Arezzo: monumenti, cibo e scarpe

Parlare della Toscana in un post di qualche giorno fa ha scatenato in me la vena nostalgica ed ha fatto riemergere i ricordi di una giornata particolarissima trascorsa ad Arezzo.

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Piazza Grande

Novembre 2014, un sabato mattina. Ero a Roma da pochi mesi ed i miei amici, i primi amici romani, quelli che mi hanno subito accolta e fatta sentire a casa ed in famiglia, mi invitano ad andare ad Arezzo per una gita fuoriporta. Essenzialmente per andare a comprare le scarpe. Si le scarpe, ad Arezzo.

All’inizio la cosa mi risultava strana, poi sono finita nel tempio della pelletteria ed ho capito. La compagnia variegata di acquirenti partita da Roma con più macchine (noi ragazzi, un paio di mamme, una zia e qualche papà)si è scatenata nella fabbrica Bruni con annesso punto vendita. Il sogno di ogni amante delle scarpe: calzature ovunque, di ogni forma e colore, a prezzi di fabbrica e realizzabili anche su misura. Troppo stordita da tutto ciò per comprare, ne ho provate alcune, ma non ero preparata e quindi sono l’unica ad essere uscita senza acquisti con la consapevolezza che la prossima volta sarò pronta!

La gita continua in giro per la città ammirandone le meraviglie storiche, architettoniche ed artistiche.

Scopro (o riscopro) che è una città di origine etrusca (per il mio amore per gli etruschi vi consiglio il post  su Villa Giulia) e che da qui proviene la famosa Chimera conservata a Firenze. Diventata poi presidio romano e quindi città di confine fra i territori Goti e Longobardi (io li adoro!). Nel XIII secolo la città divenne molto importante dal punto di vista politico e culturale con artisti del calibro di Margaritone D’Arezzo (ok, forse lui lo conoscono solo gli addetti ai lavori), Cimabue, Pietro Lorenzetti. Al XVI secolo risalgono poi le due logge medicee opera della mano di Vasari.

800px-Chimera_di_Arezzo

la Chimera

Durante la passeggiata visitiamo il Duomo, la Chiesa di San Domenico in cui è esposto il crocifisso ligneo di Cimabue, la Basilica di San Francesco con l’affresco della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca. E soprattutto l’affascinante Piazza Grande su cui si affacciano le Logge Medicee.

Il pranzo è tipicamente toscano in una piccola osteria. E il vino anche.

(Le fotografie sono mie, tranne quella della Chimera)

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