La luce di Lisbona

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Febbraio 2017: a lungo ho inseguito questo viaggio perché mi ero innamorata della città dalle fotografie e dai racconti di una mia amica che ha vissuto lì per qualche mese.  Poi finalmente sono riuscita ad organizzarlo  vivendolo con mio cugino (si sempre lui, quello famoso) e due miei amici.

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La Torre di Belem

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Dia 0
L’affabilità e la cordialità portoghesi di cui ho letto e mi è stato raccontato le percepisco già in aereo. Basta lo strillare di un bimbo che non tollera l’imposizione della cintura di sicurezza e l’aereomobile si mobilita per calmarlo: mamme portoghesi (ma anche italiane)fanno a gara fra caramelle, plastilina e canzoncine. Mi appisolo. Al mio risveglio le mie due vicine, fra loro sconosciute, stanno studiando insieme delle lezioni di inglese e di lì a poco una delle due offre a me,ed a tutti i vicini, dei Gentilini, souvenir del recente soggiorno romano. Intanto una bimbetta, liberatasi di scarpe e calzini, se ne sta con i piedini al vento.
Il primo assaggio a Lisbona è proprio culinario: un pastel de Nata mentre aspettiamo un amico in aeroporto. E poi nel tempo di una passeggiata Pessoa, gli elevadores, il bacalhau…ed è subito amore.

Dia 1
Non avevo mai visto l’Oceano. Il nostro è stato un incontro tempestoso e incontro-non incontro. Tempestoso come lo sono gli incontri che preludono la nascita di grandi amori. Incontro-non incontro perché qui non sai dove finisce il Tago e dove inizia l’Oceano, dove le acque della foce del fiume si fondono con quelle salate dell’Atlantico. Lisbona e gli incontri: il Willy Wonka della fabbrica delle sardine, il fado, la ginjnha, gli azulejos, i pasteis e ancora i pasteis, il vinho verde, i sali-scendi, i miradouros, un ristorante al piano superiore particolare, la poltrona per i massaggi,Rosa. Perché l’amicizia è una cosa bellissima ed è bellissimo avere un amico in ogni posto del mondo. Anche se un amico spesso lo perdi per strada(letteralmente), gira per la nostra casa fighissima col telecomando del condizionatore in mano e chiede alla cameriera se il pane è “all you can eat”.

Dia 2
Ho imparato ad amare la cannella. Non dico che è la mia preferita ma ora il suo profumo è per me il profumo di Lisbona. Basterà sentirla nell’aria per tornarci, un po’ come il sapore delle madeleines per Proust. Annuserò un po’ di cannella e per magia sarò al miradouro de Sainta Luzia(il mio preferito), nella luce meravigliosa che pervade la città, con la gente che ti offre informazioni, collane di ambra o occhio di tigre, sostanze lecite e non. Un altro po’ di cannella e tornerò tra i vicoli di Alfama, sull’electrico 28, in una taberna o nell’atrio di un ristorante morisco dove risuonano le note di Apamola.
Tornerò a vincere la medaglia d’oro nella gara di mangiatori di pasteis (8 in 48 ore), a bere la super bock, o a parlare dei vari improbabili business dei miei compagni di viaggio. E se il volo del ritorno concitato mi riporta alla quotidianità resta sempre Pura Poesia…e la certezza che se dovesse andarmi male posso sempre trasferirmi a Lisbona e guidare un tuk tuk.

Epilogo: Saudade

(Fotografie mie e dei miei compagni di viaggio)

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