Donne. Corpo e immagine fra simbolo e rivoluzione – Galleria D’Arte Moderna -(Roma)

Domenica pomeriggio. 4 amiche. 4 donne ed una mostra che riflette sulla figura femminile nell’arte fra fine ‘800 e ‘900.

Una serie di oltre 100 opere (che a partire da marzo si arricchirà di un’opera “del mese”) fra fotografie, dipinti, sculture e filmati (soprattutto dell’Istituto Luce).

Salta subito agli occhi come, tanto siano poche e sottovalutate le donne artiste (alcuni grandi nomi sono riemersi da poco grazie alla critica), tanto la figura femminile è il soggetto maggiormente presente nell’arte, sinonimo allo stesso tempo di virtù e vizi.

Nella prima sezione è messa in evidenza l’emancipazione femminile fra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, con la nascita delle prime “dive”. La donna che si rende autonoma è però associata alle “vergini stolte”, a Medea, ad Eva e Giuditta…

Una parte della mostra è poi dedicata al tema classico del nudo femminile, fra resa realistica e incarnazione poetica.

Si passa quindi ai ritratti (la mia sezione preferita) che, attraverso gli sguardi dei protagonisti, cercano di far dialogare mondo interiore ed esteriore.

L’immagine-mostra vale di per sè tutta l’esposizione: Elisa, moglie del pittore Giacomo Balla è ritratta dall’artista mentre si volge a guardare qualcosa dietro di sè. Cosa sarà? Quest’aura di mistero e la sapiente pennellata dell’artista mi hanno tenuta per diversi minuti con gli occhi incollati alla tela. Provare per credere!

Nella sezione “mogli e madri” spiccano l’opera del mio amato conterraneo Pino Pascali ed i Nidi di Sissi. In particolare negli anni ’30 la donna è richiamata all’ordine delle sue “funzioni principali”‘e spinta allo stesso tempo ad impegnarsi socialmente.

L’influenza di Freud crea crisi ed inquietudine anche in quei ruoli a lungo standardizzati: il topos dello specchio e della lettura diventano simbolo di ricerca della propria identità.

L’ultima sezione analizza lo stretto rapporto fra arte, emancipazione e femminismo. Sono gli anni ’60 e ’70 delle locandine, dei giornali, dei collettivi femminili…

A volte l’illuminazione delle opere non è delle migliori e l’apparato didattico risulta poco fruibile ma mettendo da parte questi aspetti tecnici la mostra merita una visita.

Anche solo per verificare se è ancora vera l’affermazione delle Guetrilla Girls “le donne devono essere nude per entrare in un museo“. Voi cosa ne pensate?

P.S. Dal 21 marzo il Museo lancerà un contest in cui sarà possibile postare foto di donne del 1900 in qualsiasi contesto sociale: testimonianza della storia e del nostro presente.

Info: http://www.galleriaartemodernaroma.it/it/mostra-evento/donne-corpo-e-immagine-tra-simbolo-e-rivoluzione

(Foto di Anna e mie)

Non dirmi che hai paura

Anna mi ha regalato questo libro per il mio compleanno (circa 7 mesi fa). Fra lavoro, viaggi, altri libri in lista d’attesa e altro, non lo avevo ancora letto. Poi in una settimana l’ho divorato.

All’inizio non pensavo di scrivere una recensione sul blog perché, per quanto ne avessi letto la trama, non ne avevo colto il legame intimo con il viaggio.

In realtà il romanzo è tutto incentrato sul Viaggio.

Un viaggio pesante, impegnativo, affatto ludico e divertente ma pur sempre un viaggio.

È quel viaggio di cui ogni abitante dell’Africa ha sempre sentito parlare fin da bambino, quello dei racconti di parenti e amici che hanno attraversato il Sahara e poi il Mediterraneo per raggiungere l’Italia e L’Europa.

È un viaggio indescrivibile, terribile e misterioso.

La giovane atleta SAMIA non avrebbe mai voluto lasciare Mogadiscio e la Somalia ma ad un certo punto, nonostante la sua partecipazione alle Olimpiadi di Pechino, le condizioni di allenamento nella corsa peggiorano e si rende necessario per lei intraprendere il Viaggio. Per correre, per vivere ed inseguire i suoi sogni.

Il Viaggio con una sua rotta diversa dalle altre. Il Viaggio in cui SAMIA impara il silenzio e la preghiera. Il Viaggio in cui niente si fa prima del dovuto…

Il resto è storia. Una storia vera.

Giuseppe Catozzella, Non dirmi che hai paura, Universale Economica Feltrinelli.

La casa più grande del mondo

Uno direbbe: “Ma che ha a che fare la casa con i viaggi?” Leggete e lo scoprirete…

È la storia di una lumachina che voleva avere la casa più grande del mondo. Il suo papà allora le racconta la storia di un’altra lumachina (che chiamerò Lumachina 2) che aveva il suo stesso desiderio.

Lumachina 2, tanto disse tanto fece che ci riuscì. Mangia di qua, strizza di là, strepita un po’…la sua casa crebbe a dismisura. Le crebbero su anche una serie di cupolette e diventó coloratissima. Lumachina 2 ne andava molto fiera, ma quando fu il momento di spostarsi non potè farlo perché la casa le pesava troppo e resto lì, sola.

Lumachina 1, compresa la metafora, preferì avere la sua casina trasportabile e partì per vedere il mondo: le foglie che ondeggiavano lievi nella brezza e quelle cadute al suolo; i minerali della terra che brillavano al sole; i funghi e le felci; le pigne ed i sassi; il muschio sui tronchi degli alberi e i germogli bagnati dalla rugiada.

E questo viaggio la rese molto felice…

P.S. Avete visto che un piccolo viaggio c’era? E poi mi ha anche fatto pensare al viaggiare leggeri di “Solo bagaglio a mano“, ve lo ricordate?

N.B. Le foto che accompagnano il post sono miei tentativi di riprodurre, con i pastelli acquerellabili, le bellissime immagini del libro…Si, ultimamente mi è ripresa questa fissa di giocare con i colori…

Leo Lionni, La casa più grande del mondo, Babalibri

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Sul lungomare del mondo: Bari

Mesi fa ho chiesto alla mia amica Francesca, barese doc ed ottima fotografa amatoriale, di passarmi delle foto della città per accompagnare un post sul mio blog. Poi, complici gli impegni ed un po’ di sacro timore e reverenza nei confronti dell’argomento, ho sempre rimandato. Ma ora credo che i tempi siano maturi…

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Di Bari, della mia città (in realtà, per campanilismo sottolineo che sono di Toritto, in provincia) ho sempre adorato il lungomare, con i suoi lampioni caratteristici.

Un lungomare ampiamente ammirato ed utilizzato anche come set cinematografico e fondale per numerosi film e videoclip musicali (solo per citarne uno “L’amore è una cosa semplice” di Tiziano Ferro). Un lungomare che per me è l’espressione stessa di questa città di frontiera, crocevia fra Oriente ed Occidente, legati da quel santo, fortemente voluto dalla città e da quei marinai che nel 1087 ne traslarono il corpo da Mira, in Oriente, fino a Bari.

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Il santo in questione è San Nicola a cui è dedicata la Basilica, in stile romanico, che sorge al posto dell’antica corte del catapano bizantino, affacciata su ciò che resta delle mura cittadine, la famosa Muraglia.

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Altro polo religioso importante è la cattedrale dedicata a San Sabino ed a Maria Odegitria (Colei che mostra la via).

La Bari più verace è quella della città antica, Bari Vecchia, rivalutata da circa un ventennio, dove, fra vicoli ed archi, le signore realizzano a mano kili e kili di orecchiette ed invitano ad assaggiare una specialità, le sgagliozze (polenta fritta). Alle signore si affiancano poi locali cool e ristoranti che rendono la zona il centro della movida, dislocata fra piazza del Ferrarese e piazza Mercantile.BariBari

Ma l’autenticità del popolo barese emerge soprattutto in occasione della festa del santo patrono: il 6 dicembre, dies Natalis del santo, all’alba si celebra una messa e poi la tradizione vuole che si faccia colazione con la cioccolata calda. Fra il 7 e il 9 maggio invece si ricorda la traslazione delle ossa del santo ed il loro arrivo in città: processioni, cortei storici, musica e fuochi d’artificio muovono gli animi dei cittadini e di numerosi Pellegrini (anche di Fede ortodossa) provenienti da ogni dove.

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La città ha infatti anche una chiesa russa voluta dallo zar Nicola II.

Degni di nota i teatri cittadini: il teatro Piccinni , il teatro Margherita (recentemente riaperto ha ospitato la mostra Van Gogh experience )e il teatro Petruzzelli, fiore all’occhiello del capoluogo pugliese, restaurato dopo un gravissimo incendio. Ad essi si associa un rinomato conservatorio ed una università fra le prime in Italia.

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Una visita merita il Castello Svevo, risistemato nel 1500 da Isabella d’Aragona e Bona Sforza.

E come dimenticare il Palazzo dell’Acquedotto in stile Liberty e la Pinacoteca Provinciale?

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Il mio preferito è però il Museo Diocesano poiché conserva un oggetto poco diffuso: si tratta degli exultet, rotoli di pergamena usati durante la liturgia della veglia pasquale che prendono il nome dalla loro prima parola. La loro particolarità è che testo ed immagini correlate sono distribuite in verso opposto in modo tale che il lettore potesse leggere ed i fedeli potessero guardare le immagini. Un piccolo gioiello nel cuore della città.

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Se il vostro obiettivo invece è lo shopping via Sparano e Corso Cavour (da pronunciarsi obbligatoriamente Càvour, con accento sulla A) faranno al caso vostro.

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Ritroverete così una città dall’atmosfera cosmopolita in cui si possono ammirare tutti i colori e le sfumature del mondo.

(Foto mie e di Francesca)

Ce la posso fare

Per tutti gli orsi che non riescono a smettere di scalare. Per tutti i viaggiatori che non riescono a smettere di viaggiare.

Orso e Rana osservano la montagna. Orso vorrebbe scalarla, Rana si accontenterebbe di lanciarle addosso dei bastoncini.

Orso inizia la scalata e non si arrende nonostante la pioggia e nonostante coloro che dubitano della riuscita della sua impresa.

A volte Orso è scoraggiato e pensa che lanciare i bastoncini sarebbe stata un’idea migliore, si chiede se scalare è la cosa giusta o se deve tornare giù.

Ma poi riparte, incontra altri che sono partiti per quell’impresa come lui. E ancora Orso non si ferma. Finché trova un posto che gli piace, lo fa diventare casa ed invita Rana.

Ma poi Orso guarda la montagna che va ancora più su e pensa “Ce la posso fare. Ce la faró“.

Così nel viaggio, nella vita: “la scalata non è finita fin quando non è Orso (tu) a deciderlo“.

Ce la posso fare, Jim Benton, edizioni DeAgostini

(Foto mia)

Copenhagen in 3 giorni

Il riassunto dei miei tre giorni nella capitale danese. Infondo al post alcuni consigli su dove pernottare e dove mangiare.

Giorno 1

Zaino in spalla. Al collo la sciarpa che la mia compagna di avventure mi ha regalato pensando a questo viaggio a Copenhagen.Nella mente le informazioni della guida e i consigli di qualche caro amico. L’alba tinge con i suoi colori il decollo. Questa volta nessun buon proposito per il volo, ho troppo sonno, dormirò. L’eccitazione di arrivare in una nuova città e scoprirla con il naso all’insù è pari solo a quella che si prova prenotando un nuovo viaggio.

Un signore in alta uniforme(con tanto di spada) attraversa la strada. Subito Google viene consultato. È spiccicato al principe Henrik, marito della regina Margherita. Ma non può essere lui, è morto nel febbraio del 2018. Ci resterà sempre il dubbio sull’identità dell’uomo elegante. In che rapporti sarà con i membri della monarchia più antica d’Europa?

La vita qui si paga (cara) in corone danesi. Ma lo spettacolo del Nyhavn è gratuito. Diventa subito uno dei miei posti preferiti, dal momento in cui lo scorgo, inaspettatamente, girando l’angolo.

La passeggiata prosegue fra l’Opera, la chiesa di marmo, il palazzo reale, con tanto di cambio della guardia e proposta (accettata) di cambio camera superiore (free).

Lo shopping su Strøget Amagertorv è rimandato al pomeriggio, così come la Carlsberg è per cena. Ma i turisti sono tutti italiani?

E poi c’è lei…la sirenetta. La sua storia comincia così:

“Lontano, al largo dell’oceano dove è azzurra come il più bello dei fiordalisi e limpida come cristallo, l’acqua è profondissima…”(H.C. Andersen)

Giorno 2

Il sole sorge tardi (e tramonta presto). Mi sveglio con calma sotto il mio bel piumino danese. Il clima è folle: in alcuni momenti si muore dal freddo e in altri posso riporre cappello e guanti. La città è silenziosa: poche automobili e tante biciclette (è infatti la più ecologica d’Europa).

Il paese più a nord che ho visitato (fino ad ora) è un mix di modernità (design e architettura) e favola (un suo cittadino illustre infatti è Andersen).

Se poi hai un “amico” danese conosciuto in un ristorante a Roma ti porterà in giro fra Tivoli, Vesternbro, il Diamante Nero, il municipio…con tanto di giro in macchina nella “piazza della regina”.

Senza tralasciare Christiania, una sorta di stato nello stato, esperimento hippie degli anni ‘70, in cui la legge non entra e c’è una certa libertà di circolazione di merci solitamente poco legali (hanno anche brevettato un tipo di bicicletta).

Non rinunciamo ad una birra artigianale in un club di runners ed ad un smørrenbrød in uno dei posti in cui lo fanno meglio.

È l’Epifania domani in Danimarca? Riuscirà la befana a trovarci qui? Siamo state buone…niente carbone per noi…

Giorno 3

Colazione con vista (e poi anche pranzo).

Ditemi che in città c’è un museo ed io lo visiterò, magari raggiungendolo con una bicicletta presa a noleggio.

Allo Statens Museum for kunst i grandi nomi si sprecano (Munch, Nolde, Matisse, Tiziano, Picasso, Braque, Modigliani…)mentre in autori danesi a me sconosciuti riesco a cogliere le influenze dei più grandi artisti.

Non può mancare un momento di dissacrazione dell’arte contemporanea: ma come fai a non sorridere se l’opera rappresenta una vera e propria camera d’ospedale in 3D?

L’allestimento e la didattica però sono al top: giochi e materiale da disegno a disposizione.

Intanto un cigno cerca a fatica di crearsi un varco nel canale ghiacciato. Alcuni numeri si ripetono. E per prolungare il piacere del viaggio, in aeroporto, non resisto alla tentazione di comprare una scatola di biscotti danesi. Renderanno più dolce il ritorno…

-noi abbiamo soggiornato all’Admiral Hotel: posizione strategica a 5 minuti dal canale del Niavhn; affaccio sul porto proprio difronte all’Opera (4 stelle);

– ottimi churros sul Niahvn: Gelato Rajtissimo;

-colazione da Ermanno sconsigliata: locale carino ma colazione cara e poco assortita;

Niavhn 17 consigliatissimo per colazione, pranzo e cena;

-se volete un’ottima birra artigianale dovete andare da Mikkeller;

– gli smørrenbrød più buoni della città li trovate al mercato di Torvehallerne

(Foto mie e di Domi…avete visto che foto?)

Come difendersi dai romani

Sulla scia del libro che ho tanto amato “101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita”, e che ha ispirato il mio vagabondare erratico per la città, la mia amica Silvana mi ha prestato questo libro.

Un libretto agile e leggero che con estrema ironia (già nel titolo) fa conoscere meglio Roma, i romani ed il romanesco.

Si spazia dalle strade agli automobilisti, passando per il cibo e le feste comandate, senza dimenticare i tipi romani, per lo più identificabili attraverso i quartieri di provenienza.

Il tutto corredato da simpatiche vignette.

E degli stornelli vogliamo parlarne? No, perché altrimenti vi svelo troppo.

Leggetelo e mi direte!

P.S. Appello al mio amico Michele: prima o poi finirò di leggere anche il libro che mi hai prestato tu!

(Foto mia)

Copenhagen (giorno 3)

Giorno 3

Colazione con vista (e poi anche pranzo).

Ditemi che in città c’è un museo ed io lo visiterò, magari raggiungendolo con una bicicletta presa a noleggio.

Allo Statens Museum for kunst i grandi nomi si sprecano (Munch, Nolde, Matisse, Tiziano, Picasso, Braque, Modigliani…)mentre in autori danesi a me sconosciuti riesco a cogliere le influenze dei più grandi artisti.

Non può mancare un momento di dissacrazione dell’arte contemporanea: ma come fai a non sorridere se l’opera rappresenta una vera e propria camera d’ospedale in 3D?

L’allestimento e la didattica però sono al top: giochi e materiale da disegno a disposizione.

Intanto un cigno cerca a fatica di crearsi un varco nel canale ghiacciato. Alcuni numeri si ripetono. E per prolungare il piacere del viaggio, in aeroporto, non resisto alla tentazione di comprare una scatola di biscotti danesi. Renderanno più dolce il ritorno…

Copenhagen (giorno 2)

Giorno 2

Il sole sorge tardi (e tramonta presto). Mi sveglio con calma sotto il mio bel piumino danese. Il clima è folle: in alcuni momenti si muore dal freddo e in altri posso riporre cappello e guanti. La città è silenziosa: poche automobili e tante biciclette (è infatti la più ecologica d’Europa).

Il paese più a nord che ho visitato (fino ad ora) è un mix di modernità (design e architettura) e favola (un suo cittadino illustre infatti è Andersen).

Se poi hai un “amico” danese conosciuto in un ristorante a Roma ti porterà in giro fra Tivoli, Vesternbro, il Diamante Nero, il municipio…con tanto di giro in macchina nella “piazza della regina”.

Senza tralasciare Christiania, una sorta di stato nello stato, esperimento hippie degli anni ‘70, in cui la legge non entra e c’è una certa libertà di circolazione di merci solitamente poco legali (hanno anche brevettato un tipo di bicicletta).

Non rinunciamo ad una birra artigianale in un club di runners ed ad un smørrenbrød in uno dei posti in cui lo fanno meglio.

È l’Epifania domani in Danimarca? Riuscirà la befana a trovarci qui? Siamo state buone…niente carbone per noi…

Copenhagen (giorno 1)

Giorno 1

Zaino in spalla. Al collo la sciarpa che la mia compagna di avventure mi ha regalato pensando a questo viaggio a Copenhagen.Nella mente le informazioni della guida e i consigli di qualche caro amico. L’alba tinge con i suoi colori il decollo. Questa volta nessun buon proposito per il volo, ho troppo sonno, dormirò. L’eccitazione di arrivare in una nuova città e scoprirla con il naso all’insù è pari solo a quella che si prova prenotando un nuovo viaggio.

Un signore in alta uniforme(con tanto di spada) attraversa la strada. Subito Google viene consultato. È spiccicato al principe Henrik, marito della regina Margherita. Ma non può essere lui, è morto nel febbraio del 2018. Ci resterà sempre il dubbio sull’identità dell’uomo elegante. In che rapporti sarà con i membri della monarchia più antica d’Europa?

La vita qui si paga (cara) in corone danesi. Ma lo spettacolo del Nyhavn è gratuito. Diventa subito uno dei miei posti preferiti, dal momento in cui lo scorgo, inaspettatamente, girando l’angolo.

La passeggiata prosegue fra l’Opera, la chiesa di marmo, il palazzo reale, con tanto di cambio della guardia e proposta (accettata) di cambio camera superiore (free).

Lo shopping su Strøget Amagertorv è rimandato al pomeriggio, così come la Carlsberg è per cena. Ma i turisti sono tutti italiani?

E poi c’è lei…la sirenetta. La sua storia comincia così:

“Lontano, al largo dell’oceano dove è azzurra come il più bello dei fiordalisi e limpida come cristallo, l’acqua è profondissima…”(H.C. Andersen)