Visitare i Giardini di Ninfa (Latina)

Quest’anno i Giardini di Ninfa compiono 100 anni e dopo averli a lungo puntati, finalmente è giunto il momento di organizzare la visita. Siamo a Cisterna di Latina, nel territorio fra Sermoneta e Norma.

Giardino di Ninfa: laghetto

La storia dei Giardini di Ninfa

In età medievale Ninfa era una cittadina con circa 250 abitazioni, 7 chiese e doppia cinta muraria. Il territorio, molto fertile e in posizione strategica, era conteso da numerose famiglie baronali legate al papato. Nel 1159 all’interno della Chiesa di Santa Maria Maggiore fu addirittura incoronato Papa Alessandro III che fuggiva da Roma, “braccato” da Federico Barbarossa.

Nel 1298 Pietro Caetani, nipote di Benedetto Caetani, noto come Papa Bonifacio VIII, acquistò Ninfa che, saccheggiata e distrutta nel 1381, non fu più ricostruita per motivi legati alla malaria: i Caetani si spostarono a Roma e gli abitanti abbandonarono la cittadina. Le chiese continuarono invece ad essere utilizzate anche nel XIV e XV secolo dagli abitanti dei comuni limitrofi. Anche le attività produttive restarono attive: una diga, un mulino, una ferriera e un impianto per la lavorazione dei tessuti.

Alla fine del 1800 alcuni eredi dei Caetani tornarono a Ninfa e cominciarono ad occuparsi del Giardino seguendo un indirizzo libero e spontaneo senza una geometria stabilita.

Ninfa chiesaDiga al giardino di NinfaScorcio del Giardino di Ninfa

Nel 1920 piantarono lecci, faggi, rose, restaurarono alcune rovine (es. il palazzo baronale) e bonificarono gli acquitrini. Il giardino fu aperto a circoli letterari ed artisti. Fu poi Leila, l’ultima erede, a curare il giardino come fosse un dipinto accostando colori e piante senza forzature. Nel 1972 la stessa istituìla Fondazione Caetani per tutelare la memoria della famiglia e del giardino.

Oggi la fondazione gestisce sia il giardino 8infatti le visite si prenotano attraverso il loro sito internet) sia il castello di Sermoneta (XIII secolo).

Nel 2000 il Giardino di Ninfa è stato dichiarato Monumento Naturale Regionale ed anche il fiume Ninfa è considerato una zona speciale di conservazione.

Fiore rosa al Giardino di NinfaFiume Ninfa

Il Giardino di Ninfa: caratteristiche e curiosità

8 ettari, circa 1300 piante diverse, 100 specie di uccelli e qualche scoiattolo che si nasconde (come ha raccontato uno degli operatori ad un bimbo che era in visita davanti a noi). ciliegi, meli, magnolie, betulle, iris palustri, aceri giapponesi e coreani. Ma sopratttutto i miei preferiti: l’albero della nebbia e il noce nero che ha una caratteristica particolare. Infatti quest’albero produce sotto terra una tossina che impedisce ad altre piante di crescergli intorno e per questo motivo è spesso isolato.

Noce nero giardino di Ninfa

Le chiese superstiti sono S. Maria Maggiore, S. Giovanni, S. Biagio, S. Salvatore, S. Paolo e S. Pietro fuori le mura.

Ruderi Ninfa

Il percorso di visita inizia proprio da S. Maria Maggiore in cui fu incoronato Papa Alessandro III. Nell’abside sono ancora visibili i resti di affreschi. Segue la chiesa di S. Giovanni e quindi i giochi d’acqua, fulcro del giardino.

Giochi d’acqua giardino Ninfa

Sulla medievale via del Ponte furono piantati cipressi e pini per mettere in evidenza le emergenze architettoniche.

Il Piazzale della Gloria, con la sua lavanda, introduce al Piazzale dei ciliegi. In questo spazio è possibile in parte abbandonare il sentiero (per tutta la visita è tassativo seguirlo) e dedicarsi alle foto nel prato e fra i fiori.

Fiori a Ninfa

Si prosegue quindi con il suggestivo ponte a due luci ed il pioppo inserito fra gli alberi monumentali d’Italia. Quindi si passa al ponte romano ed alla sorgente dei bambù, un luogo particolarmente instagrammabile.

Blogger e bambù a Ninfa

Oltre il giardino, sulla sponda opposta del fiume Ninfa, sono visibili i resti delle antiche “fabbriche” della città.

La visita si conclude nella piazza del municipio che i Caetani avevano riconvertito a villa di campagna. Qui si può ammirare anche la torre con i suoi 32 m di altezza.

All’uscita un fornitissimo bookshop (sapete che ne vado matta) in cui ho comprato 2 piantine (una di peperoncino viola ed una di salvia) e un segnalibro dipinto ad acquerello (ed anche questa mia passione la conoscete). Potete trovarci però anche libri, calamite e pubblicazioni per bambini.

Come organizzare la visita ai Giardini di Ninfa

I Giardini di Ninfa sono aperti solo in giorni prestabiliti da un calendario annuale. La prenotazione va fatta online e si arriva in biglietteria circa 15 minuti prima dell’orario di visita. Solitamente la visita è guidata ma a causa del Covid si procede autonomamente e, lungo il percorso, sono dislocati gli operatori che forniscono informazioni e rispondono alle domande.

Il costo del biglietto è di 15 euro, più 0,50 euro di prenotazione.

Come arrivare: con mezzi propri o con il taxi dalla stazione di latina Scalo.

Ponte giardino di NinfaViaggiatrice da grande a NinfaAmiche e travelblogger a Ninfa

(Le foto a corredo di questo articolo sono mie, di Pietro e Gilda. In visita con noi c’era anche Anto)

 

Altan. Pimpa, Cipputi e altri pensatori (MAXXI -Roma-)

Dalla mia casa ripercorro i mesi appena trascorsi e le tante mostre viste a Roma di cui non ho avuto modo di scrivere: da Canova agli Impressionisti segreti ed alla fotografa Inge Morat. Con i bimbi della mia classe siamo stati anche al MAXXI per la mostra sulla Pimpa.

Ammetto che non è stata un’esposizione che mi ha presa molto ma per gli appassionati sarà stata e sarà sicuramente un’esperienza che merita.

Tutto il percorso artistico dell’autore raccontato attraverso disegni originali, poster, illustrazioni, schizzi…

A cura di Anne Palopoli e Luca Raffaeli è realizzata in coproduzione con Fondazione Sales e Franco Cosimo Panini Editore.

Attraverso l’artista tutto è messo in discussione (un po’ come in questi giorni caratterizzati dall’emergenza COVID-19). Ciò che salva è lo sguardo incantato di Pimpa, una cagnolina che guarda l’universo e le regole del mondo con sguardo curioso e, diremmo oggi, con gli occhi a cuore.

Da vero esponente dell’arte contemporanea Altan, attraverso i suoi personaggi, afferma cose, esprime concetti che ci fanno subito dire “lo potevo fare anch’io”. Ma l’intuizione l’ha avuta lui, è sempre un passo davanti a noi, spaziando fra fumetti d’avventura e disegni per l’infanzia, passando da romanzi illustrati a vignette e sceneggiature. E così illumina il nostro pensiero sul presente e sul mondo.

La mostra è articolata in più sezioni: Altan prima di Altan (schizzi e disegni in cui l’artista è alla ricerca del suo stile); Trino e il primo Altan (la prima vignetta è su Linus nel giugno del 1973 e Trino è il suo primo personaggio); vignette (ritratti amari dei suoi noti personaggi: bambini, casalinghe, pensionati); feuilletton (fumetti lunghi, a volte comici a volte no); Altan illustratore (la parte che preferisco, motivi personali…le illustrazioni dei libri di Rodari e Piumini); Altan e il cinema (dall’esordio in Brasile fino ad un documentario sulla sua vita); Pimpa e i suoi amici (entrare fisicamente nel mondo giocoso della famosa e curiosa cagnolina).

Una mostra che catturerà gli appassionati ed una organizzazione ricca ed impeccabile dell’aspetto divulgativo e dei servizi educativi.

https://www.maxxi.art

Frida Kahlo: il caos dentro – Spazio eventi Tirso- Roma

Ottobre è mese di inizio mostre e Roma non fa eccezione. Da tempo circolavano link ed notizie su questa mostra dedicata a Frida. Da appassionata e con l’ipotesi di portarci i bimbi della mia classe in gita (lo Scorso anno scolastico ho parlato loro della pittrice e loro ne sono rimasti affascinati) decido di iniziare le mie visite proprio da questa mostra. Alcune avvisaglie del fatto che non fosse una buona esposizione mi raggiungono attraverso voci di corridoio: do’ loro il giusto peso e decido di verificare comunque di persona…

La mostra si propone come un’esperienza immersiva ma, a mio avviso, di immersivo ha ben poco. Forse potrebbero essere considerati immersivi la ricostruzione degli ambienti: l’esterno della casa Azul (la casa a Città del Messico in cui l’artista visse da bambina e poi assieme al suo grande amore, il pittore Diego Rivera); la camera da letto (anche se a Sara è sembrata la cella di Padre Pio) o lo studio dell’artista.

Anche la parte più interattiva, con i visori per la realtà aumentata, era poco curata: solo due visori di cui uno, al momento della mia visita, ta anche danneggiato.

Si tratta comunque di riproduzioni, così come riproduzioni sono i vestiti di Frida, le opere (per lo più autoritratti) in formato modligh (praticamente su schermi) e le lettere scritte o ricevute dalla pittrice messicana. Alla fine del percorso di mostra vi è un’unica opera a lei attribuita (neppure certa): “Bambina con aeroplano”.

Non posso negare la bellezza degli scatti intimi e personali che il fotografo Leo Matiz eseguì per Frida: l’artista è immortalata nella sua quotidianità (il quartiere, la casa, gli amici, l’amore).

Personalmente però non sono riuscita a cogliere il legame fra il titolo scelto per la mostra (il caos dentro) e l’esposizione stessa. L’intento era quello di mostrare come dal caos possa nascere la bellezza (“Bisogns portare in sè un caos per generare una stella danzante”-Nietzsche-) e come l’arte sia una “ferita trasformata in luce”(Georges Braque).

Purtroppo non sono uscita dalla visita arricchita, essa non ha apportato nulla di nuovo alla mia conoscenza sull’artista. E non parlo qui da storica dell’arte, poiché il mito di Frida è talmente tanto noto che i più conoscono la sua storia personale e la sua arte.

In una sezione della mostra alcuni artisti più o meno contemporanei si confrontano proprio con questo mito realizzando opere in cartapesta o dipingendo busti (in riferimento a quello che l’artista fu costretta a portare per buona parte della sua vita e che fece emergere le sue doti pittoriche).

Un’altra sezione, originale, è dedicata ai francobolli emessi da vari paesi (Messico, USA, Maldive , Togo, Niger,ecc.) in occasione delle ricorrenze legate all’artista. Frida infatti è stata la prima donna ispanica ad essere ritratta su un francobollo americano.

Ma didatticamente per me la mostra non va: l’illuminazione non è buona (in alcuni punti i pannelli sono proprio al buio); sotto le riproduzioni le didascalie sono minuscole e mancano i luoghi di collocazione degli originali (per la maggior parte in collezioni private). Forse sarebbe stata utile la presenza di un’Audi o guida che però non c’è…

Insomma, si è capito…pur amando Frida, la mostra non mi è piaciuta.

Qualcuno di voi l’ha vista? Che ne pensate?

Diego Rivera

Pittore e moralista messicano, famoso per la tematica sociale delle sue opere. Ateo e vicino al partito comunista.

Quando incontró Frida per la prima volta, lui aveva 36 anni e lei 25 ma lui fu colpito dalla fierezza di lei e dalla luce che le illuminava lo sguardo. Si sposarono nel 1929 dopo il secondo divorzio di lui. Nonostante i vari reciproci tradimenti, il divorzio ed il loro secondo matrimonio, il

Loro amore fu in grado di superare tutto.

Leo Matiz

8 mogli, 5 figli, amico di Gabriel Garcia Marquez. Ospitó nel suo studio la prima mostra di Botero e fotografó, oltre a Frida e Diego Rivera, anche altri noti personaggi come Pablo Neruda.

Sua figlia oggi segue la fondazione del padre a Bogotá e le sue foto fanno parte anche delle collezioni del MoMa di New Uork e della Tate a Londra.

Frida Kahlo

Nasce nel 1907 alla periferia di Città del Messico e vive in famiglia instaurando un bellissimo rapporto con il padre. A 6 anni si ammala di poliomielite che le deformerà uno degli arti inferiori. Nel 1922 si iscrive alla facoltà di medicina. Nel 1925 ha un bruttissimo incidente che le causa una serie di fratture e la costringe a portare a lungo un busto. È in questo periodo di convalescenza che Frida inizia a dipingere. Si iscrive al partito comunista; sposa Diego Rivera nel 1929 ma a causa dell’incidente non riesce a portare avanti le gravidanze…

La coppia vive fra tradimenti, riappacificazioni, trasferimenti in America e ritorni in Messico.

Nel 1938 Breton le organizza una mostra personale a New York e l’anno successivo le sue opere saranno apprezzate da Picasso e Kandinskij a Parigi.

Il 1953 è l’anno dell’amputazione della gamba e della personale a Città del Messico, a cui parteciperà sdraiata su un letto. Morirà l’anno seguente.

Info: spazio eventi Tirso (Roma) fino al 29 marzo

http://www.spazioeventitirso.it/frida-kahlo-il-caos-dentro/

(Le foto sono mie e di Anto)

Leonardo Da Vinci, la scienza prima della scienza -Roma, Scuderie del Quirinale-

Sara è andata in fissa per Leonardo Da Vinci dopo aver visto uno speciale in tv. Ma ciò che ama non è l’artista in generale ma proprio l’aspetto scientifico della sua personalità. Non poteva quindi assolutamente perdersi questa mostra allestita in occasione dei 500 anni dalla nascita del genio. E noi l’abbiamo accompagnata.

Mi documento: rileggo una monografia dei tempi dell’università (ormai Preistoria) e la pubblicazione che regalano con il biglietto della mostra.

La location delle scuderie del Quirinale è sempre una garanzia, non delude mai anche se si tratta, come in questo caso, di una esposizione un po’ “pesante” e che io, dall’animo più artistico, non ho particolarmente apprezzato nei suoi tecnicismi.

Curata da Claudio Giorgione e realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale della Scienza e della tecnologia Da Vinci (maggiore collezione al mondo su Leonardo) e della Biblioteca Ambrosiana (che conserva il Codice Atlantico), la mostra evidenzia le origini della rivoluzione scientifica del 1500.

Il percorso espositivo valorizza, attraverso le varie tappe storiche e geografiche (Milano, Mantova, Roma, Urbino…)dell’artista, le sue connessioni con i contemporanei (es. Leon Battista Alberti, Bramante, ecc.).

10 disegni originali, oltre 200 opere, volumi, modelli storici, manoscritti.

Tutta la mostra è volta a spiegare le innovazioni apportate dall’artista e la sua eredità culturale: l’importanza del disegno, dell’osservazione e del pensiero trasversale.

10 sezioni organizzate attorno ai 10 disegni del Codice Atlantico: le macchine per i grandi cantieri di costruzione; il disegno e la prospettiva; le macchine da guerra; la città ideale; le vie d’acqua; la produzione manifatturiera; le macchine fantastiche(ad esempio quelle per il volo); la riscoperta dell’antico; la biblioteca dell’artista e la nascita del suo mito.

Come dice Mario De Simone, presidente Ales Scuderie del Quirinale, quella di Leonardo non è la somma di più competenze ma un legame intrinseco fra arte e tecnica, fra l’artista ed il naturalista, fra l’umanista e lo scienziato. La scienza per lui è unione di teoria e pratica (come esprime nel Trattato sulla Pittura) ma la sua matematica è piuttosto incerta e frammentata. Ha un vero interesse per la fisica, le proporzioni, l’architettura. È uomo che non smette mai di imparare (anche dai pari) e come un ricercatore moderno procede per analogie ed esperimenti mentali. Per lui però la pittura è scienza poiché riproduce la realtà ma è originale (la nostra idea di scienza è invece quella di una verità assoluta, reale e sempre uguale).

E tutto ciò emerge in ogni singola opera in mostra.

Se tutto ciò vi affascina è la mostra che fa per voi.

Fino al 30 giugno.

Info: https://www.scuderiequirinale.it

(Foto mie)

Dream: l’arte incontra il sogno- Chiostro del Bramante- (Roma)

Dopo un po’ di mesi (forse quasi 3) riesco a raccontarvi di questa mostra. Ne approfitto perché qui dove sono stata in questi giorni ho avuto molto tempo…(tranquillo non mi avevano arrestata ed ora non sono evasa).

Dopo le esperienze degli anni precedenti con le mostre Love (2016) ed Enjoy (2017) il Chiostro del Bramante fa incontrare l’arte contemporanea con i sogni.

Una bella novità sono i testi dell’audioguida: non spiegazioni delle opere ma suggestioni, brani scritti da Ivan Cotroneo ed interpretati da 14 grandi attori italiani (es. Matilda De Angelis, Marco Bocci, Cristiana Capotondi, Isabella Ferrari, Alessandro Preziosi, Valeria Solarino.

L’audioguida per i bambini è invece personalizzata: un’avventura alla ricerca dei bei sogni.

Curato da Danilo Eccher (come le 2 precedenti) il percorso espositivo risulta coinvolgente e permette di esplorare “i vostri territori dell’anima”(cit.).

Grandi artisti si interrogano e si esprimono sul tema del sogno (es. Mario Mertz e Luigi Ontani): dall’apnea alla bussola; dalla natura alle ombre; dall’albero all’ago; dalla casa alla piuma; dalla pietra al sole. Sogni ed immagini…

La pioggia di Tsuyoshi Tane è subito la mia preferita.

Sognare le stelle, la caverna, il battito del cuore. Riflessioni ed interpretazioni.

Sognare le maschere, il colore, la luce.

Un invito ad entrare ed a sdraiarsi.

La spinta a non smettere di sognare ed i commenti sui post-it che si tengono e ci tengono incollati alle pareti. E ci fanno ridere e sognare.

Il catalogo è curato da Skira Editore.

Prorogata fino al 25 agosto.

Info: https://www.chiostrodelbramante.it/post_mostra/dream/

(Foto mie, di Anna e Silvana)

Muse (Trento)

Un paio di mesi fa sono tornata a Trento ed ho avuto modo di visitare, per la seconda volta, il Museo della Scienza.

In realtà sarebbe la terza volta che lo visito ma la prima volta la collezione era ancora ospitata, con una modalità di esposizione di tipo “ottocentesco”,in un palazzo in città.

Con la risistemazione del quartiere delle Albere, ad opera di Renzo Piano, il museo ha trovato posto in una bellissima struttura contemporanea.

Sei piani raccontano l’ambiente alpino toccando temi importanti come la sostenibilità ed il rispetto per l’ambiente.

Tutti i piani sono attraversati dal Big Void, una serie di animali tassidermizzati. Altri ambienti di grande interesse sono la serra tropicale e il Maxi Ooh, zona di esperienze sensoriali per bambini fra 0 e 5 anni.

A questa offerta si affiancano le grandi mostre temporanee, le attività stagionali (es. estate) e quelle per le scuole.

Uno spazio unico in cui grandi e piccini imparano divertendosi.

https://www.muse.it/it/Pagine/default.aspx

Palazzo delle Albere- Trento-

Finalmente in un pomeriggio d’aprile Romano trovo il tempo di scrivere di un sito espositivo visitato per la prima volta nel mio ultimo soggiorno Trentino. Si, sono passati circa 2 mesi, ma meglio tardi che mai…

Questo palazzo, a Trento, prende il nome dai pioppi bianchi (populismo Alba trasformato in dialetto in albere) che introducevano al palazzo cinquecentesco.

Oggi le Albere indica tutto il quartiere risistemato da Renzo Piano nel 2013 e che ospita il MUSE (di cui vi parlerò prossimamente).

Il palazzo era la residenza estiva della famiglia Madruzzo. Abbandonato alla metà del 1600 e poi restaurato nel corso del 1800: divenne stalla, civile abitazione, “caserma”…

Quattro torri angolari costeggiano la costruzione a tre piani i cui affreschi sono andati in parte perduti. Ciò che resta è attribuibile si fratelli Dossi, al Romanino e a Marcello Fogolino, secondo una modalità decorativa inaugurata già nel Castello del Buonconsiglio.

Al primo piano erano dipinte le imprese di Carlo V, la serie con le età dell’uomo, il ciclo dei mesi e lo stemma della famiglia nobiliare.

Al secondo piano: arti liberali, virtù cardinali e teologali.

Fra gli anni ’70 ed il 2011 il palazzo è stato sede della sezione d’arte contemporanea del Museo Provinciale e del MART.

Oggi è un importante centro espositivo.

Fra le ultime mostre quella che ho avuto il piacere di visitare “Cartel cubano”( di cui allego qualche foto).

Per il mio ultimo we a Trento ecco il link.

Donne. Corpo e immagine fra simbolo e rivoluzione – Galleria D’Arte Moderna -(Roma)

Domenica pomeriggio. 4 amiche. 4 donne ed una mostra che riflette sulla figura femminile nell’arte fra fine ‘800 e ‘900.

Una serie di oltre 100 opere (che a partire da marzo si arricchirà di un’opera “del mese”) fra fotografie, dipinti, sculture e filmati (soprattutto dell’Istituto Luce).

Salta subito agli occhi come, tanto siano poche e sottovalutate le donne artiste (alcuni grandi nomi sono riemersi da poco grazie alla critica), tanto la figura femminile è il soggetto maggiormente presente nell’arte, sinonimo allo stesso tempo di virtù e vizi.

Nella prima sezione è messa in evidenza l’emancipazione femminile fra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, con la nascita delle prime “dive”. La donna che si rende autonoma è però associata alle “vergini stolte”, a Medea, ad Eva e Giuditta…

Una parte della mostra è poi dedicata al tema classico del nudo femminile, fra resa realistica e incarnazione poetica.

Si passa quindi ai ritratti (la mia sezione preferita) che, attraverso gli sguardi dei protagonisti, cercano di far dialogare mondo interiore ed esteriore.

L’immagine-mostra vale di per sè tutta l’esposizione: Elisa, moglie del pittore Giacomo Balla è ritratta dall’artista mentre si volge a guardare qualcosa dietro di sè. Cosa sarà? Quest’aura di mistero e la sapiente pennellata dell’artista mi hanno tenuta per diversi minuti con gli occhi incollati alla tela. Provare per credere!

Nella sezione “mogli e madri” spiccano l’opera del mio amato conterraneo Pino Pascali ed i Nidi di Sissi. In particolare negli anni ’30 la donna è richiamata all’ordine delle sue “funzioni principali”‘e spinta allo stesso tempo ad impegnarsi socialmente.

L’influenza di Freud crea crisi ed inquietudine anche in quei ruoli a lungo standardizzati: il topos dello specchio e della lettura diventano simbolo di ricerca della propria identità.

L’ultima sezione analizza lo stretto rapporto fra arte, emancipazione e femminismo. Sono gli anni ’60 e ’70 delle locandine, dei giornali, dei collettivi femminili…

A volte l’illuminazione delle opere non è delle migliori e l’apparato didattico risulta poco fruibile ma mettendo da parte questi aspetti tecnici la mostra merita una visita.

Anche solo per verificare se è ancora vera l’affermazione delle Guetrilla Girls “le donne devono essere nude per entrare in un museo“. Voi cosa ne pensate?

P.S. Dal 21 marzo il Museo lancerà un contest in cui sarà possibile postare foto di donne del 1900 in qualsiasi contesto sociale: testimonianza della storia e del nostro presente.

Info: http://www.galleriaartemodernaroma.it/it/mostra-evento/donne-corpo-e-immagine-tra-simbolo-e-rivoluzione

(Foto di Anna e mie)

Vento, caldo, pioggia, tempesta -Istantanee di vita e ambiente nell’era dei cambiamenti climatici-(Roma)

Non si può continuare a parlare di maltempo, e non si può continuare a pensare che certe cose accadano solo dall’altra parte del mondo, molto lontano da noi.

Queste fotografie mettono in evidenza i pericoli che corrono l’Artico così come i ghiacciai italiani. E stessa cosa vale per la desertificazione in Africa e nella nostra penisola o per l’innalzamento del livello del mare in alcune isole dell’Oceano Pacifico o a Venezia.

Alcune immagini sono particolarmente significative. Una delle mie preferite: il pianista e compositore Ludovico Einaudi che suona il pianoforte su una piattaforma di ghiaccio nell’Oceano Atlantico.

Non vi svelo altro. Avete tempo fino al 10 marzo per visitarla!

(Foto mie)

Info: http://www.museodiromaintrastevere.it/it/mostra-evento/vento-caldo-pioggia-tempesta-istantanee-di-vita-e-ambiente-nell-era-dei-cambiamenti

Lisetta Carmi: la bellezza della verità

Scrivo di viaggi perché mi piace farlo, non ho mai avuto grandi pretese su questo piccolo blog. Certo ogni tanto controllo le statistiche e le visualizzazioni, ricevo commenti, e così so che qualcuno mi legge. Ma quando ieri la nipote di una mia cara amica mi ha detto “Vorrei avere la tua vita, leggo sempre il tuo blog” la mia autostima ha avuto un picco. Questo post lo dedico a lei ed alla freschezza di quei 18 anni che compirà presto.

Il museo di Roma a Trastevere dedica uno spazio alla fotografa Lisetta Carmi (fino al 3 marzo).

Una mostra che mette in evidenza la sua attività professionale, attraverso l’esposizione delle sue fotografie ma anche di libri originali e di alcune sue macchine fotografiche.

Una fotografa viaggiatrice: dall’India al Nepal, da Gerusalemme alla Sicilia.

Le sue origini sono genovesi ed a questa città sono legati due suoi lavori molto importanti: quello sul porto e quello che riguarda la comunità dei travestiti.

Ha fotografato personaggi come Lucio Fontana, Ezra Pound e Lacan e vinto importanti premi quali il premio Niepce, Marco Bastianelli e Mediterraneum.

È riuscita persino a comprare un trullo a Cisternino e fondarvi un ashram (un luogo di meditazione su modello indiano).

Un’artista che non conoscevo e da cui mi sono lasciata affascinare.

Un augurio alla giovane Nancy: cerca il bello in tutte le sue forme e lasciati rapire. Buon viaggio!

(Foto mie)

Info: http://museiincomune.it/