Il mio racconto di viaggio per il concorso di MuseoCity

Qualche giorno fa mi è arrivata la comunicazione di aver vinto un premio con il racconto di viaggio con cui ho partecipato al concorso indetto da MuseoCity.

MuseoCity è un’Associazione senza scopo di lucro che opera per la promozione e la valorizzazione del  patrimonio museale milanese con il fine di  di incrementare il coinvolgimento del pubblico e la partecipazione alla vita artistico-culturale della città, conferendo al Museo anche una dimensione di accoglienza.

Per far fronte al periodo di lockdown l’associazione ha organizzato un concorso settimanale “Capolavori e tante storie fai da te”: ogni settimana era scelta un’opera contenuta in uno dei musei di Milano e venivano associati ad essa un concorso sul disegno ed uno sul racconto. Ognuno poteva quindi presentare un’opera per categoria a settimana. Nella categoria disegni vi era una riproduzione da stampare e colorare (o riprodurre secondo la propria fantasia e con tecnica a scelta) mentre per i racconti vi era un incipit (sempre legato all’opera prescelta) e l’autore aveva il compito di continuare la storia.

Nella settimana fra il 20 ed il 26 Aprile l’opera scelta era la scultura di Francesco Messina “Bambino al mare” conservata nello Studio Museo Francesco Messina (Milano).

Ecco il mio racconto:

“Sono un bambino. Osservo il mare. Il mare sa essere calmo, tranquillo, arrabbiato,
agitato, tempestoso, spumeggiante proprio come me. E i miei stati d’animo. Alle volte mi chiedo…”

Cosa c’è dall’altra parte di questo blu così grande e profondo? Forse un bambino come me, che si fa le stesse domande.

Un giorno mi piacerebbe prendere una di quelle grandi navi che ho visto al porto e andare lontano.

Non mi sono mai allontanato dal mio paese: conosco bene il mio giardino e la strada  da casa a scuola e ogni albero del parco giochi dove incontro i miei amici.

Ma il nonno mi ha raccontato che il mondo è molto più grande. Grandissimo. Mi ha mostrato un planisfero, una specie di mappa del tesoro, come quella che ho visto nel film con i pirati assieme a papà. Il nonno mi ha detto che sul planisfero c’è tutta la terra e che è qualcosa di meraviglioso, più di tutti i giochi insieme.

Nel mondo ci sono palazzi altissimi, più alti delle nuvole, con ascensori così veloci che si arriva in cima in un attimo. Ci sono foreste e boschi dove è impossibile conoscere tuti gli alberi che li compongono e dove vivono in libertà quegli animali che mi piacciono tanto e che una volta ho visto allo zoo. Nel mondo ci sono mercati galleggianti e posti, che si chiamano musei, che raccolgono disegni di persone molto brave. E poi ci sono chiese giganti, strade lunghissime, fiumi, laghi, montagne normali e montagne di ghiaccio…

Nel mondo ci sono tanti bambini ed alcuni hanno la pelle marrone, altri bianca, altri gialla…

Un giorno mi piacerebbe prendere una di quelle grandi navi che ho visto al porto e andare lontano. Andare a trovare tutti questi bambini…

Le immagini che vedete a corredo del racconto sono state realizzate per me da Pietro Barone, un bravissimo illustratore. Belle vero?

 

#Cartolinedacasa: il progetto delle Travelblogger Italiane

Da poco più (o poco meno) di un anno faccio parte di un gruppo di donne sensazionali, le Travel Blogger Italiane. Per rispondere a questa situazione di crisi ed incertezza e per valorizzare al massimo la nostra Italia, in seno al gruppo è nato il progetto #cartolinedacasa.

Cartoline da casa roma

La challenge è aperta non solo ai blogger: nelle proprie stories Instagram si carica un selfie con in mano una cartolina, geolocalizzandosi, con l’hastag  #cartolinedacasa e il tag  @travelbloggeritaliane.

Se non si ha una cartolina  la si può creare. E questo per me è stato uno degli aspetti più divertenti.

Ovviamente, complice la scatola di pastelli acquerellabili che mi ha fatto compagnia per tutto il lockdown ed un album di carta da acquerello proprio in formato cartolina (fabriano) ho deciso che avrei dipinto io la mia compagna di selfie per questa iniziativa.

La mia idea era quella di creare una cartolina passpartout dedicata alle travel blogger italiane, che avrei utilizzato in più luoghi.

Ma il mio fidanzato, che mi sfida sempre a mettermi in gioco alla grande, mi ha consigliato di dipingere cartoline diverse per ogni luogo. E così ho fatto…

La mia prima cartolina non può arrivare che da Piazza San Pietro a Roma

Cosa aspettate a partecipare? Io ho già taggato nelle mie storie Instagram 3 amici per sfidarli…Fatelo anche voi! Le stories saranno ripostate dalle travel blogger italiane e le troverete anche nelle loro stories in evidenza.

Ecco la mia prima foto con cartolina ed il primo video “introduttivo”…Ma vi assicuro che ce ne saranno altri…ci ho preso gusto!

Vorrei andare a Fregene

Aprile…Questi, per me e le mie amiche, sarebbero stati i giorni dei primi vagabondaggi verso il mare. Da quando vivo a Roma, con l’inizio della bella stagione il fine settimana è dedicato all’esplorazione delle spiagge del litorale: da Santa Severa a Ladispoli, da Ostia a Santa Marinella.

Quest’anno per la prima tintarella devo accontentarmi del balcone di casa. Ma, ironia della sorte ( o forse un segreto sesto senso) una delle mie ultime uscite ufficiali, prima dell’ inizio della quarantena è stata proprio al mare: a Fregene.

Mare a Fregene

Non era la mia prima volta su questa spiaggia ma non è neppure fra le località marittime che frequento abitualmente, probabilmente perché i mezzi per raggiungerla non sono comodissimi ed è preferibile arrivarci in auto.

Siamo a circa 30 km da Roma, in quella che, dal 1992, è a tutti gli effetti una frazione del comune di Fiumicino (mentre prima apparteneva al comune di Roma).

Fregene è famosa, oltre che per il mare è la spiaggia, per la sua pineta, voluta nel 1666 da Papà Clemente IX per difendere i campi coltivati dai venti salmastri che provenivano dal mare, oltre che per drenare gli acquitrini della zona. La stessa pineta è oggi ritrovo per gli amanti della bicicletta e dei pic-nic, caratterizzazione che detiene da quando, dopo la seconda Guerra Mondiale, Fregene divenne luogo di villeggiatura privilegiato per i ricchi della capitale. È composta di pini e lecci e, dal 2014, è stata intitolata a Federico Fellini che, in numerosi suoi film, ha citato questo luogo.

Ma torniamo al mare…Altro aspetto caratteristico della cittadina è il villaggio dei pescatori, sorto nella zona Nord, sempre dopo il secondo conflitto mondiale, con capanni costruiti direttamente sull’arenile ad opera dei pescatori. Poi tale area fu trasformata (pare abusivamente), negli anni ‘50, con la costruzione di villette ed edifici molto vicini fra loro e dall’impianto urbanistico ed architettonico differente rispetto al resto dell’abitato.

È oggi il centro di locali e ristoranti, ed attrattiva soprattutto per i giovani, che vi rivedono quel passato nostalgico come luogo prediletto di artisti e personaggi del mondo del cinema. Come non citare in particolare due ristoranti (suggeriti da Federica e David esperti conoscitori ed amanti della località di mare): la Baia e Mastino. Quest’ultimo pare sia nato nel 1961 da un’idea di Federico Fellini che stava girando a Fregene alcune scene de “Lo sceicco bianco”.

Fra gli altri personaggi della “dolce vita” di Fregene ricordiamo anche Alberto Moravia, Ettore Scola, i fratelli Vanzina.

Negli anni ‘90 furono le discoteche ad accendere la notte del litorale mentre oggi Fregene è il regno delle partite a Beach volley e degli aperitivi sulla spiaggia. Chi non ha mai sentito parlare (soprattutto a Roma e dintorni) del famoso aperitivo al tramonto organizzato dal Beach club Singita o dal Riva?

D’estate nella cittadina di svolge anche un premio letterario omonimo, portando Fregene a dover convivere con le sue due anime: quella festaiola ed allegra d’estate e quella più dimessa e tranquilla d’inverno, con il fiore all’occhiello delle sue eccellenze gastronomiche.

A Sud di Fregene è invece possibile visitare l’oasi di Macchiagrande, una riserva ecologica che, dal 1996 fa parte della riserva naturale statale “Litorale Romano”ed è gestita dal WWF. Ospita molte specie di uccelli acquatici come il cormorano ed il germano reale; istrici, testuggini e conigli selvatici.

La storia di Fregene invece comincia con gli Etruschi: era una cittadina abbastanza famosa poiché era la sede di una salina e di un porto alla foce del fiume Arrone.

Fu poi distrutta dai Romani è dimenticata fino al 1928 quando, con la bonifica delle paludi del Maccarese, risorse come sede balneare estiva e vide poi sorgere il già citato villaggio dei pescatori e l’ampliarsi del centro abitato. Il resto della storia ve l’ho già raccontato.

FregeneMare a Fregene

(Le foto sono mie e di Pietro.)

Ringrazio Federica per le dritte e i suggerimenti senza dimenticare il consiglio più importante: se siete a Fregene, dopo cena recatevi in piazzetta per assaggiare le zoccolette. Si tratta di un dolce tipico di Roma e dintorni e consiste di pasta lievitata fritta e ricoperta di nutella. Visto che ultimamente spesso mi chiedete le ricette vi lascio il link.

Approfondimenti

WWF: È la più grande organizzazione mondiale per la difesa degli animali e la conservazione della natura. È nata nel 1961 ed oggi consta di 24 organizzazioni nazionali e 5 affiliate e agisce su 96 paesi. Esistono oltre 1300 progetti annui, dislocati nei vari uffici nazionali che sono indipendenti ma coerenti con i programmi e gli obiettivi internazionali (la sede è Gland, in Svizzera). Il WWF Italia è nato nel 1966: ha una sede centrale a Roma e circa 200 strutture territoriali che svolgono funzioni di tutela, denuncia e sensibilizzazione. Uno degli obiettivi è la sostenibilità, agendo sia sugli ambienti naturali che sui piani economici ed industriali.

Fiume Arrone: è un fiume del Lazio che scorre in provincia di Roma. È lungo circa 35 km: nasce presso il lago di Bracciano e sfocia nel marcTirreno fra Fregene e Maccarese. Ad esso sono legate le sorgenti dell’Acqua Claudia. Per la sconsideratezza umana nel costruire senza criterio, lo straripamento di questo fiume ha spesso creato ingenti danni.

Lo sceicco bianco: è un film comico del 1952 diretto da Federico Fellini e con protagonista Alberto Sordi. È la storia di due sposini che trascorrono il viaggio di nozze a Roma: lui vorrebbe far colpo su suo zio e sulla sua famiglia mentre lei spera di incontrare il protagonista del suo fotoromanzo preferito, appunto “lo sceicco bianco”. Così la sposina scappa e, raggiunta la casa di produzione, riesce a coronare il suo sogno. Ma il personaggio si dimostra un traditore seriale e tenta di sedurre la giovane. Lei non vede e torna dal marito che, nonostante le mille peripezie per non far sapere allo zio della scomparsa della moglie, la perdona.

Questo è considerato il primo vero film di Fellini poiché nel precedente lavoro “Le luci del varietà” egli aveva diviso la regia con Alberto Lattuada.

Isola Farnese e il parco regionale di Veio

C’è un posto, non lontano da Roma, che non conoscevo ed ho avuto modo di conoscere qualche settimana fa, quando la quarantena non era ancora iniziata.

In realtà si tratta di una frazione della capitale sita nell’agro Romano, lungo la via Cassia, al confine con il comune di Formello.

Cascata della Mola

Si hanno notizie di questo borgo già nel X secolo e, per il suo isolamento fra la valle della Storta e quella di San Sebastiano, sito su una sorta di altura tufacea, prese il nome di “insula”.

Di proprietà degli Orsini, fu qui che si appostarono i Lanzichenecchi per compiere poi il famoso sacco di Roma del 1527.

Nel 1567 i Farnese acquistarono il borgo dagli Orsini e solo nel 1800 la zona assumerà la denominazione attuale.

Importante dal punto di vista storico è il castello Ferraioli o Castello Farnese, edificato dagli Orsini nel XIII secolo e passato ai Farnese nel XVI secolo. Il palazzo baronale al suo interno deve la sua forma attuale al cardinale Alessandro Farnese. Passó poi ai Savoia e per eredità a Teresa Cristina, Imperatrice del Brasile (Borbone/Napoli) e successivamente venduto alla famiglia Ferraioli.

Io nel Parco di VeioFlora del Parco di Veio

Con il suo mulino dei primi del ‘900 Isola Farnese rientra nel Parco Regionale di Veio, un’area naturale protetta, sita fra la via Flaminia e la via Cassia.

Questo parco ha il suo centro propulsore nella città etrusca di Veio e interessa nove comuni: Campagnano di Roma, Castelnuovo di Porto, Formello, Magliano Romano, Morlupo, Riano, Roma e Sacrofano.

In particolare Veio fu un’importante città etrusca, sorta non lontano dalla riva destra del Tevere (IX secolo a. C.) e di cui oggi resta un importante nucleo di rovine.

Nell’VIII secolo a. C. la città entró in competizione con Roma per il controllo delle saline alla foce del fiume.

Dopo essere stata conquistata dai Romani, all’inizio del IV secolo a. C., durante il I secolo a. C. fu rifondata come colonia romana e poi Augusto la trasformó in municipio. Il suo momento di massimo splendore fu però durante l’epoca etrusca.

Stando ai dati epigrafici ed archeologici la città fu definitivamente abbandonata nel IV secolo d. C.

L’autore latino Tito Livio la definì pulcherrima (bellissima), il centro abitato era grande quanto Atene e, assieme a Cerveteri, era la più popolosa città dell’Etruria meridionale.

Da Veio pare sia partito l’uso di decorare con pitture murali le pareti delle tombe a camera, oltre ad essere sede di grandi botteghe di scultura.

Oggi è possibile ammirare il Ponte Sodo: una galleria artificiale scavata per canalizzare il percorso del fiume Cremera; i Bagno della Regina: impianti termali di epoca augustea o tiberiana; la cascata della Mola.

Sono visibili anche i resti di un ampio complesso idrotermale; il foro romano; l’acropoli (Piazza d’armi); il Santuario extraurbano di Portonaccio, dedicato alla dea Minerva e probabilmente ad Apollo ( VII secolo a. C.) da cui proviene la famosa statua fittile di Apollo di Veio custodita nel Museo Etrusco di Villa Giulia; una vasta rete di opere idriche che, sempre secondo Tito Livio, furono il modo attraverso cui i Romani di Furio Camillo riuscirono ad entrare e prendere la città dopo un assedio di circa 10 anni.

Numerose necropoli sono state individuate ed interessate da indagine archeologica fra il XIX ed il XX secolo: quattro fontanili, Monte Michele, Vaccareccia, Macchia della Comunità, Monte Campanile, Valle di Fata, la stessa Isola Farnese, Casaleccio, Oliveto Grande, Pozzuolo, Riserva del bagno, Picazzano, Quarto di Campetti, Grotta di Gramiccia, Casale del fosso.

Io ad Isola FarneseIsola Farnes

Approfondimenti

Orsini: fra le più antiche e importanti famiglie nobili d’Italia. Da questo casato provengono 3 Papi: Celestino III, Niccoló III e Benedetto XIII (a cui sono molto legata poiché sua madre era originaria di Toritto, il mio paese). La storica rivalità con la famiglia Colonna si esaurì solo con un matrimonio fra i due casati. Padroni di numerosi feudi, la famiglia Orsini ha probabilmente origine nel IV secolo d. C.

Lanzichenecchi: soldati mercenari tedeschi che combatterono fra il XIV e il XVII secolo. Famosi per la loro violenza e crudeltà. Il termine deriva dal tedesco e significa “servo rurale”; il loro armamento era costituito da una spada e una lunga picca ed erano per lo più di religione protestante.

Farnese: influente dinastia del Rinascimento italiano. Tra i suoi membri più importanti si ricordano Papa Paolo III e il Cardinale Alessandro Farnese (vedi righe seguenti). Furono grandi mecenati d’arte e fecero realizzare opere importanti come Palazzo Farnese e la Chiesa del Gesù a Roma. Di loro proprietà era anche Villa Farnesina, nella stessa città. Le origini del casato sono antichissime e risalgono al X secolo.

Cardinale Alessandro Farnese: nipote di Papa Paolo III (con lui ritratto in un famoso dipinto di Tiziano oggi esposto al museo di Capodimonte a Napoli) con cui collaboró in modo ravvicinato.

Savoia: una delle più antiche e importanti dinastie d’Europa fin dal X secolo, con origini nella zona della Borgogna francese e poi estensione dei propri interessi in Italia. Qui il casato lavoró per l’unificazione nazionale. Fino all’eliminazione della monarchia, nel 1946, fu infatti la Real casa d’Italia. Dal 1947 gli ex-re ed i loro discendenti furono destinati all’esilio dal territorio italiano ma nel 2003, dopo aver giurato fedeltà alla Costituzione, sono potuti rientrare.

Teresa Cristina imperatrice del Brasile: Teresa Cristina di Borbone- Due Sicilie fu consorte di Pietro II del Brasile, soprannominata “madre dei Brasiliani”. Curiosità: il matrimonio avvenne per procura e Pietro II fu in un certo senso ingannato da un falso ritratto della principessa che gli era stato inviato.

Etruschi: popolo dell’Italia antica vissuto fra il IX ed il I secolo a. C. Nell’area denominata Etruria e corrispondente a Toscana, Umbria, Lazio (settentrionale e centrale) e alcune parti di Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Campania. La civiltà etrusca influì enormemente sui Romani, fondendosi con essi intorno al I secolo a. C. A partire proprio dalla conquista di Veio da parte di Roma. Probabilmente la loro origine è da ricercare nel Mar Egeo, in Grecia o in Anatolia ma gli storici moderni protendono per origini autoctone.

Augusto: Ottaviano Augusto è stato il primo imperatore romano. Volle trasmettere l’idea di sè come principe della pace, attraverso un uso attento della propria immagine e favorendo gli intellettuali. Contribuì alla rinascita artistica ed economica dell’impero.

Tito Livio: storico romano autore de “Ab urbe condita”. Probabilmente di origine padovana, si trasferì a Roma per completare gli studi. Non rivestì incarichi pubblici ma si dedicò alla stesura della sua opera.

Minerva: divinità romana della guerra, della lealtà e delle virtù eroiche, conosciuta anche come protettrice degli artigiani. Le sue origini derivano dagli Etruschi che ne fusero il culto con Atena, suo corrispettivo greco.

Apollo: divinità della religione greca e romana. Dio del sole, delle arti, della musica e della poesia. I suoi simboli sono il sole e la lira. È a capo delle Muse ed è descritto come abile arciere.

Furio Camillo: politico, militare e statista romano. Passó da censore a tribuno a dittatore.

Castello di Isola FarneseIsola Farnese

Io ad Isola Farnese

Cascata di Isola Farnese

Le foto sono mie o di Pietro.

Per vistare il Parco

Marsiglia che stupisce

Giorni strani, a casa. Riflessioni sulla libertà e su quanto non sia così scontata. Il tempo per ripensare a viaggi fatti e per raccontarli sul blog. Marsiglia è uno di questi… Una città e dei dintorni che ci hanno incantate. Consigliatissima!

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Jour 1

Il posto finestrino è indubbiamente il mio preferito…qualcuno dice che sia quello riservato ai sognatori…

Di sicuro la vista delle montagne innevate o di un isolotto (per me di origine vulcanica) rinfranca dalla maleducazione degli addetti ai controlli e del barista di turno…

À Marseille le informazioni scritte non sono sempre chiare ma a questa mancanza supplisce la gentilezza degli abitanti del luogo. Senza giacca. Godere del tepore del sole stesa su una panchina in legno massello al forte saint Jean. Vista Mucem. È febbraio, devo ricordarmelo, ma la luce del Sud della Francia è così…diversa, calda, chiara, accogliente. È la Provenza.

Le panier è fin da subito la mia zona preferita, sarà che ricorda tanto Montmartre. La cattedrale la Major è detta invece pigiama per la sua decorazione a strisce. Una sosta in appartamento per “preparare le stanze” e poi l’arc de triomphe in miniatura. Prendere al volo il 60 ed ammirare 2 spettacoli meravigliosi: il primo è il Santuario di Notre Dame de la Garde con i suoi 1000 ex voto e la voce di un bimbo che recita l’Ave Maria in francese. Fuori dalla chiesa il secondo spettacolo: uno dei più bei tramonti che io abbia mai visto sul Mediterraneo…

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Jour 2

È la natura che decide: dal porto vecchio si parte per l’arcipelago del Frioul solo se il mare lo consente. Altrimenti queste due piccole isole restano lì, ad un tiro di schioppo ma irraggiungibili, chiuse. Sarà uno dei motivi per cui le isole mi affascinano così tanto. Ma non voglio ripetermi…

A chateau d’If il più illustre detenuto è stato il conte di Montecristo ma sono i colori del mare e delle rocce a catturarci. Fra lo stridore dei gabbiani ed un forte vento non resistiamo alla tentazione di immergere i piedi in quelle acque stupende. Piccoli inghippi alla stazione ma alla fine in treno raggiungiamo Aix-en-Provence, ed è subito Cezanne e la Montagna Saint- Victoire vista dal vivo (quella vera, non il dipinto).

La bouillebaisse è davvero complicata da mangiare ma i calissons non mi dispiacciono affatto.

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Jour 3

Gli attraversamenti selvaggi ed il sapone di Marsiglia, tanto sapone di Marsiglia.

Il sole della domenica mattina a passeggio sul lungomare.

Non ho parole difronte al legame profondo fra la modernità del Mucem, la storia del forte Saint- Jean ed il mare. Posso solo tacere (si so stare anche zitta) ed ammirare…

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Info pratiche:

abbiamo alloggiato allo Stay city aparthotel Centre Vieux Port: accogliente, dal design curato e moderno (tanto giallo e io l’adoro). Colazione abbondante a 9€ al giorno.

– pranzi e cene nella zona del Vieux Port: la cigale e bistro 31

-raggiungere Aix-en-Provence da Marsiglia è semplicissimo: in treno in circa 40 minuti si arriva. attenti alla stazione di Marsiglia, molto frequentata dagli zingari e i biglietti posso essere fatti solo attraverso le biglietterie automatiche

 

Foto mie o delle mie amiche di viaggio!

Tornare a Bologna

In questi giorni di stacco forzato spero di riuscire finalmente a postare alcuni articoli in sospeso, come questo relativo al mio we a Bologna.

Giorno 1
Ancora una levataccia pre-partenza, ma non fa freddo come immaginavo.La città, nei 10 minuti che impiego da casa alla metro, pare svegliarsi. Ma i vagoni della metropolitana sono pieni anche a quest’ora. Il viaggio in treno scorre rapido fra chiacchiere ed un sonnecchiare scomposto. L’orologio della stazione centrale è fermo alle 10.25 da quasi 40 anni.
La mattinata ed il pranzo sono da FICO Eataly World: tigelle e gnocco fritto la fanno da padroni. La candelora a San Petronio, le biciclette ed i portici. La Gamberini Bag finalmente mia, i cappellacci con la zucca e le sorprese. Ritrovarsi a togliere la cera dal pavimento e rinunciare al tour by night…

Giorno 2

La nebbia ed il freddo che ti penetra nelle ossa (mi direte: “Beh se viaggi a febbraio devi metterlo in conto”). Noi che percorriamo, non si sa perché, strade di periferia e ponti verso il nulla. Nelle città bisogna tornare, è proprio vero: così questa volta, alla basilica di San Luca, salgo anche sulla cupola, per ammirare i colli bolognesi con una vista a 180 gradi, anche se l’esperienza di oggi era più da “Viandante su un mare di nebbia”. Il cibo è sempre una garanzia e poi una sosta caratteristica alla Decathlon di Casalecchio di Reno. Sotto la Torre degli Asinelli Un incontro fugace ma sentito con un caro amico e dopo gustare ancora la meraviglia di Santo Stefano con una guida d’eccezione. Riaffacciarsi alla finestrella sul canale prima di riprendere il viaggio in treno.

Nello zaino la guida per il mio prossimo viaggio.

Ma… “Qualcuno ha detto JUST EAT?”(cit.)

Qui trovate il post sul mio precedente viaggio in città: Bologna 2019

Info pratiche:

  • Abbiamo soggiornato in comodissimi appartamenti “Nel sole”;
  • Pranzo a Casalecchio di Reno: Castellinaria;
  • Cena in centro città: Osteria delle Donzelle;
  • Per un pranzo o una cena più easy consigliata Dispensa Emilia;
  • Colazione senza dubbio da Impero (già provato lo scorso anno): da assaggiare i cornetti alla pesca sciroppata!

Foto mie o dei miei compagni di viaggio!

A Parigi con mia sorella

Finalmente, dopo un mese abbondante, riesco a scrivere un post riassuntivo sul mio ritorno in una delle città che più amo: Parigi. Questa volta in compagnia di mia sorella…

La tour Eiffel

Jour 0
Al numero 62 della mia lista dei 101 desideri (si, ho una lista dei 101 desideri…e più)c’è tornare a Parigi. Al numero 72 invece trova posto “fare un viaggio con mia sorella”. Mi appresto a realizzarli entrambi, col mio fido basco color panna, lo stesso che indossavo nel mio precedente viaggio à Paris.
In aereo ad un certo punto sembra il gioco dei 4 cantoni, con uno scambio di posti fra passeggeri che solo Ryanair ed i biglietti ad assegnazione casuale possono causare. La lunga traversata verso l’hotel e finalmente il mio amato montmartre. Scalare la collina e godere della vista dalla Basilica del Sacre Coeur, con un primo sguardo alla tour Eiffel.
E poi dal sacro al profano con Pigalle, il Moulin Rouge e il famoso Moulin de là Gallette. Ma che bello è tornare a parlare francese?

Jour 1

La colazione profuma di pain au chocolat e croissant.

Le temperature sono sotto lo zero e i tetti, lungo il percorso, sono coperti di brina. La mia seconda esperienza di Disneyland è ancora più bella della prima anche se gli elementi per Frozen ci sono tutti: io e mia sorella sembriamo Elsa ed Anna e fa tanto freddo che sembra davvero di essere ad Arendelle. Emozioni indescrivibili.

I mezzi sono stracolmi ma funzionano, riservando solo dei piccoli cambi di programma a fine giornata. E ricarichiamo noi stessi e i nostri strumenti elettronici chiacchierando nella hall con 2 italiani. E c’è tempo anche per una partita a tekken 3.

Jour 2

“Parigi si sveglia e si sentono già le campane di Notre Dame”, così avrebbe detto Victor Hugo della nostra prima tappa mattutina. Le campane per un po’ non si sentiranno ma la cattedrale è bella comunque e l’attivismo francese è già all’opera per la ricostruzione. A piedi raggiungiamo la Pyramide du Louvre e attraverso Les Jardins de Tuileries imbocchiamo Les Champs Elysees. Vi hanno aperto una sede distaccata delle Galerie Lafayette.

Al Trocadero mi siedo su una panchina ed ammiro là Tour Eiffel mangiando una baguette.

Poi scopro un nuovo amore: rue du Bac (con la chiesa della medaglietta miracolosa e le bon Marché)

Il tramonto è ancora a Montmartre, in lontananza i gillet jeaune (non potevamo non incontrarli).

Qui trovate il racconto del mio precedente viaggio: Parigi 2009

Info pratiche:

– dall’aeroporto di Beauvais bus navetta fino a Porte Maillot e da lì collegamenti in metro;

– per arrivare da Parigi a Disneyland Rer A dalla stazione Nation

– noi abbiamo soggiornato all’hotel The Playce by Happiculture a Montmartre consigliatissimo: ben collocato, pulito, personale disponibile ed ottima colazione.

Calabria (tirrenica) 2019

Scrivere un post a dicembre su un viaggio fatto ad agosto non è il massimo della coerenza ma proverò a giustificarmi in più modi: 1 avevo scritto piccoli diari di viaggio ogni giorno e questo è un post riassuntivo; 2 è stato un periodo impegnativo; 3 il 2019 non è ancora finito e riesco a postarlo per il rotto della cuffia; 4 ho già detto che è stato un periodo impegnativo?

Giorno 1

Io, la mia valigia e il sonno accumulato nei giorni precedenti aspettiamo fiduciosi che ci recuperino sotto casa.

Via via che le murge dorate d’agosto sfilano davanti ai miei occhi la stanchezza si trasforma in entusiasmo. Un entusiasmo ancora più accentuato quando Luigi, con generosità,mi porta a Maratea per una breve sosta. La guida sportiva (e un pit-stop con la finanza)ci conduce quindi all’arroccata Grisolia, dove gli abitanti salutano tutti cordialmente. Lo sguardo spazia dai monti alle vallate, fino al mare.

Una botola segreta è l’occasione per un piccolo trasloco e per esplorare coraggiosi il sottotetto.

A Cirella l’acqua è limpidissima e la spiaggia di piccoli ciottoli mi riporta con la mente (e col cuore)ad un’altra spiaggia, quella di Barbati a Corfù.

Il sole al tramonto si tuffa nel mare. Poi Diamante, come una pietra preziosa mi conquista con i suoi vicoli decorati da mille murales, la musica dal vivo, i peperoncini.

Stasera la luna, d’argento, si specchia nel mare e sembra un po’ più vicina.

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Giorno 2

Scopro che le spiagge calabre non degradano dolcemente verso il mare ma l’acqua è subito profonda anche a pochi metri dalla riva. È così anche a Diamante, dove il treno scandisce il tempo con i suoi orari regolari, quando passa sui binari così vicini alla sabbia. Intolleranze pomeridiane.

A Scalea recuperiamo l’ultimo componente del gruppo e fra i vicoli del centro storico illuminati dalla luce giallognola dei lampioni, scopriamo che Il nome del paese deriva dalle innumerevoli scale che lo caratterizzano. E comunque…volete una rana pescatrice?

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Giorno 3

Sulla spiaggia di Praia a Mare una lezione improvvisata di geologia e tante pietre ricevute in regalo.

Nella calura del primo pomeriggio tre ragazze (chi saranno?)camminano sicure sulla pista ciclabile. Un ciclista le supera ma non è indignato come credevamo:”siete belle, però”.

Gli orari per la gita in barca sono alquanto arbitrari.

L’isola di Dino ormai è disabitata. Il resort voluto da Agnelli, da cui l’n era stata “acquistata” , è in disuso da 23 anni.

Nella grotta azzurra il riflesso della luce sulle pareti e sul fondale danno all’acqua un colore blu intenso. Quando il “capitano” della nostra piccola imbarcazione getta in acqua un po’ di pane, migliaia di pesci vengono a galla e popolano di guizzi la porzione di mare.

Un sentiero leggermente impervio ci conduce quindi con un po’ di trekking, alla spiaggetta dell’Arco Magno dove è possibile fare 4 bracciate.

Il tramonto che già amavo qui sembra più fotogenico: mi incanta, mi ipnotizza.

Traffico sulla via del ritorno. In pizzeria il volume delle voci del tavolo accanto è troppo alto e la temperatura dell’aria condizionata è inversamente proporzionale.

A casa dj set e hairstyle.

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Giorno 4

Svegliarsi di buon’ora e uscire a fare la spesa (senza fazzoletto sulla testa) così in spiaggia si possono mangiare le ormai consuete peschenoci fresche fresche.

Con il pedalò arrivare fino all’isola di Cirella (sotto la guida della nostra “capitana”)superare un limite nuotando nel blu dipinto di blu.

Per improvvisare un aperitivo sulla spiaggia basta la mia affermazione “ragazzi vado a comprarmi le patatine”.

Poi il quotidiano set fotografico al tramonto, con i soliti scarsi risultati.

Ritrovarsi alla sagra del cinghiale di Grisolia a ballare il Pam Pam (ok gli altri hanno ballato anche la salsa) e poi quattro chiacchiere fra comari in piazzetta: “Che cucina domani signora?”

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Giorno 5

Al mattino i cani abbaiano e la gente chiacchiera sotto le nostre finestre. Le curve della strada per salire e scendere da “casa nostra” ci sono ormai così familiari che ci mancheranno.

La prima parte della mattinata è un mix fra Donna Avventura e giochi senza frontiere. Ci arrampichiamo, scavalchiamo staccionate, saliamo pendenze per arrivare ai ruderi di Cirella e capiamo che si, Indiana Jones è femmina e fa tutto ciò con la gonna e le infradito, concedendosi un tocco glamour con gli occhiali da sole ed un cappello di paglia.

Le chiacchiere, le confidenze, l’amicizia e la sicurezza che si consolidano.

I sassolini grigiastri della spiaggia coprono i piedi di un velo sottile di polvere: da una parte il mare e alle nostre spalle la montagna, lievemente coperta di foschia.

I campani sono ovunque e pare che ognuno di noi abbia un amico o un conoscente da queste parti.

I book fotografici oggi si sprecano.

Cenare in un campeggio e perdersi sulla via del ritorno. “Vuoi una goleador?”

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Info pratiche

  • Per mangiare a Grisolia: jazz pub (più che altro un bar) e ristorante Pietra d’oro
  • A Diamante siamo stati al Lido Spiaggia d’Oro e per una pausa dolce da Cuore Matto o Anima Dolce.
  • A Praia a Mare: lido Elisa e Lido Buddha Beach (decisamente figo!)
  • A Santa Maria del Cedro consigliata Pizzeria da MARY
  • Ristorante Metamare a Scalea.
  • A Cirella Lido Garden Beach

Foto mie e dei mie compagni di viaggio

Tre giorni in Costiera Amalfitana

Un silenzio forzato, perché a volte nella vita l’unica cosa che si può fare è tacere. Ma poi piano piano bisogna ricominciare. Piccoli passi possibili. Questo è il mio piccolo passo di oggi: il riassunto del mio ponte dei santi in Costiera amalfitana…

Giorno 0

Passo direttamente dal lavoro alla stazione. Una stazione che è una bolgia di partenze e ritardi. E il mio treno non fa eccezione. Nell’avere amici ovunque Salerno non fa differenza. La cattedrale ha una cripta barocca dai colori delicati. Sulla pizza i prodotti tipici: bufala e pomodorini gialli.

Il gruppo del we mi recupera e fra tornanti, semafori e un po’ di pioggia raggiungiamo Maiori/Minori con un arrivo degno di Bisio in “Benvenuti al Sud”. Accendere i termosifoni e uscire a comprare la cena (per chi non ha cenato).

Giorno 1

Tornanti, tornanti e ancora tornanti. Ma un insperato sole dona riflessi spettacolari al mare. Non ho portato gli occhiali da sole e Raf fa fronte alla mia mancanza prestandomi un paio dei suoi. Niente traffico sulla litoranea, ed anche questo è qualcosa d’inatteso. A Sorrento si chiamano tutte Carmen ed è tutto dedicato al suo più illustre cittadino: Torquato Tasso. Sappiate che qui duomo e cattedrale sono la stessa cosa anche se le indicazioni non sono concordi. La villa comunale offre una vista sul mare spettacolare e nelle orecchie riecheggiano le parole di Caruso…”davanti al golfo di Sorrento…”. Limoni e limonata sono ovunque mentre il “cecato” di Sorrento proprio non si è visto. “Hai il cuore di non tornare?” Le frasi della famosa canzone “torna a Surriento”sembrano essere rivolte a me. Marina grande profuma di frittura di pesce ed è deliziosa con le sue casette color pastello.

Sulla spiaggetta sotto la chiesa maggiore di Positano il cielo ha ormai assunto le gradazioni del violetto. Il tramonto è vicino. Una coppia di turisti orientali lascia che un fotografo locale immortali il loro amore, intanto una bimba bionda con un vestito che ricorda la coda di una sirena si diverte a lanciare ciottoli in mare.

Un sentiero coperto di bouganville e capire il senso della moda mare diffusasi da questa località negli anni ‘60. Una folta colonia di gatti, un pezzo di caprese e gli scialatelli…

Giorno 2

Uno scroscio d’acqua temporalesco ci accoglie al risveglio ma la colazione da Pasticceria Sal De Riso – Minori scaccia via nuvole e malumore.

L’antica repubblica marinara di Amalfi conquista il mio cuore all’istante, col colpo d’occhio del duomo arabeggiante che emerge svoltando l’angolo.

Poi una visita al Chiostro del Paradiso ed al museo della carta, da cui esco con un quadernino con le mie iniziali marchiate. Lo userò per prendere appunti nei prossimi viaggi. Un piatto di gnocchi alla sorrentina , le ceramiche, i parcheggi che costano una fortuna ed un fiore di ibiscus protagonista delle nostre fotografie.

Ravello è famosa per il festival della musica voluto da Cosima, la moglie di Wagner. Due ville (Cimbrone e Rufolo) e il duomo con il famoso pulpito ed il portale bronzeo di Barisano da Trani. Una sosta al supermercato per necessità e per diletto e confermare un buon senso dell’orientamento per tornare a casa attraverso strade nuove.

Giorno 3

Folate di vento fortissimo ed a tratti brevi rovesci di pioggia. Ma il mio impermeabile a pois resiste a tutto.

Vietri sul mare è senza dubbio il centro più importante della ceramica costiera, con i suoi asinelli portafortuna e la tabella di Persepoli a noi sconosciuta. È proprio vero che in viaggio si imparano un sacco di cose.

E siamo di nuovo a Salerno, dove il weekend è iniziato e da dove ognuno riprende la sua strada. Non senza aver prima provato a scattare foto particolari in movimento ed essermi sperimentata come guida in un percorso imparato solo 3 giorni fa.

La tanto temuta pioggia la incontro a Roma, nel tragitto fra la metro e casa.

Le foto sono mie o dei miei fantastici compagni di viaggio.

Informazioni utili

  • A Salerno consigliati: Pizzeria Granammare, Terra mia, Grancaffè Canasta e Caffè Mazzini.
  • A Maiori: Osteria dell’Olmo e Ristorante la Vela; BeB Santa Rita.
  • Colazione da Sal de Riso o da Gambardella a Minori.
  • A Positano: Collina Bakery.
  • Ad Amalfi: ristorante Porto Salvo

Una parte di Basilicata: fra Pietrapertosa, Castelmezzano, Policoro, Pisticci, Sasso di Castalda

Un riassunto dei miei giorni lucani della scorsa estate…

Giorno 1

Rimettermi le scarpe e rivestirmi, dopo 5 giorni di ciabatte e costume, mi fa sentire un selvaggio costretto alla civiltà.

La parola d’ordine è Orsomarsico e il ritardo ci accompagna fino a Castelmezzano. Il caldo di mezzogiorno ci guida lungo l’ardua salita che conduce al punto di lancio per il volo dell’angelo. Adrenalina allo stato puro ma sorrisi smaglianti tutto il tempo. A Pietrapertosa un giro fra i vicoli ed un pranzetto tipico: è uno dei borghi più belli d’Italia. Una finta storia d’amore con le risate conseguenti.

Se le Dolomiti lucane potessero parlare, ne avrebbero di cose da raccontare.

Saluto il primo gruppo e mi accodo alle girls.

Il nostro nuovo alloggio ha persino il gallo nell’aia (spero non canti presto domattina). La signora Antonietta, la proprietaria, è un’insegnante di storia dell’arte in pensione.

Anche Pisticci è in salita, ma la cena si fa troppo attendere.

Giorno 2

I campi di angurie a lato della strada. Ricordi di viaggi in macchina con la famiglia verso il mare.

A Policoro le meduse abbondano oggi e attaccare bottone con una signora sul bagnasciuga è alquanto semplice.

La quotidiana lunga passeggiata sotto il sole non può mancare. Questa volta la meta è il Jova Beach party. Praticamente Woodstock me lo sono sempre immaginato come qualcosa del genere.

Riuscire ad incontrare amici e parenti fra migliaia e migliaia di persone e tornare così stanca da non avere la forza di scrivere il diario del giorno…

Giorno 3

La signora Antonietta mantiene la promessa e prima di lasciare il B&B mi regala dei libri di arte.

Il vento nei capelli, le canzoni dell’estate e ovviamente Jovanotti come colonna sonora.

La Basilicata è economica.

Sasso di Castalda è davvero una piccola bomboniera incastrata sulla montagna. Scorci pittoreschi, ordine, pulizia e la fiera di S. Rocco.

Il paesaggio, visto dai 300 m di lunghezza del ponte tibetano sospeso a 102 m è mozzafiato: è Il ponte alla Luna, e percorrerlo è sicuramente adrenalinico ma ci si sente totalmente al sicuro…

Provati per voi

  • BeB Le terrazze del Casale (Pisticci): cortesia, pulizia e comodità
  • Ristorante Conte d’Aragona (Sasso di Castalda): piatti tipici e prezzi accessibili
  • Ristorante La locanda di Pietra (Pietrapertosa): ottimi primi della tradizione lucana, bella location