Una giornata di mare a Santa Severa

Avete presente il castello sulla spiaggia nel film cult per quelli che erano adolescenti circa 15 anni fa? Sto parlando di “tre metri sopra il cielo“… Beh ieri sono stata lì. Non tre metri sopra i cielo ma sulla spiaggia del famoso castello

santa severa

Santa Severa è l’unica frazione di Santa Marinella a circa 50 km da Roma. Prende il nome dalla Santa che vi fu martirizzata nel II SEC.

Nell’area, già abitata nell’età del bronzo, si sviluppò l’importante centro etrusco di Pyrgi, porto principale dell’attuale Cerveteri, citato anche da Virgilio nell’Eneide.

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I Romani vi si insediarono dal 264 d. C., costruendovi mura ciclopiche. Un piccolo borgo si sviluppò in età medievale e poi passó ai Normanni ed all’abbazia di Farfa.

Il centro balneare invece è di epoca fascista (anni ’30 circa).

I ritrovamenti archeologici di epoca etrusca (anche subacquei) sono esposti al Museo etrusco di Villa Giulia.

Di rilievo all’interno del borgo il museo del mare e della navigazione antica; la chiesa dell’Assunta con una raffigurazione di Maria fra le sante Marinella e Severa; il cortile delle Barrozze ( carri agricoli che vi stazionavano) ospita grandi otri recuperati al largo da un’antica nave affondata.

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All’interno del borgo si organizzano anche visite guidate e laboratori per le scuole e le famiglie. Per informazioni vi lascio il link.

un paio di curiosità: il castello divide l’arenile esattamente in 2 parti, una di sabbia bianca e una di sabbia scura e pare che quest’ultima sia molto amata dai naturisti. A Santa Severa èsono  inoltre attive delle scuole di surf i cui istruttori  ho visto in azione durante le mie passeggiate.

Se non ci siete mai stati ve la consiglio vivamente. E se la conoscete già concorderete con me che è sempre piacevole tornarci. Alzi la mano chi si è innamorato di questo posto!

È anche un posto molto fotogenico. Guardate che foto (scattate da me o dai mie amici).santa severa

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Federicus 2019 (Altamura)

Approfittando di questi giorni di permanenza al Sud ho potuto partecipare ad una manifestazione che adoro e da cui lo scorso anno ero stata forzatamente assente.

Il mio amore per Federico II credo di averlo già più volte dichiarato in questo blog quindi una manifestazione interamente dedicata a lui ed alla sua personalità eclettica non poteva non affascinarmi.

Per l’occasione l’intera città di Altamura si anima di medioevo: i vicoli ed i tipici claustri vengono assegnati ai 4 quarti (fazioni). 4 diverse etnie (ebrei, greci, latini e saraceni) trasformano il paesaggio urbano decorandolo in base ai propri modi di vita intorno al 1232, anno in cui, secondo le fonti, l’imperatore Svevo Federico II, il puer Apuliae, passó in città e ne ordinó la costruzione della cattedrale poiché in quel luogo il suo seguito era stato guarito dalla malaria.

L’impegno è quello di tutta la comunità: istituzioni, scuole, parrocchie, associazioni di volontariato che trasformano il centro cittadino con botteghe, mestieri, giochi ed esibizioni.

Le location sono differenti: Piazza della Repubblica è l’area dedicata ai giochi; Piazza Duomo ha ricreato una vigna ed un mulino; in Piazza Matteotti c’è il vero “palcoscenico” su cui si svolgono gli spettacoli di falconeria, su cui convergono i cortei da cui sarà acclamata la “Bianca Lancia”eletta e ci sarà la gara di scacchi giganti; nell’ex-convento di Santa Chiara è allestita una mostra d’arte è sempre grande interesse suscita il museo della tortura.

Siamo giunti all’VIII edizione di questo evento che quest’anno è dedicato a “Li agi” alla corte dell’imperatore, riprendendo la triade dantesca del XIV canto del Purgatorio: l’amore cortese, li affanni e li agi (appunto). Per una idea di medioevo non buio ma dediti ai piaceri, al lusso, agli eccessi, al divertimento.

Oltre 1000 figuranti per il corteo storico in notturna con giochi di luci e fuochi ( novità di quest’anno) sotto la direzione artistica di Alessandro Martello e le scenografie e costumi di Franco Damiano. Circa 50 gli artisti di strada (trampolieri, incantatori di serpenti, giocolieri, falconieri…) selezionati in tutta Italia dal direttore artistico.

Novità sono la prima edizione del festival di musica medievale e il corteo dei fanciulli con drappi ed arazzi da essi dipinti, con la presenza delle figure di Madama Cattedrale e Madre Natura.

Il giorno 24 aprile, con l’apertura simbolica di porta Matera si da’ inizio al medioevo altamurano, che vedrà tutti proiettare lo sguardo al passato con l’intento di riappropriarsi delle proprie origini. Provare per credere. Avete tempo fino al 28 aprile.

P.S. Un ringraziamento speciale alla mia amica Patrizia per avermi fornito fonti valide di approfondimento.

Una gita fuori porta a Potenza (e Picerno)

Luigi passa (con il mio nuovo amico Giacomo)a recuperarmi ad Altamura e poi insieme direzione Potenza per andare a trovare Michele e Maria Laura.

Il tempo non promette nulla di buono: le forti raffiche di vento sono sostituite da un cielo grigio e da una nebbia fitta via via che lasciamo la Puglia e ci inoltriamo in Basilicata. Ma abbiamo deciso che la consueta gita fuori porta di Pasquetta è stata solo rimandata dal lunedì al martedì e nulla potrà impedirci di viverla al meglio(nemmeno i tornanti e le curve della strada che ci conduce in città).

Ricongiunti gli amici, dopo un bel pranzetto a base di tipicità (in primis peperoni cruschi e fruttini) inizia la nostra esplorazione.

Numerose chiese ci fanno soffermare lungo la passeggiata. La chiesa di San Michele è in stile romanico; quella di Santa Lucia è un minuscolo gioiellino; la SS. Trinità è tristemente nota per i fatti legati alla scomparsa di Elisa Claps (che nel racconto dei nostri ciceroni ci colpisce molto).

La cattedrale invece è dedicata al patrono San Gerardo (la cui statua è posta in posizione strategica in un tempietto con vista).

Piazza Mario Pagano è chiusa sui due lati dal teatro Stabile, unico esempio di teatro lirico in Basilicata, e dal Palazzo della Prefettura tipico esempio di architettura del 1800.

L’altra piazza importante è Piazza Matteotti, su ci si affaccia il Palazzo di Città.

Senza alcun dubbio il salotto buono del centro abitato, la via dello shopping è via Pretoria. Il simbolo della città è oggi il leone rampante, una statua in bronzo che ha subito diversi spostamenti fino a raggiungere l’attuale collocazione.

Caratteristica del capoluogo lucano è però il suo sviluppo su più livelli, il che gli dà l’appellativo di “città verticale”. Per raggiungere le “altezze” cittadine ci si serve di una serie di ascensori e di una scala mobile: si tratta della scala mobile più estesa d’Europa, seconda solo a quella di Tokyo. La struttura infatti non a caso mi ha subito fatto pensare ai prodigi tecnologici di tipo nipponico…

Di Picerno purtroppo, data la scarsità di tempo, ho potuto ammirare solo un suo paesaggio in notturna e posso riportare il fatto che, per essersi distinta nella resistenza alle truppe sanfediste, nel 1799 si guadagnò l’appellativo di “leonessa di Lucania”. Ma se non avessi nominato il suo paese in questo post, la mia amica non sarebbe più stata tale. La promessa è sempre quella di tornarci.

Alcuni consigli:

-se volete mangiare bene è tipico: art restaurant ;

-se cercate un profumo e volete essere consigliati da un “profumiere” competente andate da Roberto: Di Nuzzo Profumerie

(Le foto sono mie e di Luigi)

Nôtre Dame…nôtre cathedrale

Due sere fa, per un paio d’ore sono stata fuori dal mondo. Al mio riemergere dalle viscere della piscina una decina di messaggi di amici che volevano condividere il mio, il nostro dolore: “Nôtre Dame, Parigi, faccine tristi…”.

Ammetto all’inizio di aver temuto per le persone e di aver pensato ad un attentato, che la cattedrale potesse essere stata la location e non la vittima. Poi l’amara realizzazione, le lacrime, la commozione, i ricordi che prepotentemente si fanno largo…

Ricordi di quel primo vero viaggio a Parigi, un viaggio desideratissimo. Io in posa davanti alla cattedrale, la città vista dalle sue altezze, una piccola guida, i gargoyles, l’abside vista dal bateaux mouches sulla Senna…

Un dolore d’impotenza mi attanaglia. Istintivamente mando un messaggio ad un mio amico vigile del fuoco. “Fai qualcosa” gli dico, non importa se in quel momento lui è solo un allievo e se si trova a Roma e non a Parigi. Qualcuno faccia qualcosa…

Con la guglia che cade si sgretola anche la mia idea di eternità, la nostra idea di eternità. Io ho avuto il piacere di vedere la cattedrale in tutto il suo splendore . Ma quanta gente avrà rimandato il suo viaggio dicendo ” è sempre lì, può aspettare…”? E quante altre cose diamo per scontate che siano sempre lì? Quanti viaggi? Quante cose ho rimandato?

È una notte di pensieri che si accavallano…

L’associazione con l’incendio del Teatro Petruzzelli a Bari; la consapevolezza che ricorderò tutto di questa sera come del momento in cui appresi delle Torri Gemelle; gli esami di storia dell’arte medievale ed il capitolo sul gotico.

Al risveglio quel desiderio che da tempo sento (ed esprimo) di voler tornare a Parigi è più forte che mai.

Anche la cattedrale è stata forte: al di lá delle più rosee previsioni è lì, in piedi, bruciacchiata e dolorante ma con le due torri ben visibili.

A scuola ne parliamo. Una bimba di 4 anni mi dice: “Ieri sera quando ho visto mi veniva quasi da piangere. Ma un giorno la sistemano come era prima?” Certo Giorgia, un giorno.

E davvero Nôtre Dame è Nôtre cattedrale!

(Foto mie attuali e vintage e dal web)

Palazzo delle Albere- Trento-

Finalmente in un pomeriggio d’aprile Romano trovo il tempo di scrivere di un sito espositivo visitato per la prima volta nel mio ultimo soggiorno Trentino. Si, sono passati circa 2 mesi, ma meglio tardi che mai…

Questo palazzo, a Trento, prende il nome dai pioppi bianchi (populismo Alba trasformato in dialetto in albere) che introducevano al palazzo cinquecentesco.

Oggi le Albere indica tutto il quartiere risistemato da Renzo Piano nel 2013 e che ospita il MUSE (di cui vi parlerò prossimamente).

Il palazzo era la residenza estiva della famiglia Madruzzo. Abbandonato alla metà del 1600 e poi restaurato nel corso del 1800: divenne stalla, civile abitazione, “caserma”…

Quattro torri angolari costeggiano la costruzione a tre piani i cui affreschi sono andati in parte perduti. Ciò che resta è attribuibile si fratelli Dossi, al Romanino e a Marcello Fogolino, secondo una modalità decorativa inaugurata già nel Castello del Buonconsiglio.

Al primo piano erano dipinte le imprese di Carlo V, la serie con le età dell’uomo, il ciclo dei mesi e lo stemma della famiglia nobiliare.

Al secondo piano: arti liberali, virtù cardinali e teologali.

Fra gli anni ’70 ed il 2011 il palazzo è stato sede della sezione d’arte contemporanea del Museo Provinciale e del MART.

Oggi è un importante centro espositivo.

Fra le ultime mostre quella che ho avuto il piacere di visitare “Cartel cubano”( di cui allego qualche foto).

Per il mio ultimo we a Trento ecco il link.

19 destinazioni europee da visitare nel 2019 (secondo Skyscanner)

Al primo posto non poteva che esserci la capitale della cultura 2019, Matera (di cui spero di parlarvi presto). Seguono Plovdiv in Bulgaria e Tabilisi in Georgia.

Al quarto posto troviamo Cracovia, una città che mi affascina e che da tempo monitoro per un prossimo eventuale weekend.

Poi abbiamo Lubiana (Slovenia), Grasse (Francia), Lagos (Portogallo), Dundee (Regno Unito).

Alla posizione numero 9 un’altra delle mete che ho puntato da tempo e che spero di visitare presto: Amsterdam.

Seguono Eindhover (Paesi Bassi) e Stavanger (Norvegia).

In dodicesima posizione un’altra città italiana che amo particolarmente: Genova (ancora non ve ne ho parlato ma questo è un post di promesse e vi assicuro che lo faró presto).

Al tredicesimo posto, a riconferma che sono sempre sul pezzo, la città che è stata meta del mio primo viaggio del 2019: Copenhagen e il mio amato nyhavn!

Segue altra città nel mio mirino: Francoforte ed alla posizione 15 Salonicco , puntata da me e tanti miei amici per andare a trovare un nostro amico che ci si è trasferito.

Al sedicesimo posto Bruxelles, in cui vorrei tornare, magari approfittandone per vedere anche Bruges, Gand e Anversa.

Infine Caen (Francia), Budva (Montenegro) e Modena, la terza città italiana della lista.

E voi? In quali di queste città vorreste andare o siete già stati?

Viaggiare con i 5 sensi

Per viaggiare davvero si devono usare tutti i sensi…

Vista: non basta vedere, bisogna guardare, osservare, avere uno sguardo curioso. Lasciarsi incantare e stupire dal nuovo, dalla diversità e percepire tutto ciò come un arricchimento. Quante volte mi sono affacciata alla terrazza del Pincio o sono passata davanti a San Pietro? Eppure lo stupore e la meraviglia nei miei occhi sono sempre nuovi…

Udito: sentire ed ascoltare i suoni ed i rumori, le musiche, le parole, le lingue di chi ci cammina accanto… Il caos del traffico di New York, lo sciabordio delle onde del mare a Corfù, la voce del barista sulla spiaggia di Varadero “Dime mi amor” mentre in sottofondo c’è Nek che canta (si, a Cuba).

Gusto: assaggiare, provare, sperimentare gusti e sapori nuovi che esprimono l’essenza di una città o di un popolo. Tutto ciò aiuta a comprendere ed apprezzare. Il gusto paradisiaco dei pasteis di Lisbona e il più buon curry würstel di Berlino ad Alexander Platz…

Tatto: toccare è il senso primordiale. La morbidezza dei tessuti e le asperità delle rocce…e attraverso il contatto si mette in moto l’energia. La corrente fortissima a Cayo Blanco, la pelle liscia dei delfini, il freddo della neve a contrasto con l’acqua calda delle terme di Budapest.

Olfatto: riuscite a sentire l’odore dei ricordi? La memoria olfattiva influisce sulle emozioni e si imprime in maniera indelebile, legandoci a persone, oggetti, luoghi che non dimenticheremo mai. Il profumo del pane appena sfornato a Parigi, le azalee a Siviglia e le ginestre a Ponza. Ma anche l’odore non proprio piacevole fra le vie di New York in agosto…

E voi? Quale senso utilizzare maggiormente in viaggio? A cosa sono legati i vostri ricordi?

Le ragazze di Archeoexplora

Attraverso amicizie in comune qualche mese fa ho scoperto queste 4 ragazze, la loro associazione e la loro professionalità messa al servizio dell’archeologia. Vi va di conoscerle?
Visto il successo ottenuto con Jijide vi ripropongo la formula dell’intervista. Questa volta quadrupla…
Nome e Cognome

Michaela Ciocia

Ilaria Vigliarolo

Anna Esposito

Nica Carrasso

 

Età (siete tutte giovanissime quindi potete dirla tranquillamente)

Michaela: 29 anni

Ilaria: 29 anni

Anna: 29 anni

Nica: 29 anni

 

Provenienza geografica

Michaela: Bitonto (Ba)

Ilaria: La Spezia

Anna:Bari

Nica: Cassano delle Murge (Ba)

 

Percorso di studi e specializzazione 

Michaela: laurea specialistica in Archeologia e diploma di specializzazione in Antropologia fisica;

Ilaria: laurea specialistica in archeologia e diploma di specializzazione in antropologia fisica. Mi occupo di paleonutrizione;

Anna: laurea specialistica in archeologia e diploma di specializzazione in archeologia tardo antica.

Nica: laurea specialistica in archeologia e diploma di specializzazione in archeologia della preistoria

 

Situazione sentimentale

Michaela: sposata da 3 anni con una figlia di 2

Ilaria: felicemente single

Anna: Convivente con un figlio di 7 mesi

Nica: fidanzatissima in procinto di sposarmi

 

Come vi siete incontrate?

Michaela: Ci siamo incontrate nel 2015. Era il giorno del test di ammissione alla scuola di specializzazione in beni archeologici. Alcune di noi si conoscevano già, ma abbiamo consolidato i nostri rapporti durante il percorso di studi. Siamo amiche prima che colleghe.

 

Un aggettivo per ognuna delle tue colleghe e un  aneddoto simpatico che riguarda una delle altre

Michaela: Ilaria= fresca (vitale); Anna=meticolosa; Nica= realista e stacanovista

Trascorriamo sempre piacevoli momenti insieme! Momenti di sano confronto. Siamo quattro persone diverse con personalità differenti! La chiave del nostro successo e della nostra amicizia è nella compensazione. Ci unisce affetto sincero ma soprattutto stima, fiducia e rispetto reciproco. Ci divertiamo tanto insieme. Gli aneddoti da raccontare sono molti.

Ilaria: Anna = precisa; Michaela= entusiasmante; Nica= leale

Anna: Michaela=affascinante; Ilaria= chiara; Nica= leale

Nica si sposa e noi siamo talmente felici per questo evento che abbiamo deciso di regalarle le fedi. Adoriamo sia lei che il suo ammirabile fidanzato! Tutto questo ha un valore emotivo profondo che ci unirà ancora di più, perché le fedi sono il simbolo di un sigillo! Il sigillo di un amore che si concretizza e di una amicizia che travalica ogni logica.

Nica: Michaela= travolgente; Anna= precisa; Ilaria= autentica

Nel 2015 abbiamo trascorso una bellissima serata insieme. Tante risate, una bella chiacchierata, un grande sogno nel cassetto… insieme essere il cambiamento dell’archeologia! Insieme siamo una Archeo esplosione! Quella sera una bella bottiglia di vino rosso ha fatto la differenza!

Come è nata l’idea di archeoexplora?

Michaela: L’idea è nata sin dalle prime lezioni a scuola. Lo scopo è sempre stato quello di creare una realtà nuova in cui credere ed investire. Abbiamo impiegato due lunghi anni prima di giungere ad Archeoexplora. Tante riunioni, tanti incontri per capire davvero come fare la differenza e cosa poter offrire. Archeoexplora è sinonimo di rivoluzione. Durante uno dei nostri eventi ci hanno definite archeoesplosione! Archeoexplora vuole sfatare il mito che l’archeologia oggi sia una disciplina di carattere squisitamente umanistico, ma soprattutto Archeoexplora vuole raccontare, condividere e restituire alla comunità i risultati delle varie ricerche. Archeoexplora è una realtà inclusiva, utilizza le nuove tecnologie per rendere la ricostruzione storica avvincente e coinvolgente.

 

Cosa rappresenta il vostro logo?

Michaela: Il nostro logo rappresenta l’unione delle nostre personalità: quattro spirali con un colore specifico che si intersecano ed incontrano per la realizzazione di un medesimo sogno. Parlando di simbolismo ci siamo ispirate, da brave archeologhe, al mondo archeologico. Il nostro logo è la rivisitazione di un fermatrecce dell’età del bronzo, un  preziosissimo elemento di ornamento femminile, sinonimo di forza, passione e di un certo status sociale.

 

In quale dei quattro colori originali del logo ti identifichi? Perché?

Michaela: io sono il verde, per Archeoexplora son speranza, positività e fiducia nel futuro.

Ilaria: io sono il blu, rappresento la sfera più intima e riservata di Archeoexplora. Michaela direbbe che sono un lapislazzulo pregiato a aristocratico;

Anna: io sono il rosso, rappresento l’anima passionale e guerriera di Archeoexplora;

Nica: io sono l’arancione, un colore che ricorda la terra. Amo la praticità e tutte le attività all’aria aperta. Amo il mio territorio.

 

Il vostro lavoro si svolge su più fronti ed è rivolto a diversi soggetti. Cosa offrite alle istituzioni?

Michaela: Offriamo consulenze e supporto per varie progettazioni. Aiutiamo a valorizzare il patrimonio immenso, a renderlo fruibile, ed al contempo offriamo la possibilità alle comunità di proporsi in maniera diversa, creando così nuovi indotti economici.

 

Qual è la vostra relazione con le scuole? E con l’università?

Michaela: Siamo impegnate a scuola con diverse attività. Progetti PON, percorsi di alternanza scuola lavoro, seminari. Attualmente ci rivolgiamo ai ragazzi delle scuole superiori. Lo scopo è sempre il medesimo: parlare di scienze per l’archeologia; stimolare i ragazzi verso la progettazione per una valorizzazione e fruizione innovativa del territorio. Cerchiamo di stimolare la loro sensibilità verso il patrimonio culturale e perché no accompagnarli verso una scelta consapevole del percorso universitario.

Per quanto riguarda il nostro rapporto con l’università, è un rapporto di immenso amore, nonostante le difficoltà! Siamo tutte impegnate in un gruppo di ricerca della scuola di specializzazione in beni archeologici dell’Uniba e con tanta dedizione portiamo avanti le nostre ricerche, scriviamo articoli, partecipiamo a convegni, siamo tutor per i laureandi. Insomma l’università è il nostro habitat, la nostra seconda casa.

 

La parte che mi ha spinta ad intervistarvi ( e che piacerà ai miei lettori viaggiatori) è il vostro impegno per la comunità,  in un “turismo” fuori dagli schemi, che punta alla valorizzazione. Di cosa si tratta?

Michaela: Pensiamo e realizziamo attività per il tempo libero delle persone comuni. Famiglie, gruppi di amici, bambini, ragazzi, adulti. Siamo convinte che oggi più che mai le persone abbiano bisogno di fare e sperimentare. Archeoexplora è anche sinonimo di tempo di qualità. Organizziamo passeggiate ed escursioni alla scoperta di lame, siti abbandonati, parchi archeologici, percorsi sotterranei.

Durante la prossima estate abbiamo in programma 3 serate alla scoperta del patrimonio archeologico pugliese. Il titolo di queste serate è Archeonight (non ci spingiamo oltre con i dettagli, perché in fase di definizione).

Organizziamo open day esperienziali di archeologia, antropologia e tecnologia.

Le parole che sintetizzano la vostra mission sono ESPLORIAMO, PROGETTIAMO, SPERIMENTIAMO. Definiscile.

Anna: Esploriamo significa che non ci fermiamo mai, giriamo sempre per la Puglia alla scoperta di nuovi tesori e patrimoni da raccontare.

Michaela: Progettiamo perché abbiamo una grande creatività, abbiamo deciso di metterla a disposizione delle istituzioni per creare nuove opportunità. Le comunità possono avere la possibilità di proporsi in un’ottica completamente nuova. Attraverso la nostra progettazione si creano nuovi indotti economici.

Ilaria: Sperimentiamo nuovi metodi di divulgazione.

 

Avete pensato di promuovere un nuovo hastag (che ammetto mi sta molto simpatico) #tiscavoetiracconto. Cosa volete dirci?

Michaela: Lo scopo è quello di invitare il pubblico di non addetti e soprattutto quello degli specialisti a raccontare il proprio territorio, a raccontare la propria percezione rispetto al patrimonio culturale, sia in positivo che in negativo. 

Abbiamo in realtà lanciato un altro hashtag: “Archeopostiamo”. L’invito è quello di immortalare fotograficamente o tramite video l’immenso patrimonio archeologico che ci circonda, con lo scopo di metterlo in rete e condividerlo.

 

Cosa significano per voi APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE, INNOVAZIONE, ACCESSIBILITà?

Michaela: Approccio multidisciplinare è il connubio e l’apporto delle diverse scienze che oggi può garantire una ricostruzione del passato più o meno recente, in maniera sempre più attendibile. L’archeologia non è più una disciplina autoreferenziale.

Nica: Innovazione… siamo soliti pensare all’archeologia come qualcosa di obsoleto. Errore!!! L’archeologia oggi è innovazione. Archeologia 3.0, una archeologia che si avvale delle nuove tecnologie e soprattutto dei social per raccontarsi e rinnovarsi. Realtà virtuali, video giochi a tema archeologico sono la nuova frontiera. 

Anna: Accessibilità…necessario riappropriarsi del proprio patrimonio culturale. Archeoexplora vuole renderlo accessibile a tutti attraverso un linguaggio semplice ma di contenuto. Per accessibilità intendiamo anche accessibilità fisica ai luoghi per ogni categoria. 

 

Raccontateci la vostra ultima attività: recente o prossima.

Michaela: Attualmente siamo impegnate felicemente nella realizzazione di un open day presso il centro di fabbricazione digitale del Politecnico: “ Officina del tempo. Esperienze innovative alla scoperta di un medioevo multietnico in terra di Bari”. In sostanza un open day di antropologia virtuale. 7 laboratori pensati per quanti vi parteciperanno, alla scoperta delle proprie radici e dell’immenso potenziale del patrimonio archeologico e antropologico.

 

Dove mi porterete quando ci vedremo in Puglia? Che esperienza mi farete vivere?(si, mi sono autoinvitata!)

Ilaria: Potremmo portarti alla scoperta di posti meravigliosi, non molto noti. Alla scoperta di un turismo slow e non di massa.

Nica: Iniziamo da Polignano, meta ambita per il suo centro storico e per la scogliera, ma quanti conoscono il sito archeologico di Santa Barbara che insiste sul suo territorio, e che conserva una immensa storia stratificata tutta da scoprire?

Michaela:Oppure potremmo portarti a Lesina. Attraversando una passerella lignea lunga 400 m che attraversa l’omonima laguna e che congiunge la cittadina al cosiddetto isolotto di San Clemente, potremmo ammirare i resti di un sito archeologico sommerso. Si tratta di una peschiera di età romana dove veniva prodotto il garum, una pregiata salsa di pesce. Ma la laguna racchiude tesori ben più antichi, che risalgono alla presistoria.

Anna: Oppure potremmo portarti alla scoperta della lama Balice che è la culla di tantissimi siti di età preistorica, e potremmo fare anche un viaggio alla scoperta di ere geologiche lontanissime dalla nostra, alla volta delle impronte e tracce dei dinosauri (per questo facciamo riferimento ad esperti paleontologi).

Che ne pensate? Non vi è venuta voglia di partecipare subito a tutte le loro attività? Io le esperienze che mi hanno proposto le farò tutte e ve le racconterò.

Voi intanto continuate a seguirle sui social alle pagine Instagram e Facebook Archeoexplora e sul loro sito:

https://www.archeoexplora.com