Otricoli A.D.168

Sulla porta dell’inferno dantesco si leggeva “Lasciate ogne speranza o voi ch’entrate”. Attraversato l’arco che introduce alla manifestazione abbandoniamo il 2019 e ci ritroviamo nel 168. Siamo ad Otricoli, in provincia di Terni, poco più di 1800 abitanti per questo borgo che una volta all’anno torna indietro nel tempo.

L’evento è legato al periodo di maggior fioritura del comune umbro, quando regnavano Marco Aurelio e Lucio Vero e venne martirizzato Vittore di Otricoli, poi riportato in terra natia dai suoi commilitoni. È questa infatti una delle maggiori aree archeologiche dell’Umbria.

La zona, già abitata in età preromana, divenne un importante porto lungo il Tevere, a segnare il confine fra Umbria e Sabina.

La manifestazione, dal 2012, fa immergere pienamente nei fasti romani poiché tutto è curato nei minimi dettagli: da cibi e bevande tipici dell’epoca a bancarelle di artigianato storico.

Persino la valuta utilizzata durante l’evento non è l’euro ma si paga in sesterzi e in aurei (un cambiavalute è ubicato proprio all’ingresso).

E poi c’è l’accampamento dei legionari, ci sono i gladiatori ed i giochi, la musica ed i balli. C’è anche un cacciatore che espone le tecniche di caccia e guida nel bosco per riconoscere le impronte ed i segnali lasciati dalle prede. Ci sono i “vigili del fuoco” antichi, i mosaicisti, il rito lungo il Tevere ed i laboratori didattici (il mio preferito quello legato al confezionamento dei profumi e la possibilità di macinare il grano con una macina a mano).

I gruppi di rievocatori arrivano da più parti d’Italia e vi assicuro che nonostante l’afa ed il caldo la manifestazione è molto consigliata. Ogni anno l’ultimo fine settimana di maggio.

Chiedete ai miei amici e vi daranno conferma.

Info: https://www.ocriculumad168.it

Per chi me l’ha chiesto aggiungo anche un breve video delle danze tipiche

 

 

(Foto mie e di questa bella gente in foto con me)

12 pensieri su “Otricoli A.D.168

  1. lisatrevaligie ha detto:

    Semplivemente stupendo. Ho fatto anni fa un giro veloce in Sabina, e ricordo che trovammo in un paesino la rappresentazione del venerdì santo curata così bene da sembrare vera. Siamo rimasti davvero stupiti. Mi chiedo perché mai siano così rare, visto che l’Italia si presta benissimo ad essere un palcoscenico a cielo aperto!!

    Piace a 1 persona

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