbini: natività

Siamo in zona San Pietro, dalla parte di via Porta Cavalleggeri, non lontano da via Gregorio VII.

In alcuni spazi dell’Ama il Signor Giuseppe (ex netturbino in pensione), dal 1972 ha realizzato una natività senza eguali. Con l’aiuto dei colleghi, in 3 mesi ha completato la sua prima opera. Da lì la nascita di un capolavoro conosciuto in tutto il mondo, una mostra perenne e un luogo di preghiera. Tanto famoso da essere visitato anche dal beato Giovanni Paolo II e dalla beata Madre Teresa di Calcutta. Giovanni Paolo II vi era particolarmente affezionato e ne ricordava tantissimi particolari.

Presepe dei netturbini. ParticolarePresepe dei netturbini. Particolare

A me in particolare hanno colpito le migliaia (circa 2300) pietre provenienti da tutto il mondo (e anche dalla Luna) incastonate alla base della scena sacra. Nella mia ultima visita ho avuti l’onore di parlare direttamente con l’artefice di tutto ciò, il signor Giuseppe. E fra una foto e la recita di una poesia (componimenti scritto da lui) gli ho chiesto se posso portargli una pietra del mio paese, Toritto e se la metterà nella sua opera. La risposta è stata positiva quindi cercherò di tornare a breve e farli dono di un pezzettino delle mie origini. Che grande onore far parte di questo simbolo di unione e fratellanza fra i popoli!

Presepe dei netturbiniPresepe dei netturbini

Ogni anno il presepe si arricchisce di particolari: circa 100 abitazioni realizzate in tufo e selce (il materiale dei sanpietrini) con tanto di finestre, porte, un comignolo che fuma. 3 fiumi (9.50 m complessivi), 54 m di strade, 7 ponti, 18 m di acquedotti con 38 arcate. L’acquedotto più piccolo è stato realizzato con frammenti della facciata e del colonnato di San Pietro donati nel 1979 dal cardinale Noè in occasione del restauro della Basilica. E poi ancora una grotta con stalattiti, il cielo stellato, sorgenti d’acqua, 730 gradini (pietre da San Pietro, Betlemme, Greccio e San Giovanni Rotondo), 50 sacchi cuciti da una nobile romana con all’interno sale e cereali. 270 personaggi, 163 pecorelle, cani, buoi, cammelli, asini…

Presepe dei netturbiniPresepe dei netturbini. Genealogia di Gesù

Nella sala si possono anche ammirare una serie di dipinti.

Nel 2011, in occasione dei 40 anni del presepe, è stato realizzato un dipinto che mostra l’evolversi della professione del netturbino e il bollo celebrativo dell’evento.

Fra i visitatori illustri anche Paolo VI (1974), Benedetto XVI (2006), i cardinali Angelo Sodano, Tarcisio Bertone, Gianfranco Ravasi, Giulio Andreotti (1991) e Giorgio Napolitano (2007).

Nel 2012 anche la Madonna pellegrina di Fatima ha sostato davanti al presepe.

Presepe dei netturbini. Saggina.Presepe dei netturbini. Pietra lunare

Incontrare il signor Giuseppe Ianni è un’esperienza unica. 80 anni passati da un po’, lui chiacchiera, racconta della sua famiglia ed episodi legati al luogo (dal ramo secco fiorito alla statua di Maria arrivata per caso e restaurata in loco). Ti interroga sul catechismo (in particolare sulla genealogia di Gesù) e poi conosce esattamente le luci e l’angolazione migliore per scattare una foto in posa davanti al suo capolavoro.

Mostra permanente e ingresso gratuito.

Approfondimenti

Giovanni Paolo II: Papa dal 1978 al 2005. Nel 2011 è stato proclamato beato e nel 2014 santo (festeggiato il 22 ottobre). Primo Papa di origine polacca. Il suo pontificato fu conservatore ma attivo su più fronti. Compì ben 104 viaggi apostolici di grande esempio dal punto di vista ecumenico.

Madre Teresa di Calcutta: religiosa albanese naturalizzata indiana, della Congregazione religiosa delle Missionarie della Carità. Una delle persone più famose al mondo per il suo lavoro fra i poveri di Calcutta. Proclamata beata nel 2003 e Santa nel 2016. Dapprima fu insegnante, poi uscì dal convento e si mise al servizio dei più poveri fino a fondare, nel 1950, le Missionarie della Cartà, scegliendo come “divisa” un sari bianco a righe blu, i colori della casta indiana più povera. Nel 1979 ottenne il Premio Nobel per la pace.

Cardinale Virgilio Noè (1922-2001): studió a Pavia e a Roma fu maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, sotto Paolo VI; poi cappellano della Gendarmeria Pontificia. Dal 1991 al 2002 fu presidente della Fabbrica di San Pietro.

Papa Paolo VI (1897- 1978): eletto Papa nel 1963, beatificato nel 2014 e santificato nel 2018. Originario di Brescia, ordinato sacerdote fu diplomatico in Polonia. Fu stretto collaboratore di Pio XII e poi arcivescovo di Milano. Eletto cardinale da Giovanni XXIII e poi Papa dal conclave del 1963, come già detto. Uomo mite, riservato ma molto erudito. Fu il primo pontefice a viaggiare in aeroplano raggiungendo, nel 1964, la Terra Santa.

Benedetto XVI: Papa emerito della chiesa cattolica, in carica dal 2005 al 2013. Grande teologo di origine tedesca. Nel 1962 partecipò al Concilio Vaticano II e nel 1977 divenne cardinale e fu nominato successivamente Decano del Sacro Collegio. Il suo pontificato ha ribadito molti aspetti della tradizione (es. importanza dell’uso del latino) ed egli ha compiuto viaggi apostolici in 21 paesi.

Cardinal Angelo Sodano: cardinale ed arcivescovo. Ha operato in Ecuador, Uruguay e Cile. Poi nominato cardinale e segretario di stato.

Cardinal Tarcisio Bertone: cardinale, accademico e rettore, segretario di Stato del Papa. Originario del Piemonte diviene sacerdote ed insegnante di teologia a Roma e poi rettore della Pontificia Università Salesiana. Nel 2000, incaricato di pubblicare la terza parte del mistero di Fatima, dialoga con la veggente Lucia. Nel 2006 è nominato segretario di Stato.

Cardinal Gianfranco Ravasi: cardinale, Ni lista, teologo ed ebraista italiano. Originario della Brianza. Ordinato presbitero alterna i suoi impegni religiosi con la passione per l’archeologia e si occupa di divulgazione biblica. Nel 2010 è creato cardinale. È stato commissario generale della Santa Sede presso Expo 2015.

Giulio Andreotti (1919-2013): politico, scrittore e giornalista italiano. Politico con il maggior numero di incarichi governativi nella storia della nostra repubblica. Originario di Roma, laureato in giurisprudenza.

Giorgio Napolitano: Presidente della Repubblica italiana (2006-2015), precedentemente presidente della Camera, ministro dell’interno,deputato, europarlamentare e senatore a vita (dal 2005). Primo Presidente italiano ad essere rieletto per un secondo mandato. Originario di Napoli è laureato in giurisprudenza all’Università Federico II.

Foto mie e di SILVANA.

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 15 Trovarsi dove riposano gli organi interni dei Papi

Non scrivo da un po’. In queste settimane ho trascurato parecchio il blog e la pagina ad esso collegata. Sono state settimane molto impegnative per me dal punto di vista personale: basta dire che ho affrontato il temutissimo trasloco. Però sono riuscita anche a leggere ed a buttare giù qualche nuova idea per ripartire alla grande con viaggiatrice da grande.

Per prima cosa un post sulle “101 cose da fare a roma almeno una volta nella vita”. Quando racconto ad amici e conoscenti di questo libro e di come io le abbia fatte tutte tranne una (la chiesa di Santa Susanna è in restauro da anni), tutti mi chiedono quale sia l’esperienza che mi è piaciuta di più o la più strana. Questa fra le 101 cose è sicuramente una delle più particolari…

Chiesa Santi Vincenzo e Anastasio (Roma)

Chiesa Santi Vincenzo e Anastasio (Roma)

Se siete stati a Roma e nei suoi luoghi simbolo, allora sicuramente avrete intravisto questa chiesa, seppur distrattamente e dall’esterno.

L’edificio in questione si trova infatti esattamente difronte la più nota Fontana di Trevi.

All’interno della chiesa, dedicata ai Santi Vincenzo ed Anastasio (due santi orientali),risistemata per volontà del cardinale Mazzarino, in seguito ad autorizzazione papale, sono custoditi gli organi interni di 21 Papi , da Sisto V (1590) a Leone XIII (1903). Un vano nascosto presso l’altare maggiore cela i precordi, tali organi interni, detti bonariamente, dal popolo romano, le frattaje. Da qui l’appellativo dato all’edificio: chiesa delle frattaje o canneto, per le diciotto colonne che ne ornano la facciata datata 1646. Mazzarino vi fece inserire anche il proprio stemma ed il busto di una sua nipote, unicum nell’arte romana di ritratto laico sulla statua di una santa. Anche le due figure a seno nudo sono una novità per le chiese di Roma.

Si tranquillizzino i più suscettibili: le famose reliquie non sono visibili e quindi la visita alla chiesa, inserita nelle 101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita, ha un puro valore ideologico. Difatti l’edificio, pur avendo tanto valore per il popolo ecclesiastico, in realtà svolge la sua funzione di scrigno con discrezione, non avendo opere d’arte di rilievo che attirino i visitatori.

L’interno è stato inoltre molto rimaneggiato nel corso dei secoli in seguito al rifacimento della facciata.

Snobbare la Fontana dirimpettaia e soffermarsi su questa chiesa potrà far godere di un momento di riposo dalla ressa dei turisti che si affannano con selfie e lanci di monetine. E farà ripensare a quando la Fontana di Trevi fu costruita e tutto il Rione lì intorno fu risistemato: quanti e quali personaggi coinvolti nelle opere di edificazione e risistemazione devono essersi soffermati sul sagrato di questa chiesa?

Approfondimenti

Chi sono i personaggi nominati in questo articolo.

Mazzarino: nato in Abruzzo, crebbe a Roma, dove divenne professore di teologia. Nel 1634 fu inviato ad Avignone come vice legato pontificio, divenendo poi nunzio apostolico a Parigi. Fu il cardinale Richelieu ad introdurlo presso la corte di Luigi XIII. Nel 1639 fu ordinato cardinale e dopo un breve soggiorno a Roma tornó in Francia. Nel 1643, alla morte di Luigi XIII, data la minore età di Luigi XIV, Mazzarino assunse l’incarico di reggenza. Fu molto attento nella politica interna e spregiudicato in quella esterna. Morì nel 1661 a Vincennes.

Papa Sisto V: le sue origini in una famiglia umile delle Marche lo portarono ad entrare all’età di 9 anni nell’ordine dei frati minori conventuali. Cresciuto, giunse a Roma come predicatore ed ottenne la stima di San Filippo Nero e Sant’Ignazio di Loyola. Fu inquisitore e docente presso l’Università di Venezia e presso La Sapienza. Cardinale dal 1570, fu eletto Papa nel conclave del 1585. Il suo pontificato si inserisce nel percorso della Controriforma e dell’attuazione dei precetti del Concilio di Trento. Revisionó il collegio Cardinalizio, fece ultimare la costruzione della Cupola di San Pietro (Fontana e Giacomo della Porta); ordinó la costruzione del nuovo palazzo Lateranense. Fece restaurate la colonna Traiana e quella di Antonino e vi fece posizionate al di sopra le statue di San Piegro e San Paolo. Fece costruire un nuovo acquedotto, (acqua Felice), il primo dopo gli acquedotti d’epoca romana. Canonizzó San Diego d’ Alcalà.

Morì di malaria nel 1590 e fu sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore.

Papa Leone XIII: è ricordato come il Papa delle encicliche poiché ne scrisse ben 86. Nato in una famiglia della piccola nobiltà rurale, fu per circa 30 anni arcivescovo di Perugia. Fu eletto Papa nel 1878: il suo pontificato si inserisce in un’epoca di progressiva laicizzazione della società. Ad esempio egli si oppose fermamente alla realizzazione del monumento a Giordano Bruno in campo de’ Fiori. Nonostante ciò si aprì molto al laicato e fu particolarmente attivo dal punto di vista dell’insegnamento.

Amante del latino e di Dante, visse una vita dalle abitudini morigerate. Morì nel 1903 e fu sepolto nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 14 imparare a riconoscere i simboli dei rioni davanti alle fontanelle di Pietro Lombardi

Da quanto tempo non vi racconto uno dei capitoli di questo libro che mi ha guidata nelle mie esplorazioni cittadine?

Voi siete capaci di riconoscere i Rioni dalle fontanelle di Pietro Lombardi?

Io le ho viste quasi tutte ma non vi svelerò qual è la mia preferita.

Pietro Lombardi fu incaricato, nel ventennio fascista, di definire l’identità dei Rioni della città attraverso una serie di fontane “a tema”.

A Testaccio la fa da padrona la Fontana delle anfore per ricordare l’origine del quartiere legato a monte dei Cocci.

A Ripa invece, antico porto della città, la fontana ha una serie di insegne marinaresche mentre a Trastevere è privilegiato l’aspetto conviviale del vino, con foglie di vite e botticelle.

Vicinissime fra loro la fontana delle Tiare (subito fuori dal colonnato di San Pietro) e quella delle Palle di cannone, a due passi da Castel Sant’Angelo.

E poi la fontana dei libri, vicino Sant’Ivo alla Sapienza e la superba Pigna a Piazza Venezia.

Se invece cercate la fontana degli artisti dovere recarvi in via Margutta.

Vi ho incuriositi? Allora correte a vedere queste fontane…e ditemi quale preferite…

(Foto mia scattata nel 2014!)

I bar a Roma

Dopo qualche settimana di silenzio (tanti pensieri e tante cose da fare) eccomi qui con un nuovo libro di cui parlarvi. Me l’ha prestato il mio amico Michele quando gli ho raccontato del mio progetto legato a “101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita”. Ci ho messo un po’ ma l’ho letto tutto e mi è piaciuto.

Stefano Sgambati, l’autore, li ha provati davvero tutti questi bar. E per ognuno ha un aneddoto, un personaggio da presentare, che mostra il bar in questione, fa conoscere un prodotto specifico (es. il cremolato) o un luogo.

Stefano Sgambati ha un’ironia sottile e divertente e riesce, con la scusa del bar,a parlare della storia, del cinema, della gente, persino del traffico di Roma.

Leggendo il libro decido che si, alcuni di questi bar voglio proprio provarli, non fosse altro che per entrare in alcuni di quelli che ho sempre visto e la cui soglia non ho mai attraversato.

Mi stupisco però di avere già un’esperienza diretta di tanti locali fra quelli citati dall’autore, così come ormai, dopo quasi 5 anni di vita romana, ho aneddoti miei legati a luoghi arcinoti della città.

In realtà mi piacerebbe entrare nei bar di Sgambati per vedere quei luoghi così sapientemente descritti e incontrare quelle persone di cui lui parla e di cui ormai io sono una fan, quasi fossero i personaggi di un romanzo o di un film.

Mi piacerebbe andare da Bibli a Trastevere per bere un caffè (macchiato please) e comprare un libro. Vorrei andare alla casa del Cremolato per assaggiare il Martini fatto dal proprietario che corre a preparartelo anche se è in pensione o al bar Il Cigno, ai Parioli, che ha gli interni disegnati da Luigi Moretti (l’architetto!). Una sosta la farei anche al Palazzetto, che praticamente ha la propria cantina sotto la scala di Trinità dei Monti. Questi solo per citarne alcuni…

E il grande interrogativo “ci saranno ancora tutti? Avranno chiuso?” muore davanti a pagine che sfiorano la poesia come quella in cui l’autore parla dei bar e di Roma di notte.

Dopotutto il bar è sempre un punto di partenza. Con la mia amica Angela R., collega di un corso universitario, una volta chiacchieravamo del nostro ipotetico trasferimento a Roma per questioni sentimentali e del fatto che il bar potesse essere il trampolino di lancio per la nostra esperienza lavorativa.

Angela:-” Carmen ma tu lo sai fare il cappuccino?”

Io:-“No, ma posso sempre imparare”.

Ho imparato. Anche se non ho mai lavorato in un bar.

Almeno fino ad ora.

P.S. Grazie del prestito Mike!

I bar a Roma, Stefano Sgambati, ed. Castelvecchi

Come difendersi dai romani

Sulla scia del libro che ho tanto amato “101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita”, e che ha ispirato il mio vagabondare erratico per la città, la mia amica Silvana mi ha prestato questo libro.

Un libretto agile e leggero che con estrema ironia (già nel titolo) fa conoscere meglio Roma, i romani ed il romanesco.

Si spazia dalle strade agli automobilisti, passando per il cibo e le feste comandate, senza dimenticare i tipi romani, per lo più identificabili attraverso i quartieri di provenienza.

Il tutto corredato da simpatiche vignette.

E degli stornelli vogliamo parlarne? No, perché altrimenti vi svelo troppo.

Leggetelo e mi direte!

P.S. Appello al mio amico Michele: prima o poi finirò di leggere anche il libro che mi hai prestato tu!

(Foto mia)

Un pomeriggio alle terme di Diocleziano (Roma)

Un messaggio su whatsapp un lunedì qualsiasi d’autunno: ” A che ora stacchi domani? Mi accompagni in un giro storico-artistico per Roma?” “Ok, domani 15.30 ci vediamo a Termini”.

Vicino Termini ci sono le Terme di Diocleziano e il Museo Nazionale Romano.

Si tratta delle più grandi terme di Roma antica, volute dagli imperatori Massimiano e Diocleziano (III- IV sec. d. C.).

Sontuose e ricche di marmi, nei secoli furono utilizzate come cave a cielo aperto e smantellate per fare posto ad altre opere pubbliche.

La loro tutela si ebbe solo a partire dai primi del 1900.

All’interno, fra il 1400 e il 1500 vennero costruite la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri ed il Convento dei Certosini, del cui chiostro fu artefice Michelangelo.

Nel 1700 divennero anche sede dell’Annona papale per la raccolta di grano ed olio.

All’interno di alcune sale, fino al 20 gennaio è visitabile la mostra “Je suis l’autre“, il Primitivismo nell’arte del Novecento.

Bellissime le sale del museo dedicate alla nascita ed allo sviluppo della scrittura.

Per il resto vi lascio la sorpresa di visitare le Terme e lasciarvi stupire.

Come siamo rimasti stupiti noi.

La colonna dei viaggiatori

Blue Klein

(Foto mie)

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 13 Spaventarsi davanti al portone di casa Zuccari in via Gregoriana

Un soleggiato pomeriggio di quelli in cui ti aggiri per la città da sola. A volte mi capita, e li apprezzo molto.

13zuccari

Superata la scalinata di Piazza di Spagna e giunti su, a Trinità dei Monti, dopo aver ammirato la facciata della chiesa e il suo pallore fresco di restauro, prendete a destra, in via Gregoriana.

Al civico 30 D’annunzio aveva domiciliato andrea Sperelli, protagonista de “Il Piacere”. Oggi lo stesso civico ospita la biblioteca Hertziana. Il portone è incorniciato da un mascherone demoniaco cinquecentesco.

L’idea del suo proprietario era quella di creare una sorta di convitto per artisti ma in realtà l’edificio fu abitato da famiglie benestanti.

Non preoccupatevi comunque: ci si va per spaventarsi ma si resta solo ammirati!

(foto mia)

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 12 fare shopping in centro

Non si tratta di fare shopping a Roma in generale, anche se in qualsiasi strada dello shopping romano questa attività ha il suo “perchè” (vedi Via cola di Rienzo, via Ottaviano…). Si tratta di spendere i propri averi in via del Corso…

Nato come rettilineo di 1,5 Km per la corsa dei cavalli arabi in occasione del carnevale, oggi ospita negozi di ogni tipo lungo i marciapiedi e in alto antichi palazzi che attualmente sono sedi di musei e uffici.

Ma ricordate: mai andarci di sabato pomeriggio, è il momento in cui i romani si riversano sul corso cittadino che letteralmente straripa di gente.

(foto mia che testimonia l’avventura attività di shopping)

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 10 assistere al connubio fra arte antica e contemporanea all’Ara Pacis

All’ Ara Pacis ci sono stata un sacco di volte. una delle ultime forse fra le più belle. “L’ara com’era”, una mostra che utilizza la tecnologia della realtà aumentata.

Innalzata nel 13 a. C. per celebrare la pace con la Spagna e la Gallia, ad opera di Augusto, i suoi bassorilievi rappresentano scene allegoriche ed una processione a cui partecipa lo stesso Augusto.

Un obelisco era lo gnomone di un ameridiana e nel giorno del “compleanno” dell’imperatore proiettava la sua ombra esattamente verso il centro dell’Ara Pacis.

Già 100 anni dopo la sua costruzione, essendo sorta in un territorio alluvionale, cominciò ad essere sommersa, finchè scomparve completamente. Nel medioevo fu utilizzata come cava di marmo e nel 1500 al disopra vi fu costruito un palazzo.

Dopo la sua scoperta venne spostata dal Campo Marzio nell’attuale zona, sul Lungotevere e, prima dell’odierna teca di Meier, che dialoga con l’ambiente circostante, era protetta da una struttura creata con i vetri delle vetreria Sciarra, poi sostituita.

L’attuale sistemazioneha suscitato non poche polemiche. A me sinceramnete piace. Voi che ne pensate?

(foto mia)