Latina: la vecchia Littoria

Si tratta di una delle città più giovani d’Italia, inaugurata nel 1932 con il nome di Littoria, per essere ribattezzata nel 1945.

All’interno del suo territorio rientrano anche alcuni borghi nati dalla bonifica delle paludi e una zona si trova nel Parco Nazionale del Circeo.

La città si sviluppa essenzialmente attorno a 2 piazze: piazza della Libertà e piazza Prefettura ed ha numerose evidenze archeologiche.

Per me però Latina è essenzialmente la mia amica Gilda, prendere il treno (40 minuti da Roma) e raggiungerla per vedere un suo spettacolo o per andare insieme al mare (il litorale è bellissimo).

Da poco Latina è legata per me anche a due new entry importanti: Francy (guai a chiamarla Francesca) e Lily.

(Foto di Anto)

Andrea Pazienza: 30 anni senza (Roma – Mattatoio)

Quando una delle tue colleghe è la cognata di un grande artista non puoi non andare a vedere la sua mostra…

Cresciuto fra l’Abruzzo e la mia Puglia (San Severo), Andrea Pazienza è il fumettista padre di Zanardi e Penthotal.

Prolifero disegnatore ma insofferente verso le scadenze relative alle consegne delle tavole.

Realizza manifesti cinematografici, videoclip, copertine di dischi, campagne pubblicitarie, poster, calendari…Nel corso della sua intensa carriera si cimenta anche con la pittura.

La mostra però si sofferma soprattutto sulla sua produzione fumettistica.

Le opere che più mi hanno colpita sono state “se avessi un figlio…” e “la storia d’Italia in una sola pagina” per la citazione di Bari come origine di tutto (campanilismo spudorato).

Per il resto ammetto di conoscerlo poco e di aver usufruito della mostra per approfondire la conoscenza.

E come ha detto Adriano Ercolani “quando pensiamo a quanta bellezza ci poteva ancora donare Andrea Pazienza, ci viene da piangere per il rimpianto. Quando pensiamo a quanta ce ne ha donata, ci viene da piangere per la gratitudine”.

Mattatoio, Roma, fino al 15 luglio

(Foto mie)

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita: 8 gustarsi il tramonto dalla terrazza di Castel Sant’Angelo

A lungo sono stata arrabbiata con questo posto perché in passato, in questo posto, mi ero arrabbiata tanto. Poi ho fatto pace con il posto e con me. D’altronde non sono tipa da tenere il muso io!

In origine fu il mausoleo dell’imperatore Adriano. Poi divenne parte delle mura Aureliane e nel 590 l’arcangelo che oggi ne è il simbolo, si libró dalla sua vetta rimettendo la spada nel fodero, segno che la peste era ormai sconfitta.

Il castello è direttamente collegato al Vaticano tramite il Passetto (visitabile in orari e giorni definiti).

Una volta in alto lo sguardo si perde: dal Tevere ai ponti; dal Passetto a San Pietro; dai giardini alle varie cupole della città.

E poi non resta altro da fare che aspettare il tramonto…

Barcellona: una bella storia da raccontare

L’unica città straniera in cui sono stata 2 volte (almeno per il momento). Il secondo viaggio in città è una delle storie più belle che ho da raccontare.

La vicenda in breve è la seguente: un’amica erroneamente prenota dei posti letto in più e coinvolge Maria Laura che ovviamente coinvolge me. Peccato che mancassero 3 giorni alla partenza e trovare biglietti a prezzi accessibili era praticamente un’impresa. In nostro aiuto accorre la mia amicizia con un assistente di volo che riesce a recuperarci dei biglietti open con cui poter volare in caso di volo non al completo. Tranquilli, se ve la racconto è perché fra 1000 peripezie siamo riuscite ad andare e tornare…

Buona parte delle bellezze della città le avevo già viste in una mia precedente e fugace visita quindi la seconda volta ho approfondito.

Sagrada Familia: il tempio di Gaudì, con mosaici in ceramica policroma e sculture ispirate alla natura. L’artista visse sul posto per 14 anni ed alla sua morte fu sepolto nella cripta.

Casa Batló: capolavoro del modernismo di Gaudì (variante spagnola dell’Art Nouveau). La visita all’interno vale l’intero viaggio.

Casa Milà: anche detta la Pedrera. Altra opera di Gaudì. Il mio amico Michele si ostinava a fotografare la casa accanto…

Las Ramblas: il viale alberato simbolo della vitalità della città; fra Plaza de Catalunya e il Porto Vecchio con il suo bel monumento dedicato a Colombo.

La Bouqueria: il mercato per eccellenza. Sulla piazza antistante il mosaico di Miró ed un drago art decó, antica insegna di un negozio di ombrelli.

La Barceloneta: il villaggio dei pescatoti di Barcellona, non lontano il porto vecchio con l’acquario.

Come sempre ho lasciato in sospeso cose da vedere…per lasciare aperte nuove possibilità…

(Foto mie)

Valencia…vale!

Per puro caso l’ho visitata qualche anno fa a marzo, nel mese in cui si svolge una delle feste più importanti: las Fallas.

Durante queste celebrazioni vengono bruciate per strada delle sculture di carta pesta a sfondo satirico.

La visita in città può essere suddivisa esattamente in 2: da una parte l’avveniristica città della scienza e dall’altra il centro antico.

La città delle arti e delle scienze è costituita da 5 edifici, 4 dei quali disegnati da Calatrava: il palazzo delle arti, l’Hemisferic, il Museo delle Scienze e l’Umbracle.

L’oceanografico è invece opera di Felix Candela.

Nel centro antico meritano una visita la cattedrale con il campanile Miguelete, la Lonja (costruita per la borsa merci) e il Mercado Central.

E non dimenticate di farvi una passeggiata sui 2 km di spiaggia della Malvarrosa.

(Foto mie e di Francesco)

Controvento

Ci sono quei libri belli, ma talmente belli, che li leggi, li divori in pochissimi giorni. Questo è uno di quelli. Un libro che ho desiderato leggere da subito e che è arrivato materialmente per caso, come un segno, nella mia vita (ma ancor più, in realtà, nella vita della mia amica Sara).

Ho l’abitudine di sottolineare a matita le frasi che mi colpiscono nei libri che leggo. Questo è sicuramente il libro che ho più sottolineato fra quelli letti nella mia vita (e vi assicuro che sono davvero tanti). Se avessi potuto lo avrei sottolineato tutto.

Ogni capitolo è dedicato ad un diverso tipo di viaggio (nel tempo, di crescita, di guarigione, oltreoceano, ecc.) di un personaggio famoso.

Alcuni personaggi (soprattutto della musica, argomento in cui risulto abbastanza deficitaria) non li conoscevo.

Ma allo stesso tempo ho adorato i capitoli dedicati a grandi dell’arte come Van Gogh, Frida Kalo, Chagall, Gauguin.

Ho amato in particolare alcune riflessioni, tipo quella sul tempo (che però non vi svelerò).

Ma ciò che ho amato di più è stato viaggiare con questi personaggi: dalla Russia al Sud America, passando per l’Oriente. E poi Lisbona…tanta Lisbona (hai capito Caterina?).

Ho viaggiato con loro su navi, treni, aerei…

E come il personaggio dell’ultimo capitolo anche io torno (da questa lettura) tenendo ciò che realmente conta per me: “la scrittura e l’amore“.

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita – 7 Salire in cima alla cupola di San Pietro

Luglio, un caldo allucinante e noi 3 girls bardate con i foulard s per coprire le spalle scoperte.

La scalata è una vera e propria “espiazione”, ma la vista, dopo l’ascesa, merita davvero tanto sforzo.

Salite con calma, godetevi il percorso tanto quanto vi godrete il paesaggio una volta arrivati in cima.

Provate a rintracciare con lo sguardo e riconoscere i vari monumenti.

E come dice Ilaria Beltramme, solo allora capirete il senso di quella doppia P c’è i romani hanno assegnato alla cupola definendola CUPPOLONE.